Transit point Sassari

TRANSIT POINT NELLA LOGISTICA: DEFINIZIONE GENERALE

Nel glossario della logistica definiamo il Transit Point come un nodo della rete logistica nel quale le merci che vengono ricevute in grossi carichi vengono ricollocate in lotti più piccoli per essere poi pronte ad essere trasportate per consegne locali di entità inferiore. Questo sistema si rivela molto utile nel momento in cui nasce la necessità, per i grandi punti vendita, di ricollocare le scorte di magazzino in punti di stoccaggio situati a valle di essi. Il transit point non può essere considerato un magazzino intermedio e si distingue da un comune magazzino in quanto, a differenza di quest’ultimo, non possiede scorte proprie.

Il Transit Point, che tradotto dall’inglese all’italiano significa “punto di transito”, è noto anche con il nome di nodo di cross-docking.

I PRINCIPALI VANTAGGI DEL TRANSIT POINT

Parlare di un sistema logistico che utilizzi il Trans Point significa parlare di una maggiore efficienza nella gestione della merce, soprattutto per quanto riguarda i carichi effettuati con quantitativi bassi che sono adatti specialmente a soddisfare le esigenze dei piccoli venditori all’ingrosso e dei venditori al dettaglio.

Lo smistamento della merce con sistemi di tipo cross-docking porta ad un magazzino innumerevoli vantaggi, tra cui meritano particolare considerazione:

  • il minor costo dei sottosistemi di gestione della merce;
  • l’eliminazione della necessità di stoccaggio;
  • l’eliminazione dei costi di manodopera nel momento di ricevimento della merce, che viene automaticamente smistata in carichi più piccoli.

Attraverso i Transit Point i vari flussi di merce provenienti da diverse origini transitano, senza deposito, per essere inviati a diverse destinazioni. Questo metodo di gestione della merce permette di raggiungere risultati davvero importanti non solo in termini di riduzione delle tempistiche di smistamento merce, ma anche in termini di affidabilità e flessibilità dei servizi forniti ai clienti, che potranno contare su consegne della merce in tempi relativamente brevi, data la mancanza della fase di stoccaggio.

Inoltre, il Transit Point riduce l’incertezza dei processi logistici e distributivi, in quanto l’uso del Transit Point permette di aggregare un numero maggiore di ordini.

TRANSIT POINT: ECCO COME FUNZIONA

Il funzionamento dei sistemi di smistamento merce tramite Transit Point è molto semplice: quando la merce arriva ai magazzini, viene scaricata dai camion o dai pallet sui convogliatori del centro di distribuzione.

Una volta completato questo passaggio, i convogliatori del centro di distribuzione trasportano la merce sui convogliatori di smistamento, nei quali i vari prodotti vengono divisi e selezionati in base alla destinazione che devono raggiungere. La mancanza della fase di stoccaggio e di riapprovvigionamento portano alla riduzione dei tempi ed all’aumento dell’efficienza di gestione della merce.

In sintesi, i sistemi di questo tipo, caratterizzati da un solo passaggio nel meccanismo di smistamento, rappresentano il sogno di ogni centro di distribuzione.

Fonte: https://www.logisticaefficiente.it/wiki-logistica/network-e-trasporti/transit-point.html

Deposito, trasporto e montaggio arredi Sardegna

La Melis Multiservizi offre un servizio chiavi in mano di deposito, trasporto e montaggio arredi mettendo a disposizione un deposito attrezzato con box e scaffalature.
I nostri magazzini sono a disposizione di privati o aziende che hanno necessità temporanea di stoccaggio di arredi, merci, attrezzature, macchinari che per qualsiasi motivo non trovano collocazione, per qualsiasi periodo di tempo.
Per utenti privati sono a disposizione box, dove viene adeguatamente imballata e conservata con cura qualsiasi tipologia di bene. In fase di immagazzinamento tutte le merci vengono catalogate e numerate. Viene stilata una lista di quanto depositato che sarà parte integrante del contratto di deposito. Gli oggetti potranno essere ritirati anche parzialmente in qualsiasi momento.
Le merci sono controllate giornalmente, e garantite da sistemi di videosorveglianza
Il servizio di MONTAGGIO ARREDI CIVILI E INDUSTRIALI si rivolge in prevalenza ad aziende che necessitano del montaggio e della assistenza post vendita. Nella fattispecie ci occupiamo di arredi per civili abitazioni, uffici e comunità.
Operiamo con mezzi propri per effettuare le consegne e i montaggi, disponendo di attrezzature numericamente e qualitativamente adeguate e di personale tecnico specializzato e certificato in grado di garantire la buona riuscita dei servizi.
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Grazie all’esperienza nel settore, siamo in grado di allestire ogni genere di ambiente: dall’ufficio di ogni tipologia e grandezza allo stand fieristico, dal centro commerciale all’impianto industriale.
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L’esperienza maturata nel corso dei nostri 20 anni di attività ci ha permesso di diventare partner di eccellenza per diverse aziende che si sono affidate alle nostre competenze, raggiungendo alti standard qualitativi a costi di gestione contenuti.
I nostri servizi nel campo della logistica e distribuzione merci ci permettono di offrire: – Servizi personalizzati – Massima flessibilità – Assistenza dedicata e costante
Grazie a mezzi di nostra proprietà ed a una rete di corrispondenti siamo in grado di trasportare e distribuire ogni tipologia di merce.

Tutte le attività aziendali sono certificate ISO 9001, 14001, 18001.
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Impianti d’irrigazione Sassari

L’irrigazione, in agronomia, è una delle principali operazioni colturali che si prefigge differenti scopi secondo il contesto ambientale e operativo. Nei casi più ricorrenti, questa tecnica si identifica con l’irrigazione umettante, finalizzata a incrementare l’umidità del terreno, quando gli apporti idrici naturali e le riserve immagazzinate sono insufficienti a coprire il fabbisogno delle colture. In questi casi, l’umidità del terreno rappresenta un fattore limitante, perciò la tecnica incrementa la produttività di un terreno agrario offrendo come risultato un miglioramento della resa quantitativa e, talvolta, della resa qualificativa.

Il termine italiano “irrigazione” deriva direttamente dal latino classico irrigare = in + rigare (far scorrere in canali), da cui discendono il sostantivo irrigatio e l’aggettivo irriguus. Con significato simile si usa anche il verbo rigare e il sostantivo rigatio. Questi vocaboli latini sono presenti negli antichi trattati d’agricoltura, mentre nel Medioevo fanno parte della lingua delle persone colte, che li usano negli scritti in latino e talvolta nelle poesie in volgare. Nel corso del Cinquecento il verbo è utilizzato principalmente dai poeti. Il progressivo abbandono del latino come lingua scientifica ha favorito il trasferimento di termini colti come “irrigare” e “irrigazione” nella lingua italiana, anche se spesso sono affiancati da quelli più popolari o presenti nei dialetti.

