Sfalcio erba Sardegna

Lo sfalcio dell’erba si può effettuare raccogliendo tutta l’erba di risulta ed eliminandola (un composter può essere ottimo per questo tipo di rifiuti verdi), oppure lasciando l’erba sul prato; nessuno dei due metodi è migliore dell’altro, ma dipende da come e quando tagli l’erba, e da quanta ne produci. In genere, i tosaerba in commercio, sono dotati di un capiente sacco, in cui si raccoglie l’erba tagliata, che viene poi portata alla discarica comunale o nel composter di casa; in entrambi i casi, l’erba diverrà composter, ovvero un ottimo prodotto fertilizzante. Nel caso in cui l’erba non venga raccolta, si effettua il cosiddetto mulching, ovvero si lascia l’erba sul prato, in modo che rilasci l’umidità che contiene, e si decomponga, lasciando anche i Sali minerali.
Nel primo caso, non importa quante volte all’anno effettuiamo il taglio dell’erba, non importa se abbiamo un prato a foglie sottili o un prato a foglie tonde (dichondra o trifoglio), non importa se decidiamo di tosare il prato molto basso o se invece decidiamo di lasciarlo alto; il metodo “tradizionale” di tosatura dell’erba, che comporta la rimozione della stessa va sempre bene, funziona sempre nella stessa maniera, e non presenta alcuna problematica.
Invece il mulching ha migliori effetti in alcuni casi particolari, e non è indicato in altri; questo perché, se l’erba tagliata è molto lunga, e il nostro tosaerba produce dei piccoli mucchietti, l’erba tenderà a decomporsi lentamente, rimanendo sul prato a lungo, soprattutto poi in caso di pioggia nei giorni successivi al taglio dell’erba; capita in questi casi che i mucchietti di erba vadano in putrefazione, causando cattivo odore e spesso anche l’ingiallimento dell’erba sottostante. Il mulching infatti si pratica molto sui tappeti erbosi che vengono tagliati spesso, dove l’erba di risulta è corta, oppure dove viene tagliata con appositi tosaerba che la sminuzzano, e la spargono bene su tutto il tappeto erboso, e non ammonticchiata; ovviamente, il taglio dell’erba in questi casi deve venire praticato in giornate no piovose, e non dovrebbe piovere neppure nei giorni successivi al taglio e al conseguente spargimento dell’erba sul prato. Oltre a questo, il mulching sembra non avere successo sui tappeti erbosi a foglia tondeggiante

Fonte: giardinaggio.it

Giardinaggio e Piantumazione Sassari

Nella coltivazione delle piante, il trapianto è un’operazione colturale che consiste nel trasferire le piante da un luogo di crescita ad un altro. Il trapianto si compone di tre fasi: asportazione della pianta, trasporto e ripiantamento.

Il trapianto viene utilizzato in orticoltura, in arboricoltura e nel giardinaggio. Le piante possono essere trapiantate a radice nuda o con il “pane di terra”, cioè con le radici ricoperte da una zolla di terreno; quest’ultima modalità viene preferita per piante più delicate e con ridotte capacità di rigenerare le radici danneggiate.

In orticoltura, rispetto alla semina diretta il trapianto presenta alcuni vantaggi, che consistono nel risparmio di semi, nella possibilità di anticipare l’epoca di alcune colture, nel migliore sfruttamento del terreno, nei minori rischi di fallanze. Le piantine vengono seminate in semenzaio e trapiantate quando hanno raggiunto un certo sviluppo. Nei piccoli orti l’operazione viene effettuata a mano; le piante vengono prelevate con l’aiuto di un attrezzo detto trapiantatoio e messe a dimora (cioè trasferite) nel terreno, dove sono stati praticati dei fori per accoglierle. Nelle grandi superfici il trapianto viene eseguito con apposite macchine dette trapiantatrici.

In arboricoltura le piante vengono prelevate dal semenzaio e trapiantate in stazioni intermedie del vivaio (piantonaio, nestaio); quando hanno raggiunto le dimensioni volute vengono messe a dimora nel terreno, dopo avere scavato una fossa di dimensioni adeguate ed avere eseguito la concimazione.

Una forma di trapianto praticata nel giardinaggio è il rinvaso, che consiste nel trasferire una pianta da un vaso ad un altro più grande.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Trapianto_(botanica)

Raccolta rottami ferrosi e metallici Sassari

Coronavirus: il “riciclo” fa fronte comune

Assofermet, Unirima e Assorimap chiedono modifiche al decreto governativo e nuove misure per il settore

Una lettera, dettagliata, inviata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa ed a quello dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, è l’iniziativa comune presa da tre associazioni di categoria che rappresentano le imprese la cui mission è quella del recupero e del riciclo – Assofermet (Associazione delle imprese del commercio, della distribuzione e della prelavorazione di prodotti siderurgici, dei commercianti in metalli non ferrosi, dei commercianti in rottami ferrosi e delle imprese di distribuzione della ferramenta), Unirima(Unione nazionale imprese recupero e riciclo maceri) e Assorimap (Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche) – nella quale, dopo aver ricordato che «il comparto conta circa 45.000 addetti, senza l’indotto, operanti in circa 4.000 stabilimenti/impianti su tutto il territorio nazionale», si avanzano precise richieste.

Nel testo si ricorda che «la gravissima emergenza epidemiologica in atto, destinata purtroppo a prolungarsi per numerose altre settimane, sta impattando ulteriormente sull’attività delle nostre imprese per il necessario adeguamento alle nuove disposizioni, per il notevole incremento dei costi legati alla logistica, creando quindi ulteriori problemi alla nostra preziosa filiera, che non può comunque assolutamente fermarsi, in particolare, nemmeno in questo periodo di emergenza».

