Primo soccorso aziendale Sassari

l primo soccorso è l’insieme delle azioni che permettono di aiutare in situazioni di emergenza una o più persone in difficoltà vittime di traumi fisici e/o psicologici o malori improvvisi, nell’attesa dell’arrivo di soccorsi qualificati.

Si intende per primo soccorso anche l’assistenza che viene data in strutture provvisorie in presenza di situazioni critiche, nell’attesa di trasportare il paziente in centri sanitari più adeguatamente attrezzati.

Storia

Durante il medioevo ci furono ordini religiosi di cavalieri, che fornivano aiuto ai pellegrini e ai cavalieri e insegnavano ad altri cavalieri a trattare le più comuni ferite da guerra. Tra gli altri, vi furono i Cavalieri Ospitalieri, costituitisi nell’XI secolo.

La pratica di attuare tecniche di primo soccorso cadde in disuso nei secoli successivi rimanendo confinata per lo più a livello locale ove ancora esistevano ordini di ispirazione religiosa che ne mantenevano viva la tradizione.

È il caso della Confraternita di Misericordia la cui sede fiorentina opera ininterrottamente sin dal 1244 ed è considerata il primo reale servizio di primo soccorso e protezione civile al mondo.

Nuovo vigore internazionale in questo campo si ottenne nel 1859, quando Henry Dunant, da poco arrivato a Solferino, organizzò la popolazione locale per aiutare i soldati reduci della battaglia che si svolse nei pressi, organizzando anche l’acquisto del materiale necessario e la costruzione di strutture improvvisate in cui curare i feriti. Quattro anni dopo, nel 1863, nasceva la Croce Rossa, con il chiaro obiettivo di aiutare i soldati malati e quelli feriti sul campo. Seguì la formazione della St. John Ambulance, fondata sugli stessi principi dell’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri: insegnare le tecniche di soccorso.

Molti passi avanti nel campo del primo soccorso e delle pratiche mediche hanno avuto come stimolo le guerre che si sono verificate nel tempo; un esempio è la Guerra civile americana, che spinse Clara Barton ad organizzare la fondazione della Croce Rossa Americana.

Simboli internazionali

Il simbolo internazionale associato al primo soccorso è costituito da una croce bianca su sfondo verde, assegnato dalla International Organization for Standardization (ISO). Questo simbolo si trova sulle cassette di pronto soccorso.

Il simbolo che identifica i mezzi e il personale di soccorso, invece, è chiamato Stella della vita ed è formato da una croce azzurra a sei braccia, all’interno della quale è raffigurato il cosiddetto bastone di Asclepio: un bastone attorno al quale è attorcigliato un serpente. Questo simbolo si trova su tutti i mezzi di soccorso: ad esempio, è il simbolo visibile sulle ambulanze.

A volte si fa uso del simbolo costituito da una croce rossa su sfondo bianco; tuttavia l’uso di questo e di simboli analoghi è riservato alle società che compongono la Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale e all’uso in situazioni di guerra, come simbolo per identificare il personale e i servizi medici (ai quali il simbolo garantisce protezione, in base alle Convenzioni di Ginevra e ad altri trattati internazionali), e quindi ogni altro utilizzo è improprio ed è punibile per legge.

Tra gli altri simboli utilizzati c’è la Croce di Malta.

La catena della sopravvivenza

Una persona che resta vittima di un malessere, una malattia o un incidente, riceve soccorso da più persone; nel complesso, ciò costituisce la cosiddetta “catena della sopravvivenza”.

La catena della sopravvivenza prende il via con la chiamata di emergenza. Chi trova una persona priva di coscienza, ferita o in pericolo, deve innanzitutto valutare attentamente quale possa essere la causa, per evitare di mettere ulteriormente in pericolo l’incolumità dell’infortunato e la propria. Nessuna azione deve essere intrapresa prima di aver valutato la situazione; i pericoli relativi a gas, esalazioni tossiche e nocive, elettricità possono anche essere non immediatamente evidenti. La chiamata di emergenza va effettuata appena possibile, compatibilmente con le possibilità, dopo aver compiuto un esame primario.

Obiettivi

Gli obiettivi del primo soccorso possono essere racchiusi in tre semplici punti:

  • mantenere in vita l’infortunato; in realtà, questo è lo scopo di ogni tipo di cura medica;
  • prevenire ulteriori danni a carico del malcapitato; questo significa sia proteggerlo da fattori esterni (ad esempio allontanandolo da fonti di pericolo), sia applicare determinate tecniche di soccorso che limitano la possibilità che le sue stesse condizioni peggiorino (ad esempio, premere su una ferita per rallentare il sanguinamento);
  • favorire la riabilitazione, la quale comincia già mentre si sta attuando il soccorso.

L’addestramento al primo soccorso comprende anche l’insegnamento delle regole che permettono di prevenire le situazioni di pericolo fin dall’inizio e insegna le diverse fasi del soccorso.