Storia

L’irrigazione è una pratica antichissima.

Dopo avere ricavato il proprio frumento, per quattromila anni, sui rilievi semiaridi che attorniano le valli del Tigri e dell’Eufrate, la cosiddetta Mezzaluna fertile, i primi coltivatori dell’Eurasia pensarono di coltivarlo usufruendo delle piene primaverili dei due fiumi, al centro della grande valle, dove la piovosità è quasi nulla.

L’uso delle piene avrebbe imposto la loro regolamentazione, l’organizzazione di grandi masse di lavoratori, liberi o schiavi, e la costruzione di immensi depositi per raccogliere il prodotto che maturava in due-tre settimane, ma che era sufficiente all’alimentazione delle popolazioni per l’intero anno.

È stato autorevolmente sostenuto che, se la nascita dell’agricoltura aveva imposto la dimora stabile dei coltivatori e determinato la nascita del villaggio, quella dell’irrigazione impose la nascita della città, con l’apparato amministrativo necessario a ripartire i frutti della terra, quindi il diritto, e l’esercito necessario a difendere immense aree coltivate dalle razzie dei popoli pastori, sempre pronti a mietere dove non avessero seminato[2].

Nata in Mesopotamia, la prima civiltà irrigua avrebbe conosciuto la propria copia in Egitto, oltre un millennio più tardi sarebbe stata ricalcata, in Asia, dalla civiltà del riso, con due millenni di ritardo ulteriore, da quella del mais in Messico e in Perù.

Medioevo: l’apporto degli Arabi
Nell’Occidente l’irrigazione si è sviluppata lentamente. Nel Mediterraneo l’hanno propagata, in Andalusia e in Sicilia, gli Arabi[3]. Così si è verificato il prodigio dell’irrigazione padana, il fattore che avrebbe assicurato all’Italia un decisivo vantaggio economico su tutti i paesi del continente, come attestano gli splendori della civiltà italiana del Basso Medioevo e del Rinascimento.

Singolarmente l’Italia non ha nessuno scrittore di fatti agrari che comprenda, per tre secoli, la portata dell’economia fondata sull’irrigazione. Il primo agronomo ad attestarne il ruolo in termini economici, agronomici, demografici, è, nel Cinquecento, Agostino Gallo[4].

Il Novecento
Nei secoli successivi l’irrigazione non conobbe sviluppi significativi: la sua dilatazione prodigiosa iniziò, sospinta dalla tumultuosa crescita demografica, all’alba del Novecento, e procede, in crescendo esponenziale, fino al Duemila. Dalle prime dighe di Assurbanipal e di Ramsete, in quattromila anni all’alba del secolo l’uomo ha costruito dighe e canali per irrigare 40 milioni di ettari, che nel 1950 superano i 110, nel 1999 i 260, oggi il fulcro della produzione agricola mondiale: 17 per cento della superficie, 40 per cento della produzione delle derrate chiave. Su 260 milioni di ettari vengono impiegati, annualmente, 3 100 chilometri cubici di acqua, oltre il 70 per cento delle disponibilità mondiali.

Il futuro
Mentre tutte le proiezioni prevedono, nei prossimi trent’anni, la dilatazione della domanda alimentare, che secondo autori autorevoli raddoppierà, al quesito se sarà possibile estendere ulteriormente le aree irrigue è più verosimile si debba dare risposta negativa che risposta positiva.

Mentre non è agevole ridurre i consumi dell’agricoltura, siccome per ogni chilogrammo di sostanza secca prodotta occorrono, biologicamente, 250-300 litri d’acqua, oltre a quella che è inevitabile disperda il vento e assorba l’atmosfera, e produrre 10 tonnellate di cereali impone, mediamente, l’impiego di 10 000 tonnellate di acqua, le disponibilità sono sempre più intensamente contese all’agricoltura dalle città e dalle industrie, e non esistono, sul planisfero, grandi pianure i cui fiumi, se l’orografia consentisse di realizzare grandi dighe, non siano state erette.[senza fonte]

Tipologie di irrigazione
Finalizzate all’incremento della resa
Sono le tecniche più antiche, basate sull’apporto di acqua per reintegrare quella assorbita dalle piante e non pervenuta alle stesse per mezzo di fenomeni atmosferici.

Totalitaria
Quella quotidiana e regolare, adatta al mantenimento del rapporto acqua/vegetale. Quando sopperiscono all’intero fabbisogno idrico delle colture per tutto il ciclo.

Di soccorso
Per irrigazione di soccorso, si intende l’irrigazione che si fa a un terreno quando si verificano condizioni climatiche non previste tali da pregiudicare la resa della coltura in atto.

Ausiliarie
Per irrigazione ausiliaria, si intendono quelle operazioni di irrigazione atte ad aiutare la coltura in atto in particolari situazioni di debolezza. La differenza tra l’irrigazione ausiliaria e quella di soccorso sta nel fatto che nell’irrigazione di soccorso le condizioni climatiche che pregiudicano la resa della coltura non sono previste, mentre nell’irrigazione ausiliaria si sa già quando la coltura avrà delle difficoltà, e quindi si apporta acqua al terreno per aiutarla.

Finalizzate alla coltivazione di colture non autoctone
L’irrigazione, evolvendosi nel corso della storia, ha permesso la messa a coltura di specie originarie di climi differenti da quello del terreno considerato, che altrimenti non permetterebbe la loro crescita.

Dilavante
Attuata nei terreni aridi, diluisce i sali minerali, i quali posseduti in quantità eccessiva dal terreno, sarebbero dannosi alla coltivazione.

Termica
L’acqua è in grado di accumulare ingenti quantità di calore: sfruttando tale proprietà è possibile riscaldare le piante, come nel caso di una risaia o di un prato marcitoio.

Climatizzante o antibrina
Sfruttando il calore liberato con la solidificazione dell’acqua, si mantengono gli organi vegetativi (in particolare le gemme) a una temperatura superiore a quella dell’aria, limitando enormemente i danni da brina. Tale sistema è utilizzato diffusamente ad esempio nelle piantagioni di mele in Alto Adige.

Sussidiaria
Al fine di integrare e coadiuvare l’effetto di un trattamento al terreno, come per diffondere un erbicida o per facilitare l’esecuzione di una lavorazione.

Pigmentante
Irrigazione che viene praticata, per esigenze commerciali, allo scopo di provocare il viraggio del colore della frutta (es. nei meleti del Trentino, 15 giorni prima della raccolta), in quanto l’evaporazione causa la diminuzione della clorofilla portando all’evidenziazione del pigmento (colore verde tipico). A goccia vi è una macchina che fa uscire l’acqua in piccole gocce ma regolarmente.