Quello che Assofermet, Unirima e Assorimap chiedono è «il prolungamento, per legge, di almeno due anni dalla loro scadenza, di tutte le tipologie di autorizzazioni esistenti attualmente in essere nell’accezione più ampia del termine, di cui sono in possesso gli impianti di messa in riserva e trattamento di rifiuti recuperabili; l’introduzione di una deroga, provvisoria, alle tempistiche di registrazione dei formulari di identificazione dei rifiuti nei registri di carico e scarico, così come delle altre operazioni di cui è prevista la registrazione da parte degli impianti di cui sopra (con almeno un raddoppio di quella attuale), il cui termine dovrebbe aver luogo con la cessazione dell’emergenza in atto e la completa ripresa dell’attività lavorativa del personale addetto presso gli impianti; la previsione di una deroga alla scadenza della dichiarazione E-PRTR (rinviandola di almeno 5 mesi)». Ma non solo.

Perché le tre associazioni ritengono «opportuna l’inclusione (oltre a quelli già inseriti del decreto del governo; ndr), anche dei codici ATECO 46.77.20 “Commercio all’ingrosso di altri materiali di recupero non metallici (vetro, carta, cartoni eccetera); sottoprodotti non metallici della lavorazione industriale (cascami)”; 46.77.10 “Commercio all’ingrosso di rottami e sottoprodotti della lavorazione industriale metallici”. I predetti settori, includono e rappresentano, infatti, anche il commercio dei materiali (Mps o “End of Waste”) prodotti dagli impianti di recupero/riciclo di rifiuti, materiali destinati ai settori industriali finali a valle dei nostri, posizionati a monte degli stessi, che completano e terminano le nostre filiere».

Assofermet, Unirima e Assorimap scrivono poi di ritenere che «oltre ai principi generali e agli interventi normativi dettati dall’urgenza, si debba passare a provvedimenti atti a creare le condizioni operative strutturali e permanenti che permettano la concreta attuazione dei principi dell’economia circolare volti a promuovere i cosiddetti acquisti verdi (Green Public Procurement), introducendo: apposite quote per l’inclusione, come obbligo, di materiale riciclato nei nuovi prodotti; norme di fiscalità ambientale, con misure premianti per consumi “sostenibili”, favorendo così l’impiego di MPS e “Eow” per i benefici apportati all’ambiente rispetto al consumo di materie prime vergini; indicatori di performance ambientali, gestionali ed economici per misurare benefici e rendimenti, con la possibile introduzione di meccanismi premiali (risparmio di energia rispetto all’estrazione di materie prime e riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra)».

La lettera si conclude con un suggerimento: «La creazione di una “cabina di regia” tra gli organi di governo e le associazioni nazionali di categoria per muoverci decisamente e con forza in tale direzione, senza attendere oltre».

Fonte: https://www.siderweb.com/articoli/top/705886-coronavirus-il-riciclo-fa-fronte-comune

Trasporto e smaltimento rifiuti Sassari

La Melis & C. service è al servizio di tutti per salvaguardare l’ambiente che ci circonda. La società dispone di mezzi e personale qualificato per risolvere qualsiasi tipo di problema.

In particolare operiamo nei seguenti campi:

– Trasporto e smaltimento rifiuti
– Sgomberi e demolizioni
– Ritiro carta e cartone
– Ritiro rottami, materiali ferrosi e metallici 
– Trasporto materiali c/terzi
– Sgombero cantine

Disponiamo delle seguenti certificazioni:

– Iscrizione Albo Nazionale Gestori Ambientali CA 03167 
– Iscrizione Albo Autotrasportatori C/Terzi – SS 9253711 
– Iscrizione sistri web_ss_332383

Per qualsiasi tipo di smaltimento/lavorazione non esitate a contattarci al numero 079 2679111, un nostro consulente è a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.

 

Manutenzione del verde – Parco Nazionale dell’Asinara

Il Parco nazionale dell’Asinara è un parco nazionale italiano della Sardegna. Amministrativamente appartiene al comune di Porto Torres.

In precedenza noto come carcere dell’Asinara, fu istituito con decreto il 28 novembre 1997. L’intero territorio del Parco nazionale è rappresentato dall’isola dell’Asinara.

Storia

I decreti istitutivi del Parco nazionale, dell’Ente parco e dell’Area marina protetta Isola dell’Asinara sono stati emanati nel 2002. La storia del Parco ha però inizio nel 1967, con un convegno tenutosi a Porto Torres e riguardante la possibilità della restituzione dell’isola al comune stesso. All’epoca il carcere era ancora in attività. Nel 1984 fu organizzato, sempre a Porto Torres, un convegno internazionale sui parchi durante il quale si meditò sulla possibilità di istituire un parco naturale sull’isola. Alcuni rappresentanti politici, nel 1988 proposero un disegno di legge nel quale si prevedeva il trasferimento dell’isola dal demanio dello Stato alla Regione Sardegna.

Nel 1994, con l’approvazione della legge sui parchi (la n. 394/91) viene creato il Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu, e Isola dell’Asinara e, nel 1992 viene firmata l’intesa Stato-Regione che formalizza la creazione del parco. Il decreto di perimetrazione provvisoria dell’area del parco sarà emanato il 28 novembre del 1997. Il carcere sarà ufficialmente chiuso il 31 dicembre dello stesso anno.