In campo medico esistono molti protocolli e tecniche di primo soccorso. Uno dei protocolli di primo soccorso più diffusi al mondo è il Basic Life Support (BLS), cioè una sequenza di azioni atte a impedire o a limitare i danni in caso di arresto cardiaco.

Anche in campo psicologico esistono protocolli di primo soccorso. Il Basic Psychological Support (BPS), ad esempio, è un protocollo di intervento per soccorritori occasionali finalizzato alla gestione precoce dell’ansia acuta e dell’attacco di panico, nell’attesa degli interventi specialistici e dei professionisti del soccorso eventualmente allertati.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Primo_soccorso?veaction=edit&section=3

Corso primo soccorso Melis Multiservizi

La Melis Multiservizi per garantire gli alti standard di qualità dei servizi proposti e in linea con le certificazioni acquisite Iso 9001:2015, Iso 14001:2015, Iso 18001: 2007, ha da sempre un occhio di riguardo alla sicurezza aziendale. Ieri è stata una giornata di formazione sul primo soccorso aziendale, garantendo sempre la distanza di sicurezza richiesta dalle normative vigenti.

Facchinaggio Nord Sardegna

Servizi di facchinaggio: in cosa consistono?

Cosa richiede un’azienda che ha bisogno di servizi di facchinaggio.

Nella vita di un’azienda può subentrare l’esigenza, saltuaria oppure ripetitiva, di movimentare merci e materiali. Uno spostamento di arredi, la creazione di un database informatico e il relativo spostamento di quello cartaceo, o anche un aumento di produzione e di vendita di articoli… insomma le cause possono essere svariate.

Contattando un’azienda che offre servizi di facchinaggio ci si mette in contatto con professionisti del settore, con personale e mezzi idonei a risolvere qualsiasi esigenza. Richiedere un sopralluogo e un preventivo gratuito permetterà quindi di capire di quali servizi ci possiamo avvalere.  Solitamente questo tipo di servizio fa parte di una tipologia più ampia di servizi che vengono offerti da un’azienda di logistica, ma vengono erogati anche separatamente e una tantum.

I servizi che in genere vengono offerti sono:

  • servizi di carico e scarico
  • movimentazione delle merci, anche con mezzi meccanici
  • spostamento di arredi e archivi
  • traslochi interni e spostamento di merci
  • Qualsiasi servizio di manodopera che preveda lo spostamento di merci.

Nel caso di esigenze saltuarie risulta molto intuitivo il ricorrere a servizi esterni all’azienda, ma anche nel caso di situazioni ripetitive affidarsi ad un impresa del settore permette un notevole risparmio economico e di tempo. Tutti i mezzi vengono infatti forniti dall’azienda che eroga il servizio, sono controllati, sottoposti a manutenzione periodica e in perfette condizioni. Il personale è formato e abituato a lavorare in team strutturati. Ecco perchè rivolgersi ad agenzie di servizi di facchinaggio risulta essere una soluzione comoda ed economica.

Fonte: https://impresapulizia.wordpress.com/2013/05/07/servizi-di-facchinaggio-in-cosa-consistono/

Pulizia pareti verticali Sassari

La Melis Multiservizi effettua servizi di sanificazione e igienizzazione professionale a Sassari e in tutta la Sardegna.

Disponiamo di irroratrici con ipoclorito di sodio, idropulitrici e aerosolatrici per fumigazione con virucidi con le quali possiamo operare in ogni ambiente lavorativo.

Grazie alla autorizzazione CCIAA di Sassari ai sensi L. 82/94 (dal 18/4/2000) offriamo i servizi presso i settori pubblico e privato e in particolare siamo specializzati nella pulizia e sanitificazione di uffici, stabilimenti, reparti industriali, comunità, strutture sanitarie, banche, edifici scolastici, centri commerciali, strutture alberghiere, B&B, saloni di bellezza e appartamenti privati.

La società opera nel pieno rispetto della normativa vigente, assolvendo a tutti gli obblighi di legge, ed offre:

– Risoluzione di ogni problema e sanificazione ambientale;

– Pulizie locali di ogni genere, dal piccolo ufficio ai grandi spazi;

– Trattamenti speciali (sgrassaggio, cerature, piombatura pavimentazioni)

– Pulizia pareti verticali (vetrate) e rimozione graffiti.

Chiama subito al numero 079 267 9111 per sopralluoghi e preventivi gratuiti con rapidità di intervento.