Il fabbisogno irriguo
Per calcolare il fabbisogno irriguo di un campo si sottraggono dagli apporti d’acqua annuali (piogge, risalita da falda, acqua trattenuta dal terreno) i fabbisogni idrici delle colture ottenendo in questo modo i fabbisogni irrigui netti, ai quali vanno aggiunte le perdite che si verificano nel corso dell’irrigazione. In generale, i consumi d’acqua delle colture dipendono sostanzialmente da tre elementi:

le condizioni climatiche, individuate da variabili come la temperatura e l’umidità dell’aria, l’irraggiamento solare e la ventosità;
il grado di sviluppo della coltura e di copertura del suolo;
l’evoluzione dinamica del tenore di umidità del suolo.
Una diffusa metodologia per valutare i fabbisogni irrigui massimi delle colture si basa sul calcolo del prodotto fra l’evapotraspirazione di riferimento ET0, che dipende dalle condizioni climatiche, e di un coefficiente colturale kc che rappresenta una misura del sviluppo vegetativo di una specifica coltura nelle diverse fasi fenologiche.

Conoscendo l’apporto di pioggia Pn al netto del quantitativo d’acqua intercettato dall’apparato fogliare, il fabbisogno irriguo massimo (Irr) è quindi definito nel seguente modo:

{\displaystyle Irr=ET_{0}\cdot k_{c}-Pn}{\displaystyle Irr=ET_{0}\cdot k_{c}-Pn}
L’informazione relativa al coefficiente colturale kc è estremamente variabile, anche all’interno della stessa tipologia colturale, poiché dipende da numerosi fattori, quali data e densità di semina, apporto di sostanze nutrienti, natura dei suoli e pratiche agronomiche. L’osservazione da satellite consente il monitoraggio dello sviluppo delle coperture vegetali, con grande dettaglio e precisione. Da oltre due decenni, la superficie della Terra viene ripetutamente fotografata dallo spazio, grazie a satelliti artificiali dotati di “occhi” particolarmente potenti, in grado di eseguire un continuo monitoraggio dell’ambiente (acqua, suolo, atmosfera). L’evoluzione tecnologica di questi sensori consente oggi di rilevare dettagli di dimensione inferiore a 1 metro da un’altezza di oltre 700 km, utilizzando non soltanto il campo del visibile, ma anche l’infrarosso. Queste caratteristiche tecniche consentono di poter valutare lo sviluppo vegetativo delle colture, e quindi il valore del kc parcella per parcella.

La Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con lo spin-off accademico Ariespace s.r.l., ha sviluppato un sistema basato sull’elaborazione di immagini satellitari per il calcolo dei fabbisogni irrigui denominato Irrisat (https://www.irrisat.com/). L’informazione è inviata automaticamente tramite una web-app direttamente alle aziende iscritte al servizio, le quali ricevono così un “consiglio irriguo” personalizzato e in tempo reale. In qualsiasi istante, ciascun utente iscritto può “osservare” i propri appezzamenti sull’immagine satellitare, disponendo di un personal computer o di un telefono cellulare di nuova generazione[5]. Si tratta di uno strumento innovativo per l’assistenza irrigua, realizzato mettendo insieme le informazioni ottenute dai satelliti e i nuovi mezzi di comunicazione.

Attrezzature per l’irrigazione
Per il prelievo, trasporto e distribuzione dell’acqua, i moderni sistemi di irrigazione fanno uso di condotte, serbatoi, tubazioni, pompe, irrigatori e attrezzature accessorie (valvole, filtri, ecc.). Le pompe usate per il sollevamento dell’acqua dai pozzi possono essere emerse o sommerse; nel primo caso la pompa necessita di un tubo di aspirazione, che invece manca nella pompa sommersa.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Irrigazione

Imballaggi per traslochi Sassari

Imballaggi per un trasloco di successo: 16 consigli

Fare imballaggi per una casa intera, in modo ordinato, può essere un compito arduo. Questi 16 consigli vi guideranno nell’impresa e i vostri oggetti arriveranno tutti sani a destinazione. La parte più importante per il giorno del trasloco è fare in modo che tutto sia pronto prima dell’arrivo dei furgoni.

1. Usate imballaggi della dimensione giusta

Oggetti pesanti come libri, piatti e piccoli elettrodomestici dovrebbero andare dentro scatole piccole, in modo da sollevarli facilmente. Evitiamo la rottura da impatto sul pavimento. Utilizzate imballaggi più grandi per le cose più leggere: lenzuola, cuscini, paralumi, giochi da tavolo e abbigliamento.

2. Incartate singolarmente gli oggetti fragili

Consigliamo uno strato di carta da imballaggio nella parte inferiore delle scatole destinate agli oggetti fragili (prendere in considerazione l’uso di divisori per piatti e bicchieri), così da creare un cuscino protettivo. Ogni piatto, ogni vaso deve essere avvolto nella carta singolarmente e poi, se impilabile, separato da uno strato sottile di carta o di pluriball. In ogni caso, non avvolgete mai una pila di piatti per metterla nella scatola, durante il trasporto sarebbero più suscettibili alla rottura. E si, potete utilizzare fogli di giornale; basta sapere che l’inchiostro entrerà in contatto con le vostre stoviglie, motivo per cui la maggior parte dei traslocatori suggerisce la carta imballaggio.

3. Riempite completamente le scatole

Riempite la scatola fino all’orlo, anche solo con altra carta, per fare in modo che non si abbozzi né ammacchi nello spostamento. Ma tenete a mente che gli imballaggi non devono superare i 25 chilogrammi (15 chili sarebbe anche meglio).

4. Imballate tutto ciò che può entrare in una scatola

Può sembrare un sacco di lavoro, ma se è abbastanza piccolo da starci, ha bisogno di andare in una scatola! Questo comprende elettrodomestici come forni a microonde e tostapane. Oggetti come aspirapolvere e scalette possono essere esclusi dalla trafila.

5. Costruite degli strati

Le cose più pesanti dovrebbero andare sul fondo della scatola, quelle con un peso intermedio nel mezzo e le più leggere sulla parte superiore.

6. Fotografate gli apparecchi elettronici prima di smontarli

In questo modo sarà più facile “ricordare” dove collegare tutti i cavi e i fili.

7. Utilizzate buste trasparenti per mantenere in ordine

Le viti e le parti piccole andrebbero riposte in sacchetti per surgelati etichettate in un modo comprensibile, così da ricondurli all’oggetto di appartenenza. Una bustina per ogni tipologia, poi chiudete con il nastro adesivo. Nessun elemento deve essere smarrito. Lo stesso vale per i cavi, tutti confezionati ed etichettati chiaramente.