L’istituzione del Parco Nazionale e dell’Ente Parco avviene per D.P.R. 3 ottobre 2002, mentre con D.M. 13 agosto 2002 viene istituita l’area marina protetta, con ricadute positive per l’economia di Porto Torres, per il rilancio turistico del Golfo, ma anche con ricadute negative per l’integrità dell’isola e l’efficacia dell’azione protettiva del Parco Nazionale.

Nel maggio del 2009 il Comune di Stintino ha chiesto ufficialmente di essere inserito nell’Ente parco. Stintino infatti è la località geograficamente più vicina all’Asinara ed il centro dei maggiori traffici di passeggeri per l’isola. Gli stintinesi sono legati all’Asinara anche dalla storia: quando l’isola venne demanializzata nel 1885 per realizzare una colonia penale agricola ed un lazzaretto, molti dei suoi abitanti scelsero di non allontanarsi trasferendosi nel neo-edificato borgo di Stintino.

Territorio

L’Asinara, con una superficie di 51,22 km² ed uno sviluppo costiero di 110 km, presenta una geografia prevalentemente montuosa. Il suo rilievo più elevato è punta della Scomunica (408 m s.l.m.), cui seguono punta Maestra (265 metri), punta Tumbarino (241 metri), monte Ruda (215 metri) e punta Marcutza (195 metri). Vi sono anche delle piccole aree pianeggianti, presso cala Reale e Fornelli, un tempo utilizzate per le coltivazioni dagli abitanti nativi dell’isola, prima della demanializzazione (avvenuta nel 1885) da parte dello Stato e del loro conseguente trasferimento nel nuovo abitato di Stintino, appositamente creato.

I corsi d’acqua hanno carattere prevalentemente stagionale ed alimentano alcuni invasi artificiali che erano al servizio delle strutture carcerarie e del villaggio di cala d’Oliva. Presso le coste basse vicine al mare si sviluppano, durante la stagione delle piogge, dei piccoli stagni (nelle località di Fornelli, cala Sant’Andrea, cala Stagno Lungo e cala Barche Napoletane) che danno asilo ad una grande varietà di uccelli acquatici e di passo oltre che contribuire allo sviluppo della vegetazione riparia e costiera.

Lungo le coste orientali dell’isola si susseguono alcune piccole spiagge che si alternano alle coste rocciose. I piccoli scogli presso Cala Scombro di Dentro ospitano importanti colonie di marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis).

Flora

La vegetazione si presenta fortemente degradata per via del pascolo eccessivo da parte di specie introdotte dall’uomo (capre domestiche, mufloni e cinghiali). Si può notare la presenza dell’euforbia (Euphorbia dendroides) che, in quanto tossica, non è oggetto del pascolo da parte degli animali erbivori. Soltanto in località Elighe Mannu si trova una piccola formazione originale di bosco di leccio (Quercus ilex). Attualmente l’Ente parco, in collaborazione con l’Ente foreste della Sardegna, sta provvedendo alla cattura ed al trasferimento delle specie introdotte dall’uomo, al fine di consentire alla vegetazione di ricolonizzare il territorio.

La flora dell’isola presenta, grossomodo, gli stessi componenti di quella della vicina Sardegna. Lungo le coste rocciose si sviluppa una vegetazione alofila bassa dominata dal finocchio di mare (Crithmum maritimum), il ginestrino delle scogliere (Lotus cytisoides) ed il limonio a foglie acute (Limonium acutifolium). Le coste sabbiose sono invece dominate dalla gramigna delle spiagge (Agropyron junceum), dallo sparto pungente (Ammophila littoralis), la santolina delle spiagge (Otanthus maritimus) e dal giglio marino (Pancratium maritimum).

La vegetazione forestale è ridotta ad un residuo di lecceta in località Elighe Mannu. Le zone dominate dalla macchia presentano formazioni vegetali di ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) ed euforbia (Euphorbia dendroides), quest’ultima tossica e quindi non soggetta al pascolamento. Vi si ritrova anche il lentisco (Pistacia lentiscus), la felce aquilina (Pteridium aquilinum) ed il tamaro (Tamus communis).

Nelle zone a gariga si ritrovano la lavanda (Lavandula stoechas), il cisto (Cistus monspeliensis), il fiordaliso spinoso (Centaurea horrida) e la ginestra di Corsica (Genista corsica).

Punti d’interesse

Oltre alle strutture che facevano parte del complesso carcerario, sull’isola è presente un ossario austro-ungarico eretto negli anni trenta. Nella località di Fornelli è stato istituito nel 2004 l’Ospedale delle Tartarughe, allo scopo di studiare le specie e recuperare gli esemplari feriti o catturati in maniera accidentale.In località Tumbarino è invece attivo l’Osservatorio Faunistico del Parco.

Accessi

L’accesso al Parco nazionale è possibile grazie al collegamento marittimo con battelli specifici. I porti di partenza sono quelli di Porto Torres e Stintino. Nel periodo estivo sono attivi collegamenti marittimi con i porti di Castelsardo e Santa Teresa di Gallura.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_dell%27Asinara

 

 

Traslochi e lavori in economia Sassari

Trasloco: come evitare disguidi e intoppi

Cambiare casa affidandosi a una ditta di traslochi è certamente meno faticoso che fare tutto da soli. Ma occhio alla scelta del professionista, al contratto che firmiamo e a come organizziamo il tutto. Abbiamo chiesto a circa 500 soci, che hanno traslocato da poco, di raccontarci la loro esperienza, per capire come evitare disguidi e brutte sorprese.