Sanificazioni ambienti di lavoro Sassari

Covid, aumentano le sanificazioni “ma non siamo ancora a livello lockdown”

I contagi in Italia aumentano ogni giorno e torna lo spettro di un nuovo lockdown: qualcuno, come il virologo Andrea Crisanti, ieri ha ipotizzato il periodo di Natale. In questo contesto, nelle ultime settimane sono aumentate le richieste di interventi di sanificazione contro il Covid-19 da parte delle aziende? Sì, anche se non ai livelli dei mesi scorsi, quello del periodo più critico. Lo spiegano all’Adnkronos tre imprese di questo settore: “C’è più allerta – dicono dalla Reflex di Milano, una delle città più colpite dall’emergenza virus – quindi è iniziato un secondo ciclo di sanificazioni in aziende dove già le avevamo effettuate. Attualmente le richieste, però, vengono più da parte dei privati perché magari qualcuno ha contratto il virus. Comunque, non siamo ai livelli dei mesi scorsi, ma c’è una leggera curva che cresce”.

La situazione è identica al Sud, con l’azienda Sanaria di Napoli che spiega come “le richieste provengono più dai privati, anche perché le aziende ormai sono organizzate. Si sanifica di più nelle abitazioni e nelle attività commerciali. Gli interventi sono aumentati ma adesso non siamo ai livelli critici dei mesi scorsi”.

Ma qual è, tra i vari metodi, quello più efficace per le sanificazioni? Secondo Alternativa Servizi “il vapore secco, perché si utilizza sulle superfici, quindi va a sanificare maggiormente i dettagli presenti nei luoghi, e di conseguenza è più indicato per il Covid. Spesso, chi tra le imprese propone l’ozono per sanificare, è gente che in questo settore si è improvvisata durante l’emergenza”.

“Al momento le richieste sono sostenibili – spiega Alternativa Servizi, presente a Roma – dopo la prima riapertura del 4 maggio invece c’era molta confusione da parte delle aziende per paura di prendere multe. Al momento le chiamate vengono soprattutto da chi ha avuto un caso di positività o da chi ha un appartamento in affitto e quindi vuole sanificarlo. Le richieste negli ultimi 15 giorni sono in crescita, anche se non a livelli critici”.

La situazione è identica al Sud, con l’azienda Sanaria di Napoli che spiega come “le richieste provengono più dai privati, anche perché le aziende ormai sono organizzate. Si sanifica di più nelle abitazioni e nelle attività commerciali. Gli interventi sono aumentati ma adesso non siamo ai livelli critici dei mesi scorsi”.

Ma qual è, tra i vari metodi, quello più efficace per le sanificazioni? Secondo Alternativa Servizi “il vapore secco, perché si utilizza sulle superfici, quindi va a sanificare maggiormente i dettagli presenti nei luoghi, e di conseguenza è più indicato per il Covid. Spesso, chi tra le imprese propone l’ozono per sanificare, è gente che in questo settore si è improvvisata durante l’emergenza”.

Fonte: https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/10/15/covid-aumentano-sanificazioni-non-siamo-ancora-livello-lockdown_rteXMBBWFvwLTRKQrdsJII.html?refresh_ce

 

Servizio di Potatura Sassari

La potatura consiste in una gamma di interventi atti a modificare il modo naturale di vegetare e di fruttificare di una pianta.

Si tratta di interventi cesori, di modificazioni di posizione dei rami e di altri interventi quali trattamenti con fitoregolatori che modificano in modo analogo ai tagli l’habitus della pianta o di sue parti, la cosiddetta “potatura chimica”. Pur essendo possibili interventi di potatura sulle piante erbacee (es. cimatura del tabacco), normalmente la potatura è condotta sulle piante arboree da frutto e ornamentali. La potatura è necessaria solo quando si nota nella pianta qualche problema o qualche ramificazione troppo estesa, che può ledere il benessere e la produttività (sia in termini di crescita generale sia in quanto a fiori e frutti). I polloni, ad esempio, vanno generalmente eliminati subito. Ogni pianta ha bisogno di una potatura differente, ed è bene scegliere sia la tipologia sia il periodo migliore per effettuarla.

Obiettivi della potatura

La potatura si propone di modificare la pianta per raggiungere una serie di obiettivi:

  • dare alla pianta una forma idonea all’utilizzazione ottimale della luce (ma anche per facilitare le operazioni colturali);
  • accelerazione dello sviluppo dei giovani alberi per raggiungere al più presto lo scheletro definitivo e l’entrata in produzione;
  • avere una migliore e più rapida produzione di frutti:
  • raggiungimento di un equilibrio chioma/radici e fase vegetativa/fase riproduttiva, per una produzione alta, costante, di qualità;
  • far sì che le piante si adattino alla fertilità agronomica;
  • estendere il ciclo produttivo nelle piante senescenti.