8. Assegnate un codice di colori alle scatole

Usate adesivi vistosi o nastro da imballaggio di diversi colori (rosso per il soggiorno, blu per la cucina, giallo per la camera da letto) per assegnare un riferimento alla stanza. Attaccate gli adesivi su tre lati e sulla parte superiore della scatola in modo da facilitare il riconoscimento.

9. Create un inventario (soprattutto se siete una persona smemorata)

Assegnate un numero a ogni pacco e create un elenco  del contenuto corrispondente, poi scrivete a quale stanza appartiene. Questo vi aiuterà a stabilire una priorità e avere un ordine quando le aprirete, inoltre, significherà sapere subito se una scatola manca. Speriamo non si verifichi questo evento!

10. Etichettate gli imballaggi sul lato

Se tutto viene scritto sulla parte superiore, quando le scatole saranno accatastate l’una sull’altra, sarà difficile leggere cosa contengono.

11. Non mischiate oggetti di stanze diverse

È forte la tentazione di usare i maglioni per attutire le stoviglie della cucina. Vietato. Alla fine, smistare gli oggetti si rivelerà solo una perdita di tempo ulteriore!

12. Impacchettate una stanza per volta

Se possibile, riponete nelle scatole una stanza alla volta. Svuotare una camera alla volta rende il compito più facile e alleggerisce lo stress. Iniziate con gli imballaggi delle stanze vissute di meno, poi viceversa, riordinerete prima quelle più frequentate.

13. Per l’abbigliamento, usate le scatole da armadio

È vero, per non arrivare stropicciati, i vestiti non dovrebbero lasciare la stampella. Non usiamola come scusa. È solo pigrizia. Se volete essere sicuri di portare ogni capo d’abbigliamento entro il prossimo anno, consigliamo le scatole.

14. Fate un piano per quadri e pezzi d’antiquariato

Se possibile, fate valutare e documentate con fotografie la vostra arte prima del trasloco. Quindi assicuratevi di pianificare con i traslocatori come avverrà lo spostamento di questi pezzi e come verranno imballati. Se avessero caratteristiche particolari, segnalate gli accorgimenti da prendere.

15. Farsi aiutare dai traslocatori per gli elettrodomestici

Anche se avete deciso di fare da soli tutti gli imballaggi, potete accordarvi, in anticipo, affinché i traslocatori vi aiutino con televisori, impianti stereo eccetera. Conosceranno il modo migliore di impacchettare gli elettrodomestici per farli arrivare nella casa nuova senza danni .

16. Prendete in considerazione traslocatori che impacchettino tutto per voi

Scegliere traslocatori disposti a impacchettare tutti i vostri averi porta alcuni vantaggi: il più grande? Fanno tutto in un giorno! Il disagio per la vostra vita quotidiana sarà ridotto al minimo. Se doveste decidere di seguire questa strada, sarebbe meglio chiedere prima un preventivo, perché il rovescio della medaglia è il costo più alto. Eliminare lo stress dell’imballaggio potrebbe valerne la pena, bisogna solo decidere.

Fonte: https://www.traslochino.it/blog/consigli-imballaggi-trasloco/

Potatura in quota con piattaforma aerea Sassari

La piattaforma aerea: la soluzione ideale per le potature

La potatura degli alberi più alti è un intervento che spesso tendiamo a rimandare nel nostro giardino, con il rischio di compromettere non solo il corretto sviluppo della pianta ma anche la sicurezza: una crescita incontrollata della chioma potrebbe portare i rami a intralciare il passaggio delle auto, a cadere sotto le raffiche di vento o a impigliarsi tra i cavi elettrici.

Ecco quindi che entrano in gioco le piattaforme aeree: rivolgersi a una ditta specializzata come Cuore Verde, che si occupa della manutenzione aree verdi a Perugia, è il modo migliore per risolvere il problema.

Che cosa sono le piattaforme aeree?

Le piattaforme aeree sono dei cestelli sostenuti da carrelli elevatori e utilizzati dagli operatori per spostarsi in verticale e in orizzontale, raggiungendo facilmente ogni punto della chioma dell’albero; in questo modo è possibile eseguire la potatura delle piante ad alto fusto in totale sicurezza.

Ci sono vari motivi per cui una piattaforma aerea potrebbe essere indispensabile per potare un albero: i rami sono ormai secchi e non consentono di arrampicarsi in sicurezza, oppure il tipo di terreno o la vicinanza ai cavi elettrici non lasciano raggiungere agilmente la chioma.

Inoltre queste piattaforme sono usate non solo negli interventi di giardinaggio ma anche in edilizia; a seconda del tipo di lavoro da svolgere ce ne sono di varie tipologie, da quelle sostenute da gru fino a quelle gommate o cingolate.

L’intervento di potatura

Dopo un sopralluogo che consente di stabilire il punto più comodo in cui posizionare la piattaforma si può dare inizio alla potatura: l’operatore sale nel cestello seguendo rigide norme di sicurezza e viene spostato in modo da raggiungere le zone da potare.

Esistono anche piattaforme molto agili, in grado di muoversi senza problemi in spazi ristretti; naturalmente tutto dipende dall’abilità di chi le manovra. Insomma, quando si tratta di potare alberi ad alto fusto affidarsi a dei professionisti è davvero indispensabile!

Fonte: https://cuore-verde.it/2017/10/20/la-piattaforma-aerea-la-soluzione-ideale-le-potature/#:~:text=Le%20piattaforme%20aeree%20sono%20dei,alto%20fusto%20in%20totale%20sicurezza.

Abbattimento e messa in sicurezza alberi Sassari

Che permessi bisogna avere per tagliare l’albero nel proprio giardino?

Le normative vigenti si occupano di disciplinare l’abbattimento di un albero in diverse circostanze e servono a rispondere ai quesiti che ogni interessato si pone. Nello specifico, ecco quali permessi bisogna avere per tagliare l’albero nel proprio giardino.

Posso tagliare un albero nel mio giardino?