Secondo alcune ricerche cambiare abitazione può avere le stesse conseguenze emotive destabilizzanti di un lutto o di una separazione. E non c’è soltanto la fatica psicologica del distacco dagli ambienti cari e dalle consuetudini, ma anche quella fisica di dover inscatolare per bene tutto ciò che negli anni le nostre case sono in grado di custodire. Affidarsi a un professionista serio è, quindi, fondamentale, soprattutto in caso di incomprensioni sul servizio pattuito o problemi. Abbiamo fatto qualche domanda a chi ha affrontato da poco un trasloco: ecco a cosa prestare attenzione anche in base alle loro esperienze.

Fotografia di un trasloco

Quasi quattro soci su dieci, tra quelli che ci hanno risposto, hanno traslocato nel 2015 (esperienza quindi molto recente). In generale i nostri intervistati hanno dovuto cambiare casa per spostarsi da un appartamento (80%) a un altro appartamento (66%). Abbiamo posto una serie di domande per capire la difficoltà dell’impresa: se si trattava di case poste ai piani bassi, in zone urbane o in campagna, se l’accessibilità dei luoghi coinvolti nel trasloco era senza grosse difficoltà o presentava alcuni disagi (larghezza delle scale, presenza o meno di ascensori, strade larghe o strette….). In generale il tipo di trasloco più diffuso non comporta grandi difficoltà né l’uso di tecniche particolari. Stesso discorso per le distanze: la maggior parte dei traslochi è avvenuta all’interno della stessa città in un raggio di 10 km (55%). Solo poco più di un socio su dieci ha dovuto spostarsi altrove, oltre i 100 km dalla casa di partenza. Secondo quanto ci hanno riferito gli intervistati, la maggior parte dei traslocatori ha definito il loro trasloco un “trasloco completo di tipo standard” (67%) o un “trasloco parziale di tipo standard” (22%). Soltanto otto intervistati su cento hanno effettuato un “trasloco con esigenze speciali” e solo due su cento hanno chiamato un traslocatore per spostare un oggetto particolare.

Si comincia scegliendo il traslocatore

La prima cosa da fare quando si deve traslocare è scegliere l’impresa cui affidare oggetti e mobili da spostare. Il criterio di scelta più seguito è sicuramente il costo, indicato come il principale motivo di scelta da quasi il 67% del campione, seguito, ma solo a notevole distanza, dalla reputazione dell’impresa di traslochi (27%) o dal passaparola di chi si è precedentemente avvalso dei servizi in modo soddisfacente (raccomandazione, il 23%).  Il preventivo scritto, possibilmente dettagliato, è fondamentale per assicurarsi dalle brutte sorprese e per mettere in chiaro senza equivoci tutto ciò che rientra nel servizio offerto.

Servizi base per contenere i costi

I traslocatori sono sempre più organizzati per offrire un servizio chiavi in mano. C’è persino chi offre ai clienti la possibilità di trasportare il mobilio così com’è, con tutto quello che c’è dentro. Ma tutto ha un costo: più la richiesta di servizi è alta, maggiore sarà il costo del trasloco. Ecco perché i nostri intervistati cercano di demandare il minor lavoro possibile all’impresa, cercando soluzioni “miste” che permettono di tenere sotto controllo il budget. Nel complesso, la soddisfazione è alta: il 63% del campione non ha avuto problemi durante il trasloco. Ma chi invece è incappato in qualche difficoltà (19% ha subìto danni ai mobili; 11% rotture di oggetti; 8% danni nella casa nuova…) non è riuscito a far valere i propri diritti, o neanche ci ha provato. Quasi sette soci su dieci che hanno avuto un problema, infatti, non lo hanno denunciato al traslocatore; per un quarto dei soci che invece ha avvisato il traslocatore del danno subìto non è stato possibile trovare un accordo per il risarcimento.

Verificare la regolarità del traslocatore

Fare un trasloco con ditte improvvisate ha i suoi rischi, è bene saperlo. Finché va tutto bene può essere conveniente, perché non pagando le tasse o usando lavoratori irregolari, questi soggetti sono sicuramente più economici di una ditta organizzata. Ma se capita qualche disguido sono guai. Ecco qualche regola.

  • Rivolgiti a ditte di traslochi regolarmente iscritte all’albo degli autotrasportatori. Puoi chiedere le credenziali presso la Camera di commercio.
  • Chiedi un contratto scritto, che deve contenere il maggior numero di elementi possibili, oltre a riportare quanto già indicato nel preventivo (che deve essere scritto anch’esso e a seguito di un sopralluogo di un addetto). Leggi attentamente il contratto prima di firmarlo, per verificare che siano specificati gli importi di tutte le voci del servizio e le condizioni, come la presenza di un’assicurazione, il tipo di copertura offerta in caso di danni o eventuali penali in caso di recesso.
  • Sarebbe meglio essere sempre presenti durante le operazioni di carico e scarico, per verificare che tutto sia traslocato e montato a dovere. Se qualcosa va storto bisogna segnalarlo subito sul rapporto di consegna al termine del trasloco.
  • Per chiedere il risarcimento del danno, bisogna spedire una raccomandata A/R o una email di posta certificata (fa fede solo se entrambi hanno la Pec). Se il traslocatore non paga il dovuto o l’indennizzo è insoddisfacente, si può adire un Organismo di mediazione oppure la Camera di Commercio per tentare la conciliazione (solitamente nel contratto viene stabilito l’Organo cui rivolgersi in caso di controversia); in alternativa, o in assenza di un accordo, si può chiedere l’intervento del Giudice di Pace per danni fino a 5.000 euro.