Metodi di potatura

Gli interventi praticati con la potatura sono:

  • Soppressione: asportazione con un taglio netto, alla base, di branche, rami e germogli
  • Cimatura: eliminazione dei nodi terminali di un ramo (potatura verde)
  • Spuntatura: eliminazione dei nodi terminali di un ramo (potatura invernale)
  • Scacchiatura: eliminazione di germogli avventizi presenti sul tronco
  • Raccorciamento: asportazione di una porzione più o meno lunga della parte distale di un ramo
  • Speronatura: accorciamento che lascia solo i 2-3 nodi prossimali
  • Stroncatura: taglio del tronco alla base, per favorire il ricaccio
  • Spollonatura: asportazione dei polloni
  • Diradamento: eliminazione di fiori, frutti o rami ritenuti in soprannumero
  • Sfogliatura: eliminazione di una parte delle foglie
  • Decorticazione anulare: asportazione di un anello di corteccia per favorire la fruttificazione della parte apicale del ramo
  • Intaccatura: vengono praticati due tagli a V sopra una gemma per asportare una parte di corteccia e favorire l’emissione di un germoglio
  • Incisione: consiste in un taglio che si approfondisce fino all’alburno con lo scopo di indebolire il vigore vegetativo nelle piante da frutto
  • Infrangimento: parziale rottura di rami eccessivamente vigorosi per forzarli a fruttificare
  • Intaglio: serie di tagli ottenuti con una sega a lama spessa per poter inclinare branche di grosse dimensioni
  • Curvatura: non sono previsti tagli ma il piegamento ad arco di rami di cui si vuole rallentare lo sviluppo vegetativo
  • Inclinazione: non sono previsti tagli, se non per le branche o rami di grosse dimensioni (vedi l’intaglio), ma l’inclinazione del ramo senza curvatura per favorire l’emissione di nuovi rami
  • Divaricazione: non sono previsti tagli ma l’utilizzo di divaricatori per una giusta inclinazione delle branche
  • Piegatura: non sono previsti tagli ma l’inclinazione verso il basso di un ramo per rallentare lo sviluppo vegetativo
  • Torsione: non sono previsti tagli ma la parziale rotazione di un ramo intorno al suo asse con parziale rottura dei vasi legnosi e stimolazione a fruttificare

Gli strumenti utilizzati nella potatura sono le forbici manuali o pneumatiche, la sega, la scuretta (nel caso dell’Ulivo) e recentemente le potatrici meccanizzate per le coltivazioni specializzate (ad esempio la Vite)

Tipi di potatura

La potatura è distinta in base allo scopo e alla stagione in cui viene eseguita, ricordiamo di seguito quelle più utilizzate:

  • Potatura di allevamento o di formazione: praticata con l’intento di dare alle giovani piante la forma ottimale per lo sfruttamento razionale dello spazio e della luce
  • Potatura di fruttificazione o di produzione: praticata con l’intento di: favorire lo sviluppo dei rami che portano fiori e/o frutti per migliorarne la qualità; e per mantenere il giusto equilibrio tra attività produttiva e vegetativa della pianta
  • Potatura di trapianto: eseguita alla fine dell’inverno, nel momento della messa a dimora delle piantine, per eliminare le radici rovinate, contorte o mal disposte e per effettuare il taglio o intestatura dell’Astone all’altezza dell’impalcatura
  • Potatura di riforma o di ristrutturazione: praticata quando sorge l’esigenza di variare la forma di un albero, ritenuta non più idonea ai fini produttivi (ad esempio l’adozione di macchinari per la raccolta dei frutti meccanizzata) od ornamentali
  • Potatura di ringiovanimento: praticata con l’intento di rinnovare le piante ormai senescenti, con una drastica riduzione della chioma con la capitozzatura, al fine di ottenere nuovi getti che sostituiranno le branche invecchiate
  • Potatura di risanamento o di rimonda: praticata per eliminare le parti di chioma disseccate, spezzate o attaccate da parassiti
  • Potatura invernale: praticata per attivare la vegetazione con tagli più o meno drastici a seconda degli scopi, come per il melograno che si consiglia la potatura verso la fine dell’inverno, tra febbraio e marzo
  • Potatura verde o estiva: eseguita durante il ciclo vegetativo con lo scopo di deprimere il vigore vegetativo di alcune parti della pianta a favore di altre, con operazioni di spuntatura, scacchiatura, sfemminellatura, diradamento dei frutticini, sbottonatura dei bottoni floreali, cimatura, spollonatura, etc..
  • Potatura in ambito forestale praticata su:
    • Rami verdi: per ottenere il sollevamento della chioma, nelle conifere si parla di spalcatura; non viene effettuata sulle specie di difficile cicatrizzazione come il Faggio o l’Abete rosso e nelle piante più vecchie
    • Rami secchi: praticata nell’Arboricoltura da legno per evitare l’inglobamento dei monconi dei rami nel legno, onde evitare la formazione di nodi e il conseguente deprezzamento commerciale; in Silvicoltura viene a volte praticata allo scopo di migliorare le condizioni di luminosità del sottobosco e per attenuare i pericoli di incendio e gli attacchi dei parassiti

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Potatura

Manutenzione aree verdi comunali Sassari

Manutentore del verde: definiti gli standard professionali e formativi

Raggiunto l’Accordo in Conferenza Stato-Regioni.