Potrebbe sembrare una domanda dalla risposta scontata ma, in realtà, è sempre necessario chiedersi se è possibile eseguire l’abbattimento di un albero nella propria proprietà e quali sono le normative precise da rispettare. Abbattere alberi nel proprio giardino, infatti, non è un’operazione semplice come potrebbe sembrare, almeno a livello di permessi e autorizzazioni da chiedere. Ma non è neanche nulla di troppo complesso.
Innanzitutto, l’abbattimento di alberi su suolo privato comporta comunque una modifica permanente dello stato della vegetazione in un determinato territorio. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che anche se si tratta di uno spazio che rientra nei propri possedimenti, la presenza di alberi e piante fa parte comunque di un ecosistema molto più ampio e ogni piccolo intervento concorre a mutarne in un certo senso l’equilibrio.
Anche per tagliare un albero nel giardino privato, in generale, è sempre consigliabile informarsi presso il Comune di residenza in modo da conoscere in maniera diretta se esistono vincoli provenienti dallo stesso Comune o, magari, dalla Regione di appartenenza. Tra questi, potrebbero esserci ordinanze e regolamenti di vario tipo.
In materia di abbattimento degli alberi su suolo privati esistono regole che possono anche cambiare in maniera abbastanza evidente da un ente comunale all’altro. Le tipologie di autorizzazioni amministrative e di requisiti necessari per tagliare o abbattere un albero nel giardino privato, infatti, sono molteplici.
Il modo più sicuro per non incappare in spiacevoli inconvenienti, è quelli di presentare un’istanza apposita al Comune di appartenenza nella quale si chiede proprio se ci siano vincoli di qualsiasi natura che potrebbero impedire l’abbattimento di un albero su suolo privato e determinare persino qualche sanzione. Fatto ciò, qualora sia possibile, è necessario chiedere un permesso/nulla osta per procedere all’abbattimento delle piante. Qualora esistente, è da prendere in considerazione il regolamento comunale del patrimonio arboreo ed eseguire interventi sulla vegetazione in maniera del tutto conforme alle regole stabilite.
Non bisogna trascurare, infatti, che se nella zona ci sono esemplari particolari di piante, è necessario tener conto di tutti i vincoli idrogeologici e paesaggistici che potrebbero influire in maniera determinante sulla possibilità di tagliare un albero, anche se nel proprio giardino privato. Questi vincoli riguardano sia abitazioni singole con spazi verdi privati sia parchi condominiali. Inoltre, diventano molto più stringenti se si tratta di intervenire all’interno di una riserva, un’area protetta o un parco.
Tornando al caso del giardino privato, ci sono particolari molto importanti che determinano un’azione su un albero o una pianta. Ad esempio, se quest’ultima comporta un danno al muro divisore con la proprietà del vicino di casa, è necessario verificare se è rispettata appieno la distanza minima dell’albero dal confine stesso. Ma non solo. Tale distanza, per quanto riguarda gli alberi di alto fusto, deve essere di tre metri. Anche in questi casi, però, è possibile che i regolamenti di diversi enti comunali deroghino la norma accettando o imponendo distanze minori o superiori a quella stabilita per legge.

In sintesi, ecco le principali informazioni per procedere alla richiesta dell’abbattimento di un albero nel proprio giardino privato:

  • rivolgersi all’ufficio ambientale del proprio Municipio o Comune;
  • rispettare i tempi di attesa: se entro 30 giorni dalla richiesta, l’ufficio non dà risposta, è da considerare valida la regola del silenzio-assenso e quindi procedere all’abbattimento;
  • richiedere il permesso per l’abbattimento albero anche se la pianta è morta, malata o secca.Quali sono le normative per l’abbattimento degli alberi?

Ci sono diverse normative per l’abbattimento degli alberi. Innanzitutto, in ogni parte d’Italia ogni regione fa riferimento al proprio Regolamento regionale. Per questo è molto complicato procurarsi autonomamente un fac simile o un qualsiasi modulo standard che permetta di procedere alla richiesta di permesso abbattimento albero.

Al Regolamento regionale si aggiungono poi una serie di norme che disciplinano nello specifico le richieste di permesso di abbattimento albero e le procedure stesse che portano a quest’operazione. Dopo la richiesta, infatti, è necessario il sopralluogo di un tecnico agronomo il quale è chiamato a verificare se la pianta debba essere o meno abbattuta. Questa parte della procedura è disciplinata dall’articolo 8 del Regolamento del Verde (casi b e c).
Per quanto riguarda il modulo richiesta autorizzazione abbattimento alberi, come anticipato nel paragrafo precedente, bisogna presentarlo o inviarlo all’Ufficio Ambiente/Ecologia del proprio Comune di residenza.
Ma non solo. Al modulo richiesta autorizzazione abbattimento alberi, è necessario allegare i seguenti documenti:

  • planimetria generale dello spazio in cui si desidera intervenire. In particolare, è richiesto di individuare l’immobile in cui si vuole compiere l’operazione di abbattimento o taglio della pianta; in alternativa, è possibile allegare il disegno dell’area in cui si richiede l’intervento localizzando le piante di cui è richiesto l’abbattimento;
  • documentazione fotografica che attesti lo stato di fatto delle piante che si desidera abbattere.

E ancora, se si tratta di una richiesta avanzata in seguito a un’assemblea condominiale, al modulo richiesta autorizzazione abbattimento alberi si deve allegare anche il verbale dell’assemblea stessa in cui è stato deliberato che la maggioranza dei condomini presenti era favorevole all’intervento. In mancanza di tale documento, è possibile presentare un’autodichiarazione.
Come specificato in precedenza, la normativa abbattimento alberi può anche variare da un ente comunale all’altro. Basti pensare, ad esempio, che alcune amministrazioni chiedono in allegato una perizia firmata da un tecnico abilitato, qualora si avanzi la richiesta di abbattimento connessa alla pericolosità statica o alle condizioni sanitarie di una determinata pianta.
Nella richiesta di autorizzazione, inoltre, devono essere specificati:

  • il numero di piante da abbattere;
  • il diametro del tronco;
  • la specie delle piante sulle quali si desidera intervenire.

In base al Regolamento regionale, potrebbe essere necessaria anche una motivazione. Per richiedere il permesso a tagliare alberi, nello specifico, le motivazioni possono essere varie, in quanto si può richiedere l’intervento perché l’albero:

  • è danneggiato in maniera irrimediabile da parassiti, malattie o anche da calamità naturali;
  • è una minaccia di pericolo per l’incolumità, sia privata che pubblica;
  • può arrecare danno a manufatti, costruzioni o alle opere e infrastrutture che si trovano nei suoi paraggi;
  • è secco o malato.

Per quanto riguarda la normativa per l’abbattimento alberi alto fusto, è da considerare che l’autorizzazione per procedere a queste operazioni è richiesta per tutti gli alberi che hanno un tronco del diametro maggiore di 80 cm. In caso contrario, se l’albero da abbattere presenta un tronco del diametro inferiore a questa misura, è sufficiente inviare una comunicazione scritta all’Ufficio Ambiente/Ecologia del Comune in cui si dichiara esplicitamente di procedere all’abbattimento della pianta.
Per quanto riguarda i costi, l’abbattimento di alberi richiede soltanto il pagamento della marca da bollo da circa 14 euro la quale deve essere applicata alla richiesta di autorizzazione da inviare agli uffici preposti.