Parola d’ordine: organizzazione

Affrontare un trasloco è davvero faticoso. Gli aspetti da curare sono molti, anche quando ci si fa aiutare da una ditta specializzata. Organizzare bene cartoni e imballaggi aiuta a ritrovare tutto facilmente e in buono stato:

  • utilizza scatole adeguate: le scatole di cartone devono essere in buono stato. Per gli oggetti pesanti, come i libri, non troppo grandi (max 20 Kg).
  • Gli oggetti fragili devono essere imballati avvolti da appositi fogli millebolle ammortizzanti. Anche gli spazi vuoti vanno riempiti con il millebolle.
  • Scrivi sul lato delle scatole cosa contengono e dove vanno riposte. Numerale in ordine progressivo.
  • Cerca di essere presente durante la fase di carico dei cartoni, così da accertarti che niente venga dimenticato.
  • Il fondo degli scatoloni deve essere sigillato con tre strisce dl nastro adesivo di cui una per la lunghezza e due per la larghezza.
  • All’arrivo nella nuova casa controlla che ci siano tutti i cartoni (è facile, perché li hai numerati) e che non siano danneggiati.

Fonte: https://www.altroconsumo.it/casa-energia/casa-condominio/news/trasloco

Manutenzione del verde pubblico Sassari

Manutentore del verde: definiti gli standard professionali e formativi

l 22 febbraio scorso, dopo un lungo e complesso confronto, è stato sottoscritto l’Accordo in Conferenza Stato Regioni sugli standard professionali e formativi del “Tecnico meccatronico delle autoriparazioni” previsto dall’art. 12 della Legge 28 luglio 2016 n. 154. L’Accordo prevede che specifici titoli che si conseguono nell’ambito dei percorsi di istruzione e di istruzione e formazione professionale siano “abilitanti” alla specifica attività professionale, mentre altri consentono una forte riduzione dei percorsi formativi.

Nell’analizzare i contenuti dell’Accordo, la FLC CGIL rileva come documenti di questo tipo, avrebbero bisogno come l’aria di un forte coinvolgimento e condivisione delle parti sociali, intese non solo come rappresentanti degli operatori del settore, ma anche di coloro che rappresentano i lavoratori della formazione e della conoscenza (istruzione, formazione professionale, università).

Il contesto normativo

La norma di riferimento è la Legge 28 luglio 2016 n. 154 concernente “Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale.”

In particolare l’articolo 12 prevede che l’attività di costruzione, sistemazione e manutenzione del verde pubblico o privato affidata a terzi possa essere esercitata, oltre che da particolari categorie di iscritti al Registro ufficiale dei produttori (RUP) operante presso il Servizio fitosanitario nazionale (articolo 20, comma 1, lettere a) e c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214), anche da imprese agricole, artigiane, industriali o in forma cooperativa, iscritte al registro delle imprese, che abbiano conseguito un attestato di idoneità che accerti il possesso di adeguate competenze.

Il medesimo articolo 12 stabilisce che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano le modalità per l’effettuazione dei corsi di formazione ai fini dell’ottenimento del suddetto attestato.

In altre parole la legge 154/16 arricchisce il campo della formazione regolamentata con una nuova attività professionale normata.

Tali disposizioni presentano evidenti criticità in quanto non prevedono specifiche norme riguardo alla fase transitoria volte a regolare l’effettiva entrata in vigore dell’obbligo di acquisizione dell’attestato di idoneità da parte delle nuove imprese del settore.

Dopo una lunga e complessa trattativa con il Ministero delle politiche agricole il 22 febbraio 2018 si è raggiunto l’Accordo in Conferenza Stato Regioni che, oltre a regolamentare i nuovi corsi per il rilascio dell’attestato necessario all’esercizio dell’attività di Manutentore del verde, definisce i titoli di studio, i titoli professionalizzanti, l’attività svolta nel settore che consentono l’esonero parziale o totale della frequenza dei corsi.

I contenuti dell’Accordo

A) Descrizione dell’attività di Manutenzione del verde

L’attività di Manutenzione del verde è definita in base a classificazioni e descrittori utilizzati nell’ambito del Quadro Nazionale delle qualificazioni Regionali (QNQR).

  • Classificazione dei settori economico-professionali
  • Classificazione delle attività economiche (ATECO, Istat – 2007)
  • Classificazione delle Professioni (CP Istat-2011)
  • Processi di lavoro (articolazioni dei settori economico-professionali)
  • Aree di Attività (ADA)

Nella tabella che segue la descrizione dell’attività e della relativa figura professionale

Attività di Manutenzione del verde
SETTORE ECONOMICO-PROFESSIONALE Agricoltura, silvicoltura e pesca
CODICI ATECO 2007 81.30.00 – Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole)
CODICE CP 2011 6.4.1.3.1- Agricoltori e operai agricoli specializzati di giardini e vivai, di coltivazioni di fiori e piante ornamentali
PROCESSO DI LAVORO Coltivazioni agricole, florovivaistiche, forestali e costruzione/manutenzione di parchi e giardini
AREE DI ATTIVITA’ ADA.1.242.806 Cura e manutenzione di aree verdi, parchi e giardini

ADA.1.242.805 — Costruzione di aree verdi, parchi e giardini.

B) Standard professionali

L’Accordo definisce il Manutentore del verde quale figura in grado di

  • allestire, sistemare e manutenere/curare aree verdi, aiuole, parchi, alberature e giardini pubblici e privati
  • curare la predisposizione del terreno ospitante, la messa a dimora delle piante sino alla realizzazione dell’impianto e alla successiva gestione, applicando le necessarie tecniche colturali e fitosanitarie
  • gestire le manutenzioni ordinarie e straordinarie, la potatura delle principali specie ornamentali in osservanza anche delle “Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile”
  • applicare la difesa fitosanitaria ai vegetali nei limiti delle leggi in vigore
  • recuperare e di smaltire correttamente sfalci e potature
  • fare un uso corretto delle attrezzature e dei macchinari specifici

L’accordo, individua gli standard professionali in relazione a due ambiti di competenza:

  1. Curare e manutenere aree verdi, parchi e giardini
  2. Costruire aree verdi, parchi e giardini

Ogni competenza è a sua volta articolato in abilità e conoscenze.