Il 22 febbraio scorso, dopo un lungo e complesso confronto, è stato sottoscritto l’Accordo in Conferenza Stato Regioni sugli standard professionali e formativi del “Tecnico meccatronico delle autoriparazioni” previsto dall’art. 12 della Legge 28 luglio 2016 n. 154. L’Accordo prevede che specifici titoli che si conseguono nell’ambito dei percorsi di istruzione e di istruzione e formazione professionale siano “abilitanti” alla specifica attività professionale, mentre altri consentono una forte riduzione dei percorsi formativi.

Nell’analizzare i contenuti dell’Accordo, la FLC CGIL rileva come documenti di questo tipo, avrebbero bisogno come l’aria di un forte coinvolgimento e condivisione delle parti sociali, intese non solo come rappresentanti degli operatori del settore, ma anche di coloro che rappresentano i lavoratori della formazione e della conoscenza (istruzione, formazione professionale, università).

Il contesto normativo

La norma di riferimento è la Legge 28 luglio 2016 n. 154 concernente “Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale.”

In particolare l’articolo 12 prevede che l’attività di costruzione, sistemazione e manutenzione del verde pubblico o privato affidata a terzi possa essere esercitata, oltre che da particolari categorie di iscritti al Registro ufficiale dei produttori (RUP) operante presso il Servizio fitosanitario nazionale (articolo 20, comma 1, lettere a) e c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214), anche da imprese agricole, artigiane, industriali o in forma cooperativa, iscritte al registro delle imprese, che abbiano conseguito un attestato di idoneità che accerti il possesso di adeguate competenze.

Il medesimo articolo 12 stabilisce che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano le modalità per l’effettuazione dei corsi di formazione ai fini dell’ottenimento del suddetto attestato.

In altre parole la legge 154/16 arricchisce il campo della formazione regolamentata con una nuova attività professionale normata.

Tali disposizioni presentano evidenti criticità in quanto non prevedono specifiche norme riguardo alla fase transitoria volte a regolare l’effettiva entrata in vigore dell’obbligo di acquisizione dell’attestato di idoneità da parte delle nuove imprese del settore.

Dopo una lunga e complessa trattativa con il Ministero delle politiche agricole il 22 febbraio 2018 si è raggiunto l’Accordo in Conferenza Stato Regioni che, oltre a regolamentare i nuovi corsi per il rilascio dell’attestato necessario all’esercizio dell’attività di Manutentore del verde, definisce i titoli di studio, i titoli professionalizzanti, l’attività svolta nel settore che consentono l’esonero parziale o totale della frequenza dei corsi.

I contenuti dell’Accordo

A) Descrizione dell’attività di Manutenzione del verde

L’attività di Manutenzione del verde è definita in base a classificazioni e descrittori utilizzati nell’ambito del Quadro Nazionale delle qualificazioni Regionali (QNQR).

  • Classificazione dei settori economico-professionali
  • Classificazione delle attività economiche (ATECO, Istat – 2007)
  • Classificazione delle Professioni (CP Istat-2011)
  • Processi di lavoro (articolazioni dei settori economico-professionali)
  • Aree di Attività (ADA)

Nella tabella che segue la descrizione dell’attività e della relativa figura professionale

Attività di Manutenzione del verde
SETTORE ECONOMICO-PROFESSIONALE Agricoltura, silvicoltura e pesca
CODICI ATECO 2007 81.30.00 – Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole)
CODICE CP 2011 6.4.1.3.1- Agricoltori e operai agricoli specializzati di giardini e vivai, di coltivazioni di fiori e piante ornamentali
PROCESSO DI LAVORO Coltivazioni agricole, florovivaistiche, forestali e costruzione/manutenzione di parchi e giardini
AREE DI ATTIVITA’ ADA.1.242.806 Cura e manutenzione di aree verdi, parchi e giardini

ADA.1.242.805 — Costruzione di aree verdi, parchi e giardini.

B) Standard professionali

L’Accordo definisce il Manutentore del verde quale figura in grado di

  • allestire, sistemare e manutenere/curare aree verdi, aiuole, parchi, alberature e giardini pubblici e privati
  • curare la predisposizione del terreno ospitante, la messa a dimora delle piante sino alla realizzazione dell’impianto e alla successiva gestione, applicando le necessarie tecniche colturali e fitosanitarie
  • gestire le manutenzioni ordinarie e straordinarie, la potatura delle principali specie ornamentali in osservanza anche delle “Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile”
  • applicare la difesa fitosanitaria ai vegetali nei limiti delle leggi in vigore
  • recuperare e di smaltire correttamente sfalci e potature
  • fare un uso corretto delle attrezzature e dei macchinari specifici

L’accordo, individua gli standard professionali in relazione a due ambiti di competenza:

  1. Curare e manutenere aree verdi, parchi e giardini
  2. Costruire aree verdi, parchi e giardini

Ogni competenza è a sua volta articolato in abilità e conoscenze.