È da prendere poi in considerazione, in maniera differenziata, il caso in cui si desideri procedere all’abbattimento di un albero su suolo privato, ma all’interno di un giardino condominiale. In questa specifica situazione, infatti, occorre che l’abbattimento della pianta venga deliberato dall’assemblea a maggioranza delle persone che sono intervenute oltre a un terzo dei millesima, in seconda convocazione.

Qualora si trattasse dell’abbattimento di più alberi di grande pregio (un’operazione che potrebbe deprezzare il decoro del condominio che ne discute) si parla di “innovazione”: in questo caso servono la maggioranza dei partecipante all’assemblea condominiale e i due terzi del valore dell’edificio stesso. La normativa per l’abbattimento di alberi in questo contesto rientra nell’ambito degli atti di straordinario manutenzione, quindi la spesa che ne consegue deve essere ripartita per millesimi di proprietà.

Di quali autorizzazioni ho bisogno per abbattere un albero su suolo privato?

Esistono diverse tipologie di autorizzazioni per abbattere un albero su suolo privato. Innanzitutto, anche se ci si rifa al Regolamento regionale, è necessario recarsi o fare richiesta al Comune o al Municipio di residenza. Le autorizzazioni vengono rilasciate dall’Ufficio Ambiente/Ecologia e, come già accennato, spesso si differenziano di Comune in Comune.

Inoltre, è importante precisare il tipo di operazione che si intende compiere e soprattutto il luogo in cui si vuole procedere.
Ci sono autorizzazioni all’abbattimento di alberi all’interno di proprietà private non boschive che, nella maggior parte dei casi, sono quelle più richieste. Ma non solo. Infatti, bisogna sempre distinguere tra potatura della pianta (che è tutt’altra operazione e prevede un iter completamente diverso) e abbattimento della stessa.

Inoltre, è importante precisare la tipologia di vegetazione sulla quale si andrà ad agire.
Esiste infatti l’autorizzazione per il taglio di alberi ad alto fusto, ma anche le autorizzazione per l’abbattimento di piante di confine non formanti area boschiva. Anche in questo caso, moltissimo dipende dalla tipologia di pianta sulla quale si opera. Ad esempio: per le piante arbustive che presentano un altezza inferiore a 2 metri, c’è da rispettare una distanza minima dal confine di proprietà altrui di 1,5 metri; per le piante arboree, la distanza da rispettare aumenta a 3 metri.

Oltre all’abbattimento, è necessario richiedere l’autorizzazione forestale anche per il taglio di alberi su suolo privato.

Nell’ambito delle operazioni da compiere in aree boschive private, possono esserci diverse autorizzazione che, anche in questo caso, si differenziano in base ai vari Regolamenti regionali. Ad esempio, possono essere richieste autorizzazioni per le utilizzazioni boschive in presenza di un Piano di Gestione Forestale, utilizzazioni boschive in assenza di piano di gestione forestale o semplice esecuzione di lavori.

Questi, naturalmente, sono soltanto alcuni dei numerosi esempi che vanno anche al di là delle richieste di abbattimento degli alberi su suolo privato non boschivo.

Alle procedure burocratiche, tuttavia, si affianca anche la possibilità di usufruire del cosiddetto bonus verde, inserito nella Legge di Bilancio 2018. Il bonus verde si riferisce alla “sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi”. Tra le spese, sono comprese anche quelle di progettazione che eventualmente possono essere connesse a questi interventi.
Questo accorgimento è stato preso con l’intento di aumentare le aree verdi in tutte le zone d’Italia. Non si tratta di un paradosso, in quanto il bonus verde serve soprattutto a incentivare all’abbattimento di quelle piante malate che potrebbero danneggiare porzioni più ampie di vegetazione. Anche quest’intervento, naturalmente, deve essere eseguito da tecnici, ditte specializzate ed esperti del settore previo un sopralluogo, ma anche la pianificazione dello spazio. A tutto ciò si lega il discorso fin qui affrontato, ovvero quello della richiesta di permessi e autorizzazioni per l’abbatimento di alberi su suolo privato. A questa fase fa seguito quella che prevede la scelta dei materiali più idonei alla realizzazione dell’intervento che bisogna compiere su una determinata pianta.

In questi casi, è possibile disporre di diversi metodi di pagamento che permettono a ogni utente di procedere all’abbattimento di un albero e alla semina di una nuova pianta usufruendo del bonus verde previsto dalla Legge di Bilancio 2018. In tal senso, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni che possono essere considerate alquanto flessibili riguardo i metodi di pagamento che permettono di assicurarsi il diritto alla detrazione del 36% che caratterizza il bonus verde. Rispetto al bonus che riguarda le ristrutturazioni, ad esempio, si può anche evitare di pagare mediante bonus parlante, ma è comunque obbligatorio utilizzare un metodo di pagamento tracciabile. Per questo motivo non sono ammessi pagamenti in contanti per usufruire del bonus verde. Tuttavia, vengono accettati vaglia postali o assegni circolari, per limitarsi ad alcuni esempi. Nel caso in cui si decida di effettuare il versamento tramite bonifico, è necessario precisa in causa lo scopo dell’operazione che consiste nella “tutela del verde”.

Posso incorrere in sanzioni se faccio l’abbattimento senza autorizzazione?

Procedere all’abbattimento alberi senza autorizzazioni è assolutamente vietato. Oltre ad incorrere in sanzioni, si rischia di danneggiare la pianta sulla quale si compie l’intervento, ma soprattutto tutta la vegetazione che la circonda. Senza considerare che, non affidandosi a tecnici ed esperti e con un mancato sopralluogo accurato, è possibile mettere in serio rischio anche l’incolumità di cose e persone che potrebbero trovarsi nei pressi dell’albero o della pianta oggetto dell’abbattimento.

Per questo è sempre necessario richiedere le giuste autorizzazioni agli enti preposti e procedere soltanto nel momento in cui tutto, dal punto di vista meramente burocratico, è in regola.

Le sanzioni per abbattimento alberi senza autorizzazione variano in base a vari fattori: dall’intervento che si va a compiere alla tipologia di pianta interessata dall’operazione fino agli eventuali danni che potrebbero essere arrecati all’ambiente circostante.

In base alla gravità dell’infrazione, le sanzioni per abbattimento alberi senza autorizzazione possono arrivare fino a 498 euro per ogni pianta che viene buttata giù senza permesso. Inoltre, non bisogna dimenticare che è previsto anche l’obbligo di sostituire l’albero. In questo senso, ogni ufficio del Verde ha la facoltà di avanzare diverse richieste a coloro che procedono senza autorizzazione all’abbattimento di un albero e, soprattutto, non provvedono alla sua sostituzione.