C) Standard formativi

a) Premessa

In premessa occorre ricordare che i percorsi regolamentati dall’Accordo del 12 giugno 2014 non riguardano

  • i soggetti che siano in possesso della qualifica di operatore agricolo e del diploma di tecnico agricolo rilasciati a seguito della frequenza dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)
  • i soggetti che siano in possesso del diploma di istruzione superiore di durata quinquennale in materia agraria e forestale
  • i soggetti che siano in possesso della laurea, anche triennale, nelle discipline agrarie e forestali, ambientali e naturalistiche
  • i soggetti che siano in possesso di master post-universitario in temi legati alla gestione del verde e/o del paesaggio;
  • i soggetti che siano in possesso di una qualificazione professionale regionale riconducibile alle ADA del QNQR associate alla qualificazione di Manutentore del verde;
  • i soggetti che siano in possesso di una qualificazione pubblica di livello minimo 4 EQF, riconducibile   alle ADA del QNQR associate alla qualificazione di Manutentore del verde ovvero nei settori scientifico disciplinari, relativi alle discipline agrarie e forestali
  • gli iscritti negli ordini e collegi professionali del settore agrario e forestale
  • i soggetti che acquisiscono la qualificazione professionale regionale in esito a percorsi formativi autorizzati e riconosciuti ai sensi dell’Accordo in Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome dell’8 giugno 2017, fino alla data del 22 febbraio 2018.

Questi soggetti sono già in possesso della qualificazione per Manutentore del verde.

Riguardo alle imprese iscritte, alla data di entrata in vigore della legge 28 luglio 2016 n. 154 (25 agosto 2016), al Registro delle Imprese della CCIAA (cod. ATECO 81.30.00), anche come codice secondario, sono esonerate dalla frequenza del corso le seguenti figure:

  • il titolare
  • il socio con partecipazione di puro lavoro
  • il coadiuvante
  • il dipendente
  • il collaboratore familiare dell’impresa

a condizione che dimostrino un’esperienza almeno biennale, maturata alla data del 22 febbraio 2018, attraverso specifica documentazione da presentare agli organismi preposti all’iscrizione al Registro delle Imprese della CCIA o agli Albi delle imprese artigiane. L’esperienza biennale può essere dimostrata anche attraverso l’apprendistato, purché esso abbia avuto durata pari o superiore all’anno e sia stato completamente svolto. L’accordo precisa che anche in caso di durata superiore all’anno, l’apprendistato svolto è equiparato comunque ad un solo anno di esperienza lavorativa.

La richiesta, corredata dalla relativa documentazione, deve essere presentata entro 24 mesi dalla data di stipula dell’Accordo (ossia entro il 22 febbraio 2020).

b) Requisiti per l’accesso al percorso formativo

I requisiti di accesso

  • diciotto anni ovvero età inferiore purché in possesso di Qualifica professionale triennale in assolvimento del diritto dovere all’istruzione e formazione professionale
  • diploma di scuola secondaria di 1° grado.

Per quanto riguarda coloro che hanno conseguito un titolo di studio all’estero occorre presentare una dichiarazione di valore o un documento equipollente/corrispondente che attesti il livello di scolarizzazione.

Per gli stranieri è inoltre indispensabile una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta, che dovrà essere verificata attraverso un test di ingresso da conservare agli atti del soggetto formatore.

c) Percorsi formativi

1) Percorso standard

Durata minima dei percorsi 180 ore
Quota di attività pratiche Almeno 60 ore
Assenze Non superiore al 20% delle ore complessive del percorso formativo sia per la parte di didattica frontale che per la parte pratica

2) Percorsi ridotti

Sono fatte salve le disposizioni delle Regioni e Province Autonome di Trento e di Bolzano inerenti le procedure di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, ovvero le procedure di riconoscimento dei crediti formativi, che consentono di ridurre, in tutto o in parte, la durata dei percorsi formativi e del relativo esame limitatamente alla specifica situazione del singolo individuo.

Sono fatte salve le disposizioni delle Regioni e delle Province autonome inerenti le procedure di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, ovvero le procedure di riconoscimento di crediti formativi che consentono di ridurre, in tutto o in parte, la durata dei percorsi formativi limitatamente alla specifica situazione del singolo individuo per competenze acquisite in percorsi formativi e/o professionali.

d) Esame finale

Per essere ammessi agli esami i soggetti devono aver frequentato non meno dell’80% del percorso formativo.

Accedono altresì agli esami i soggetti che hanno avuto accesso al procedimento di certificazione delle competenze.

Spetta alle singole Regioni e Province autonome definire la composizione delle commissioni d’esame e delle prove di esame, nel rispetto dei principi di trasparenza e tracciabilità delle procedure.

e) Certificato finale

Al superamento dell’esame consegue il rilascio di uno specifico attestato di qualificazione professionale indispensabile per l’esercizio dell’attività di Manutentore del verde ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge 28 luglio 2016, n. 154.

f) Soggetti che erogano i percorsi formativi

I corsi di formazione sono erogati dalle Regioni e Province Autonome direttamente o attraverso soggetti accreditati, ai sensi dell’intesa sancita dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 20 marzo 2008 (Rep. Atti n. 84/CSR), e/o attraverso soggetti specificamente autorizzati in base alle disposizioni adottate da ciascuna Regione e Provincia Autonoma.