C) Standard formativi

a) Premessa

In premessa occorre ricordare che i percorsi regolamentati dall’Accordo del 12 giugno 2014 non riguardano

  • i soggetti che siano in possesso della qualifica di operatore agricolo e del diploma di tecnico agricolo rilasciati a seguito della frequenza dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)
  • i soggetti che siano in possesso del diploma di istruzione superiore di durata quinquennale in materia agraria e forestale
  • i soggetti che siano in possesso della laurea, anche triennale, nelle discipline agrarie e forestali, ambientali e naturalistiche
  • i soggetti che siano in possesso di master post-universitario in temi legati alla gestione del verde e/o del paesaggio;
  • i soggetti che siano in possesso di una qualificazione professionale regionale riconducibile alle ADA del QNQR associate alla qualificazione di Manutentore del verde;
  • i soggetti che siano in possesso di una qualificazione pubblica di livello minimo 4 EQF, riconducibile   alle ADA del QNQR associate alla qualificazione di Manutentore del verde ovvero nei settori scientifico disciplinari, relativi alle discipline agrarie e forestali
  • gli iscritti negli ordini e collegi professionali del settore agrario e forestale
  • i soggetti che acquisiscono la qualificazione professionale regionale in esito a percorsi formativi autorizzati e riconosciuti ai sensi dell’Accordo in Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome dell’8 giugno 2017, fino alla data del 22 febbraio 2018.

Questi soggetti sono già in possesso della qualificazione per Manutentore del verde.

Riguardo alle imprese iscritte, alla data di entrata in vigore della legge 28 luglio 2016 n. 154 (25 agosto 2016), al Registro delle Imprese della CCIAA (cod. ATECO 81.30.00), anche come codice secondario, sono esonerate dalla frequenza del corso le seguenti figure:

  • il titolare
  • il socio con partecipazione di puro lavoro
  • il coadiuvante
  • il dipendente
  • il collaboratore familiare dell’impresa

a condizione che dimostrino un’esperienza almeno biennale, maturata alla data del 22 febbraio 2018, attraverso specifica documentazione da presentare agli organismi preposti all’iscrizione al Registro delle Imprese della CCIA o agli Albi delle imprese artigiane. L’esperienza biennale può essere dimostrata anche attraverso l’apprendistato, purché esso abbia avuto durata pari o superiore all’anno e sia stato completamente svolto. L’accordo precisa che anche in caso di durata superiore all’anno, l’apprendistato svolto è equiparato comunque ad un solo anno di esperienza lavorativa.

La richiesta, corredata dalla relativa documentazione, deve essere presentata entro 24 mesi dalla data di stipula dell’Accordo (ossia entro il 22 febbraio 2020).

b) Requisiti per l’accesso al percorso formativo

I requisiti di accesso

  • diciotto anni ovvero età inferiore purché in possesso di Qualifica professionale triennale in assolvimento del diritto dovere all’istruzione e formazione professionale
  • diploma di scuola secondaria di 1° grado.

Per quanto riguarda coloro che hanno conseguito un titolo di studio all’estero occorre presentare una dichiarazione di valore o un documento equipollente/corrispondente che attesti il livello di scolarizzazione.

Per gli stranieri è inoltre indispensabile una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta, che dovrà essere verificata attraverso un test di ingresso da conservare agli atti del soggetto formatore.

c) Percorsi formativi

1) Percorso standard

Durata minima dei percorsi 180 ore
Quota di attività pratiche Almeno 60 ore
Assenze Non superiore al 20% delle ore complessive del percorso formativo sia per la parte di didattica frontale che per la parte pratica

2) Percorsi ridotti

Sono fatte salve le disposizioni delle Regioni e Province Autonome di Trento e di Bolzano inerenti le procedure di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, ovvero le procedure di riconoscimento dei crediti formativi, che consentono di ridurre, in tutto o in parte, la durata dei percorsi formativi e del relativo esame limitatamente alla specifica situazione del singolo individuo.

Sono fatte salve le disposizioni delle Regioni e delle Province autonome inerenti le procedure di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, ovvero le procedure di riconoscimento di crediti formativi che consentono di ridurre, in tutto o in parte, la durata dei percorsi formativi limitatamente alla specifica situazione del singolo individuo per competenze acquisite in percorsi formativi e/o professionali.

d) Esame finale

Per essere ammessi agli esami i soggetti devono aver frequentato non meno dell’80% del percorso formativo.

Accedono altresì agli esami i soggetti che hanno avuto accesso al procedimento di certificazione delle competenze.

Spetta alle singole Regioni e Province autonome definire la composizione delle commissioni d’esame e delle prove di esame, nel rispetto dei principi di trasparenza e tracciabilità delle procedure.

e) Certificato finale

Al superamento dell’esame consegue il rilascio di uno specifico attestato di qualificazione professionale indispensabile per l’esercizio dell’attività di Manutentore del verde ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge 28 luglio 2016, n. 154.

f) Soggetti che erogano i percorsi formativi

I corsi di formazione sono erogati dalle Regioni e Province Autonome direttamente o attraverso soggetti accreditati, ai sensi dell’intesa sancita dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 20 marzo 2008 (Rep. Atti n. 84/CSR), e/o attraverso soggetti specificamente autorizzati in base alle disposizioni adottate da ciascuna Regione e Provincia Autonoma.