Eventuali abbattimenti di alberi compiuti senza la dovuta autorizzazione possono essere segnalati e denunciati da qualsiasi cittadino, in quanto un’infrazione di questo tipo rappresenta in ogni caso un eventuale pericolo, soprattutto per gli spazi verdi e per il loro stato di salute che va al di là della singola pianta oggetto di intervento sul suolo privato

Fonte: https://www.giardiniterrazzi.it/permessi-bisogna-tagliare-lalbero-nel-giardino/

Facchinaggio e movimentazione merci Sassari

L’attività di facchinaggio e movimentazione merci  può essere svolta in forma artigiana ove ricorrano i requisiti di cui alla L. 443/1985 ed i requisiti per l’esercizio dell’attività devono essere posseduti dal titolare o da parte di tutti i soci di s.n.c., dei soci accomandatari, degli amministratori di società di capitali prestatori d’opera, come previsto dagli artt. 2, 4 della stessa legge e può essere iniziata dal giorno della presentazione della pratica all’ufficio competente completa e corretta, corredata della documentazione e delle dichiarazioni richieste dalla normativa vigente (la data di inizio dell’attività deve quindi corrispondere a quella di presentazione della pratica-Scia).

Per attività di facchinaggio, si intendono le attività svolte anche con l’ausilio di mezzi meccanici o diversi, o con attrezzature tecnologiche, comprensive delle attività preliminari e complementari alla movimentazione delle merci e dei prodotti, come di seguito indicate:
a) portabagagli, facchini e pesatori dei mercati agro-alimentari, facchini degli scali ferroviari, compresa la presa e consegna dei carri, facchini doganali, facchini generici, accompagnatori di bestiame, ed attività preliminari e complementari; facchinaggio svolto nelle aree portuali da cooperative derivanti dalla trasformazione delle compagnie e gruppi portuali in base all’articolo 21 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni ed integrazioni;
b) insacco, pesatura, legatura, accatastamento e disaccatastamento, pressatura, imballaggio, gestione del ciclo logistico (magazzini ovvero ordini in arrivo e partenza), pulizia magazzini e piazzali, depositi colli e bagagli, presa e consegna, recapiti in loco, selezione e cernita con o senza incestamento, insaccamento od imballaggio di prodotti ortofrutticoli, carta da macero, piume e materiali vari, mattazione, scuoiatura, toelettatura e macellazione, abbattimento di piante destinate alla trasformazione in cellulosa o carta e simili, ed attività preliminari e complementari.
Fonte: http://www.re.camcom.gov.it/Sezione.jsp?titolo=Definizioni+dell%27attivit%C3%A0+di+facchinaggio+e+movimentazione+merci&idSezione=4074

Traslochi scuole Sassari

La Melis Multiservizi esegue TUTTI I TIPI DI TRASLOCO con efficienza ed esperienza acquisita in un ventennio di attività nel settore. Dispone di personale qualificato ed espressamente addestrato, nonché di specifiche attrezzature che consentono di erogare al meglio i servizi di Trasloco d’arredo di civili ABITAZIONI, di UFFICI pubblici e privati, di archivi, di trasloco di ARCHIVI, di LABORATORI ospedalieri, di COLLEZIONI artistiche ecc.

L’obiettivo in tutte le fasi di trasloco è quello di soddisfare le esigenze del cliente fornendo i massimi standard qualitativi con un servizio di facchinaggio attento e qualificato.Il PLANNER dei LAVORI è il primo passo che si effettua col SOPRALLUOGO, prima delle fasi operative, per verificare esigenze ed eventuali problematiche del cliente, ove viene definita la logistica e la tipologia dell’intervento, sempre in accordo con il fruitore del servizio.Le operazioni di CARICO e SCARICO sono effettuate unicamente da dipendenti specializzati per garantire la qualità del servizio e ridurre al minimo disagi e tempi d’esecuzione. Quando necessario si ricorre all’ausilio di SCALE ELEVATRICI, al fine di ridurre al minimo le possibilità di urto degli oggetti.

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PERSONALE ALTAMENTE QUALIFICATO ed addestrato: è utilizzato in tutte le fasi, compresa quella delicata di SMONTAGGIO e RIMONTAGGIO, per garantire la giusta soluzione ad ogni tipo di problema.

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Consegna e Montaggio arredi Nord Sardegna

Servizio che si rivolge in prevalenza ad aziende che necessitano del montaggio e della assistenza post vendita; ci occupiamo di arredi per civili abitazioni, uffici e comunità.

Operiamo con mezzi propri per effettuare le consegne e i montaggi, disponendo di attrezzature numericamente e qualitativamente adeguate e di personale tecnico specializzato in grado di garantire la buona riuscita dei servizi.

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Sopralluoghi e preventivi gratuiti con rapidità di intervento. Contattaci al numero di telefono 079 2679111

 

Deposito e distribuzione merci Sardegna

La gestione della catena di distribuzione (o SCM, dall’inglese supply chain management) riguarda diverse attività logistiche delle aziende, con l’obiettivo di controllare le prestazioni e migliorarne l’efficienza. Tra queste attività sono incluse la catalogazione sistematica dei prodotti e il coordinamento strategico dei vari membri della catena di distribuzione.

Il supply chain management fornisce quindi un collegamento e si occupa di coordinare le attività di produzione, acquisto e logistica. Si divide in supply chain planning system, il quale aiuta l’azienda nel generare le previsioni di produzione e nello sviluppare i piani di acquisto e produzione e in supply chain execution system, il quale consente il coordinamento e il controllo dei flussi di prodotti che ci sono tra il magazzino e i vari centri di distribuzione. Sono fondamentali per ciò che riguarda il Business, in particolare i sistemi SCM, se utilizzati nella maniera corretta, consentono di garantire un elevato livello di servizio verso il cliente.

Panoramica

Nonostante l’alta popolarità del supply chain management sia nella teoria sia nella pratica, non esiste unanime consenso sul suo significato, anche perché il suo sviluppo in ambito manageriale e accademico è recente.
Esistono decine di definizioni che possono essere sintetizzate, tuttavia, nei seguenti approcci:

  • SCM inteso come nulla di più che un nome diverso dato all’integrazione logistica (Tyndall G. 1998)
  • SCM leggibile come una integrazione verticale tra imprese (Cooper M.C., Ellram L. M 1993).
  • SCM considerato come un processo di gestione e coordinamento (La Londe B.J., 1997)
  • SCM concepito come una filosofia manageriale di gestione (Ellram L.M., Cooper M.C, 1990) che guida i membri della supply chain verso la creazione di valore per il cliente.