Le Regioni e le Province Autonome garantiscono il ricorso a personale docente con adeguata e specifica preparazione teorica e/o pratica, individuando nei relativi atti di recepimento i requisiti minimi necessari.

Fonte: http://www.flcgil.it/attualita/formazione-lavoro/manutentore-del-verde-definiti-gli-standard-professionali-e-formativi.flc

Abbattimento e cippatura palme Sassari

ADEMPIMENTI TECNICI E PRESCRIZIONI PER L’ABBATTIMENTO E LA CIPPATURA

Il soggetto incaricato di abbattere e cippare la palma, dovrà attuare tutte le precauzioni necessarie per evitare che durante le fasi di abbattimento e cippatura, si verifichi la dispersione di materiale vegetale infestato nell’ambiente, garantendo pertanto, l’esecuzione delle seguenti operazioni:
a) L’abbattimento deve essere effettuato in assenza di pioggia e di vento;
b) Le dimensioni del cantiere devono essere tali da permettere che le operazioni di abbattimento siano effettuate in sicurezza, in considerazione degli spazi occorrenti alle macchine operatrici e delle dimensioni della pianta da abbattere;
c) Predisporre la copertura con un telone di plastica di adeguato spessore e resistenza, dell’area ottenuta dalla proiezione a terra della chioma della palma da abbattere;
d) Trattamento insetticida a titolo preventivo ed esoterapico, al fine di eliminare gli insetti adulti, che potrebbero fuoriuscire dalla palma durante le operazioni di abbattimento;
e) Per piante di notevoli dimensioni si procede con il taglio a sezioni avvalendosi di carri gru ed evitando la caduta libera a terra, che potrebbe provocare la fuoriuscita dell’insetto e la sua diffusione nelle palme circostanti;
f) Le parti di tronco infestate durante il taglio vanno protette con reti o teloni di plastica di adeguato spessore e resistenza;
g) Per l’abbattimento di palme di dimensioni ridotte, può essere previsto direttamente il taglio del tronco al di sotto del colletto con o senza la rimozione della ceppaia, in considerazione del fatto che il Punteruolo rosso, solitamente, non attacca tale organo della pianta;
h) A conclusione delle operazioni di abbattimento di ogni singola palma, si deve procedere alla raccolta e all’imbustamento di tutti i residui vegetali depositati sul telone di plastica;
i) Trattamento insetticida dell’area di cantiere;
j) Trasporto con autocarro o idoneo mezzo, al luogo di cippatura avendo sempre cura di chiudere ermeticamente i materiali vegetali di risulta dall’abbattimento, al fine di scongiurare la diffusione dell’insetto nell’ambiente a seguito di perdita del carico;
k) Il sito di cippatura deve essere quanto più possibile vicino al luogo delle operazioni di abbattimento;
l) Nel caso in cui nelle 24 ore successive all’abbattimento non sia possibile provvedere alla distruzione della pianta, deve essere previsto, il posizionamento di una rete antinsetto, che ricopra integralmente ed in maniera serrata la pianta in modo da non consentire la dispersione di insetti adulti;
I tecnici della Provincia e dell’Agenzia LAORE Sardegna, vigileranno sul rispetto delle suddette prescrizioni, presenziando durante le fasi di abbattimento delle Palme risultate infestate, al fine di ridurre i rischi di diffusione del Punteruolo, in considerazione del fatto che l’insetto adulto è in grado di effettuare voli di diversi chilometri.

I prodotti insetticidi da impiegare nell’esoterapia agiscono principalmente per contatto ed ingestione, pertanto possono agire solo a carico dell’insetto se si trova fuori dalla palma (adulti in fase di ovideposizione, uova appena deposte, pupari che fuoriescono appena o in parte, adulti che cercano di fuggire a seguito delle operazioni di abbattimento ecc.), solitamente i principi attivi con una discreta attività repellente sono quelli a base di Deltametrina o con attività citotropica il Triclorfon. Il trattamento è effettuato con abbondanti volume d’acqua bagnando bene la chioma e il fusto della pianta
Al fine di contenere le spese di abbattimento e cippatura ed in considerazione del fatto che l’attacco dell’insetto si concentra nella zona dell’apice vegetativo “Capitello”, si può prevedere l’asportazione e la distruzione della sola zona interessata dall’infestazione.
La sezione del tronco lasciata in piedi deve essere trattata con paste o mastici protettivi per evitare possibili reinfestazioni.

Fonte: http://www.comune.loiriportosanpaolo.ot.it/attachments/article/298/536_Allegato%20B.pdf

Traslochi e facchinaggio Sassari

3 ragioni per cui è meglio traslocare in inverno

Il trasloco è, per la maggior parte delle persone, un’attività da svolgere nei mesi primaverili o estivi. Ma non va sottovalutato nemmeno il periodo invernale. Ecco perché.

Vi siete mai chiesti quand’è il momento migliore per fare un trasloco? Recentemente sono state fatte alcune osservazioni in merito alla questione. Tantissime persone pensano che il momento ideale sia in primavera o in estate, quando si hanno a disposizione belle giornate, ferie e niente bambini da portare a scuola. Ma non è da sottovalutare nemmeno il periodo invernale per portare le proprie cose in una nuova casa o in una nuova azienda. Infatti sono diverse le motivazioni per cui è bene scegliere l’inverno per traslocare. Alcune persone hanno già capito il motivo per cui è più conveniente spostarsi in inverno e non nei mesi estivi o primaverili. Perché perdersi dunque delle occasioni speciali? Anche se i mesi invernali potrebbero non sembrare i mesi più appetibili per uno spostamento, di certo può essere il momento migliore. Qui di seguito sono elencate le tre ragioni principali che fanno dell’inverno il momento ideale.