Le Regioni e le Province Autonome garantiscono il ricorso a personale docente con adeguata e specifica preparazione teorica e/o pratica, individuando nei relativi atti di recepimento i requisiti minimi necessari.

Fonte: http://www.flcgil.it/attualita/formazione-lavoro/manutentore-del-verde-definiti-gli-standard-professionali-e-formativi.flc

Pulizia vetrate Sassari

Come pulire i vetri faticando meno

La pulizia dei vetri è senza dubbio una delle attività più impegnative e faticose che si svolgono all’interno della casa. Oltre ad essere un’operazione a volte lunga, quella della pulizia delle vetrate risulta spesso essere anche difficile.

Sui vetri infatti si annida ogni tipo di sporco, dalla polvere all’acqua piovana fino ad arrivare alle eventuali impronte lasciate da chi abita in casa , specialmente da bambini.

Questo tipo di pulizia può però diventare anche pratica e veloce se si seguono alcuni importanti accorgimenti.

Come pulire i vetri senza aloni?

Per iniziare con il piede giusto è importante scegliere il giorno più adatto per dedicarsi alla pulizia dei vetri sotto il profilo meteorologico. Di certo non è consigliabile darsi alla pulizia degli infissi esterni quando si profila un acquazzone all’orizzonte, questo è chiaro!

Ma è bene evitare anche le giornate di afa e sol leone. Quando, infatti, la luce del sole è troppo intensa e cocente, questa, battendo sui vetri delle finestre genera fastidiosi riflessi che determinano difficoltà di visione e in più il calore diretto asciugherà in fretta la soluzione detergente, favorendo la formazione di antiestetici aloni che andrebbero a vanificare il nostri sforzi.

In secondo luogo bisogna valutare quanto sia sporco il vetro da pulire: a seconda della polvere e dei residui presenti sulla superficie, infatti, si dovrà valutare se effettuare una preparazione del vetro prima di passare il detergente. Molto importante è poi stabilire quale tipo di prodotto utilizzare per la pulizia.

Sul mercato sono presenti molti detersivi specifici per lavare i vetri, che rendono sicuramente l’operazione molto più veloce.

Nella maggior parte dei casi però i rimedi fatti in casa con ingredienti naturali come ad esempio aceto, acqua, alcool e bicarbonato, si dimostrano molto più efficaci e soprattutto consentono anche un risparmio dal punto di vista economico.

Infine, di fondamentale importanza è lo strumento da utilizzare per pulire le superfici, a seconda anche delle dimensioni che andremo a trattare.

Per superfici di piccola o media estensione si potrà scegliere tra panni in microfibra o di daino, oppure optare per la carta di giornale, solitamente la più utilizzata, in quanto garantisce una pulizia accurata e senza aloni.

Nel caso di vetri molto grandi invece, come ad esempio le vetrate di ville con giardino, per le quali spesso è difficile raggiungere tutti i punti in modo efficace, sarà il caso di ricorrere a strumenti più professionali come ad esempio le cosiddette aste telescopiche, che permettono solitamente di pulire in modo omogeneo tutta la superficie del vetro.

Tra le superfici che richiedono una pulizia accurata, all’interno della casa, oltre ai vetri di finestre, vetrate e porte finestre ci sono anche quelle del box doccia e quelle che presentano delle caratteristiche particolari, come ad esempio i vetri smerigliati.

La varie fasi della pulizia vetri

Come accennato, i vetri molti sporchi, che presentano degli importanti residui di polvere sulla superficie, devono essere trattati prima di procedere alla pulizia col detergente.
Il trattamento preventivo può essere fatto in diversi modi. Uno di questi consiste nello spolverare il vetro con uno straccio o un panno morbido e poi passare acqua tiepida o calda mediante una spugna ben imbevuta.

Per ottenere dei buoni risultati, è consigliabile effettuare dei movimenti che partano dal centro della superficie, in senso orizzontale, fino ad arrivare alle estremità, su cui sono preferibili movimenti in senso verticale.

Nel prelavaggio, nel caso di vetri eccessivamente sporchi, al posto della semplice acqua, è possibile utilizzare detersivo per i piatti oppure ammoniaca, meglio se profumata, diluiti in acqua calda, senza ovviamente eccedere nelle dosi.

Sempre nel prelavaggio, al posto della spugnetta, si può utilizzare anche la carta di giornale imbevuta di acqua oppure acqua e detersivo, provvedendo a strizzarla prima in modo accurato.
E se i vetri da pulire sono estremamente sporchi, si possono effettuare entrambe le operazioni, ossia si può passare prima soltanto l’acqua calda e poi acqua unita al detersivo.