Probabilmente la definizione che riassume tutti questi concetti è tuttavia la seguente: la gestione della catena di distribuzione è un sistematico e strategico coordinamento delle tradizionali funzioni aziendali e delle tattiche prima all’interno di ogni azienda e poi lungo i vari membri della catena di distribuzione con l’obiettivo di migliorare le prestazioni di lungo periodo dei singoli membri e dell’intera catena (Mentzer 2001); mentre per catena di distribuzione si intende una serie di tre o più entità (organizzazioni o individui) direttamente coinvolte in flussi (a monte e/o a valle) di prodotti, servizi, denaro e/o informazioni dalla materia prima fino all’ultimo cliente (Mentzer 2001). Possono esistere anche dei flussi di ritorno, solitamente inclusi nella cosiddetta logistica di ritorno (reverse logistics).

Ci sono vari livelli di complessità di catena distributiva:

Si può avere una catena di distribuzione semplice e diretta che consiste nel collegamento immediato tra l’impresa e il fornitore e tra l’impresa e il cliente attraverso uno o più scambi di flussi di prodotti, di servizi, di denaro e di informazioni; quindi, allo stesso modo ma in maniera più estesa e complessa può comprendere anche in sequenza i fornitori dei fornitori e i clienti dei clienti, coinvolti in uno o più scambi di flussi di prodotti, di servizi, di denaro e di informazioni. Infine vi potrà essere una catena di distribuzione con un grado di complessità maggiore (probabilmente su scala globale) che include tutte le imprese dal primo fornitore all’ultimo cliente da valle a monte, coinvolti nello scambio di flussi di prodotti, di servizi, di denaro e di informazioni.

Evoluzione della gestione nella catena di distribuzione

L’ambiente in cui operano le imprese è profondamente mutato, e con esso l’organizzazione aziendale ha subito una profonda evoluzione. Nel tempo, infatti, si è assistito a un progressivo spostamento del controllo del mercato dal prodotto al cliente e quindi ai consumatori finali. Oggi è ormai consolidata la necessità di monitorare, anticipare e controllare i fenomeni di vendita, prevedendo l’evoluzione dei consumi e delle tendenze del mercato.

A essere coinvolta è l’azienda nella sua totalità e tutte le singole aree: dal marketing al controllo, ma un ruolo determinante è comunque ricoperto dalla catena della logistica. A questa da sempre è stata attribuita un’importanza secondaria, ma attualmente è stata rivalutata, grazie anche all’affermazione di Internet e delle nuove modalità di scambio di beni e servizi da essa portate. La logistica per qualsiasi tipo di impresa, sia essa di piccole, medie o grandi dimensioni, ha assunto in questi ultimi anni una valenza determinante con contorni addirittura strategici, contribuendo in modo rilevante ad aumentare la redditività dell’intero “processo di business” aziendale.

La logistica è essenzialmente una pianificazione di processi, organizzazione e gestione di attività, mirante a ottimizzare il flusso di materiale e le relative informazioni all’interno e all’esterno dell’azienda. La gestione logistica, in una visione prettamente tradizionale, si occupa principalmente dell’ottimizzazione dei flussi materiali (beni) e di quelli immateriali (informazioni) all’interno dell’impresa. Rappresenta il tassello di un sistema complesso di processi decisionali che coinvolgono una pluralità di attori in differenti ambiti: dalla produzione alla distribuzione, alla vendita.

La gestione della catena di distribuzione riconosce che l’integrazione limitata all’interno della azienda non è più sufficiente. Oggi è diventato necessario e indispensabile il coinvolgimento anche della rete di imprese che si trovano a monte e a valle nei processi e nelle attività che producono valore in termini di prodotti e servizi al consumatore finale. Le aziende non possono più essere viste come unità singole ma come configurazioni-costellazioni di imprese nella classica forma reticolare con nodi interrelati ad altri (rapporti tra imprese e clienti), via extranet (rete che collega l’impresa con entità esterne), intranet (rete interna collaboratori azienda) e Internet (rete telematica mondiale computer connessi), nelle complesse operazioni di produzione e vendita con l’obiettivo di raggiungere il “focus” della attività aziendale che è quello di soddisfare le esigenze del cliente (soddisfazione).

In sostanza, la gestione della catena di distribuzione mira a costruire ed ottimizzare i legami, la collaborazione ed il coordinamento tra fornitori, terzisti, clienti e distribuzione. Bisogna abilitare un modello di collaboration innovativo e allo stesso tempo proceduralizzare la conoscenza, è fondamentale instaurare una relazione basata sulla volontà condivisa di crescere nel proprio business. Crescere insieme significa supportare le competenze dei collaboratori nel tempo, attraverso la generazione di un circolo virtuoso da cui attingere competenze

La catena di fornitura deve essere governata da solidi principi di integrazione e da eccellenti sistemi di coordinamento, tecnologici ovviamente. Conoscere, e soprattutto utilizzare, sistemi che consentono di misurare le prestazioni operative delle attività aziendali è la chiave di volta per garantire il successo del business. Mappare i processi, evidenziare i flussi, misurare le prestazioni per ridurre i costi connessi alla logistica e alla movimentazione delle merci è oggi essenziale. Automatizzare i processi e monitorarli real time rende possibile una reale ottimizzazione degli ordini minimizzando i rischi.

Limitare quanto più possibile le interruzioni dell’operatività affidandosi a solidi e strutturati sistemi di controllo, in uno scenario sempre più globalizzato è garanzia di successo.

Nuovi ambiti applicativi nello studio dei big data e dei processi transazionali consentono oggi di ricomporre i pezzi di un puzzle chiamato supply chain. Una SC frammentata, polverizzata da passaggi tra fornitore e committente. È là che, nella maggior parte delle volte, si annidano criticità e colli di bottiglia dovuti a una scorretta gestione del Business Process.

Bisogna traguardare la Process Intelligence in ambito catena di distribuzione, ovvero l’analisi in tempo reale dei dati di processo per mappare e analizzare l’andamento dei processi logistici e continuamente ridisegnare la mappa delle attività logistiche con la flessibilità necessaria a rivoluzionare il processo o l’organizzazione, se necessario

Funzioni del SCM

Scopo primario del SCM è quello di massimizzare il livello di servizio al cliente finale, ottimizzando contestualmente i costi operativi e il capitale impegnato. È di sostanziale importanza sottolineare che, nei progetti di SCM, la collaborazione gioca un ruolo primario. È proprio attraverso questa collaborazione che si arriva a migliorare alcune funzioni come:

  • la previsione della domanda, necessaria al fine di comprendere più approfonditamente le esigenze dei consumatori;
  • la pianificazione della domanda, per realizzare piani di azione più attendibili e precisi e ridurre il numero di resi (logistica di ritorno);
  • il trattamento degli ordini;
  • la pianificazione della capacità produttiva e quindi il conseguente utilizzo ottimale degli impianti;
  • la pianificazione dell’utilizzo dei materiali;
  • l’integrazione tra domanda e fornitura;
  • l’integrazione e collaborazione tra produzione, logistica e marketing.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Gestione_della_catena_di_distribuzione

 

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