  • Si sa, i traslochi possono essere molto impegnativi e soprattutto molto costosi, specialmente nelle grandi città o metropoli. Ma risparmiare è possibile. E’ questa una delle tre motivazioni principali per cui è meglio fare il proprio trasloco in inverno: i costi sono decisamente più bassi rispetto alle altre stagioni dell’anno. Il discorso vale soprattutto se ci si affida a ditte specializzate nei traslochi. Dal momento che pochissime persone scelgono l’inverno per spostarsi in una nuova casa, la minore richiesta potrebbe far scattare sconti interessanti che possono farvi risparmiare molto denaro. Essendo poi bassa stagione, le ditte hanno la possibilità di aggiungere ad un basso prezzo, anche una maggiore velocità del servizio. Infatti, avendo a che fare con poca clientela, hanno l’opportunità di soddisfare la maggior parte dei vostri bisogni e per qualsiasi tipologia di problematica che potrebbe naturalmente sorgere durante il trasloco, hanno di certo la possibilità di venirvi incontro più celermente. Traslocare può essere molto stressante e pesante, quindi perché non farlo nel minor tempo possibile?
  • La bassa stagione gioca a vostro favore anche per la seconda motivazione: nei mesi invernali, molti proprietari sono alla ricerca disperata di qualcuno a cui affittare o vendere la casa. Questo potrebbe essere così per diverse motivazioni, tra cui la possibilità che il proprietario abbia dovuto tenere la casa vuota per molti mesi senza recepire alcunché. Di conseguenza l’affitto o il prezzo dell’abitazione saranno più bassi o decisamente più flessibili. Traslocare in inverno significa avere sicuramente più probabilità di trovare un appartamento o una casa disponibili da subito, specialmente se lo spostamento viene fatto nelle grandi città, dove spesso scarseggiano case o appartamenti a buon prezzo. Questo vale anche e soprattutto per gli studenti fuori sede che cercano un appartamento in condivisione, magari vicino alla propria facoltà.
  • Anche se può sembrare strano, il fattore clima è un’altra importante motivazione del perché scegliere il periodo invernale come momento ideale per il trasloco. Se è vero che il freddo e il ghiaccio dell’inverno non sono da sottovalutare, di certo non lo è nemmeno il caldo estivo. Già di per sé sollevare scatoloni è un’attività estenuante, che richiede moltissima energia. Se ci si mette pure il caldo afoso dei mesi come luglio ed agosto, lo stress è assicurato e per di più raddoppiato. Quindi perché non vestirsi un po’ di più e sfruttare i mesi invernali per traslocare nella nuova casa? Una cosa è certa, tutta l’attività di imballaggio e trasporto degli scatoloni vi farà venire indubbiamente caldo e non rimpiangerete sicuramente di aver scelto i mesi invernali per traslocare.

Sia che il trasloco venga fatto in autonomia o con l’aiuto di una ditta specializzata, è bene tenere a mente queste piccole accortezze che possono fare la differenza tra un trasloco e l’altro. Numerosi studi affermano che di per sè cambiare casa non è mai un evento facile, c’è chi lo vive con gioia, chi con rassegnazione e chi come un’avventura. Quale che sia lo stato d’animo con cui esso è vissuto, è importante trasformare questo evento in qualcosa di positivo ma soprattutto viverlo con meno stress possibile sulle spalle. Se si tratta poi di un trasloco di un’azienda, muoversi durante il periodo invernale, magari prima delle feste Natalizie, significa poter essere nuovamente operativi con l’anno nuovo e di conseguenza non perdersi nemmeno un prezioso giorno di lavoro. Munitevi dunque di bevande calde, guanti e doppio cappello extra e sarete pronti per il vostro spostamento invernale nella nuova abitazione!

Fonte: https://www.pgcasa.it/articoli/traslochi-e-sgomberi/3-ragioni-per-cui-e-meglio-traslocare-in-inverno__4026

Giardinaggio Sassari

La Melis Multiservizi è una realtà di punta del Nord Sardegna che nel corso di un ventennio di attività ha maturato esperienze con numerosi enti pubblici ed aziende, qualificandosi come apprezzato erogatore dei seguenti servizi:

Giardinaggio

Gestione del verde

Progettazione e realizzazione impianti di irrigazione automatizzati per piccole e grandi aree

Progettazione e realizzazione giardini con prato a rotoli e semina

Rasatura prati mulching/raccolta

Smaltimento residui vegetali tramite cippatrice e produzione strato pacciamante

Sfalcio erba con decespugliatori

Potatura palme

Abbattimenti alberi

Trattamenti fitosanitari e Concimazioni fogliari

Messa a dimora esemplari arborei ed essenze arbustive

Pulizia Fontane Parchi

Manutenzione campi sportivi

Allestimenti floreali per eventi

Elenco del parco macchine Melis & C. service

  • Scala aerea da 20 mt
  • Camion con ribaltabili e gru
  • Trattorini rasaerba
  • Arieggiatori prato
  • Soffiatori
  • Aspiratori
  • Irroratori a pressione
  • Decespugliatori
  • Motoseghe
  • Tagliasiepi
  • Cippatrice
  • Spandiseme
  • Spandiconcime
  • Furgoni

Tutte le attività aziendali sono certificate ISO 9001, 14001, 18001.

Contattaci al numero 079 267 9111 per sopralluoghi e preventivi gratuiti con rapidità di intervento.

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