Dopo avere preparato opportunamente i vetri, si potrà procedere alla pulizia con l’apposito detergente. Come detto prima, sono disponibili molti prodotti specifici, ma per ottenere buoni risultati si può ricorrere a detergenti fatti in casa, riuscendo così anche a spendere il meno possibile.

I detergenti naturali fai da te sono solitamente quelli composti da acqua, circa mezzo litro, aceto bianco e alcool, a cui si può aggiungere anche un po’ di bicarbonato nel caso si vogliano ottenere vetri particolarmente brillanti.

Tutti gli ingredienti vanno versati e miscelati in un apposito spruzzino che servirà poi per distribuire in modo uniforme il prodotto sulla superficie da lavare.

Alla base naturale si può aggiungere anche un po’ di detersivo, come quello per i piatti o per il forno, oppure ammoniaca, nel caso si voglia effettuare una pulizia vetri in modo più profondo, igienizzandoli. Una volta scelto il detergente che si preferisce e dopo averlo distribuito accuratamente su tutta la superficie, bisognerà provvedere a rimuoverlo completamente.

Per questa operazione, si possono utilizzare dei panni morbidi, ma l’opzione consigliata è quella della carta dei giornali, che garantisce in tutti i casi una pulizia perfetta senza aloni.

Per il problema degli aloni che possono rimanere sul vetro dopo le operazioni di pulizia, bisogna però osservare un altro accorgimento, ossia quello di non lavare mai le superfici quando su queste batte il sole.

Come pulire la doccia

Per quanto riguarda la pulizia dei vetri del box doccia, la soluzione più efficace è quella di utilizzare mezzo litro d’acqua ed aceto bianco, che, uniti a qualche goccia di detersivo per i piatti e circa 50 ml di alcool, garantiscono, oltre ad una buona rimozione dello sporco, anche un effetto anticalcare.

Per la pulizia del box, è sufficiente spruzzare il detergente sulla superficie, lasciarlo agire per qualche minuto e poi rimuoverlo con un panno.

Nel caso di superfici non lisce, come ad esempio quelle smerigliate, sarà invece opportuno spazzolare il vetro con un’apposita spazzola dura, preventivamente bagnata in una soluzione di aceto e acqua caldissima.

Successivamente, sarà necessario asciugare con un panno morbido o con carta di giornale. Per questo tipo di superficie, sono inoltre molto efficaci anche soluzioni di acqua e limone oppure il detergente spray per il forno.

Fonte: https://www.lavorincasa.it/consigli-per-la-pulizia-dei-vetri/

Logistica e distribuzione merci Sardegna

L’accuratezza delle previsioni e gli impatti sulla logistica aziendale

Le realtà industriali organizzate per processi in grado di lavorare con un livello di accuratezza delle previsioni adeguato riescono a garantirsi vantaggi qualitativi e quantitativi (economici) tanto rilevanti da dimostrarsi, in alcuni casi, essenziali per il raggiungimento delle performance attese. In questo contributo si cercherà, in particolare, di evidenziare quali siano i principali impatti che l’accuratezza del modello previsionale genera sui processi logistici di inbound, di outbound e di gestione dei magazzini.

Si considerino dapprima la prospettiva puramente economica: quali sono le conseguenze di una maggiore o minore accuratezza previsionale sui costi di funzionamento della logistica aziendale?
Una azienda in grado di formulare delle previsioni di vendita, di produzione e, di conseguenza, dei livelli di stock adeguatamente accurati è innanzitutto in grado di lavorare con costi di gestione degli inventari inferiori.

Si consideri l’impatto dell’accuratezza sui costi di acquisto di materie prime e di approvvigionamento dello stock: i primi si riferiscono al prezzo di acquisto della merce (risultato delle negoziazione sul mercato), mentre i secondi si riferiscono a tutti i costi necessari affinché la merce arrivi nei magazzini (costi di trasporto inbound, eventuale sdoganamento, costi amministrativi,…). Una accuratezza delle previsioni in grado di gestire i flussi in ingresso secondo volumi attesi, garantisce una gestione efficiente dei flussi: qualora non fosse così, infatti, quali sono le conseguenze?

  • Si consideri il caso di una previsione di vendita che si riveli sottostimata rispetto al dato actual: se lo scostamento si rivela importante, è necessario agire per evitare il verificarsi di stock out a valle del processo (fermo di produzione a causa di materiale insufficiente a magazzino): l’approvvigionamento in emergenza di quantitativi può verosimilmente causare da un lato extra costi di approvvigionamento (express delivery, trasferimenti in emergenza tra siti produttivi,..), dall’altro un impatto negativo sui prezzi di acquisto, causati dalla necessità di rivolgersi al mercato in emergenza e quindi rinunciando alla possibilità di gestire gli acquisti in maniera strategica (impossibilità di acquistare nel momento in cui il mercato mostra ribassi dei prezzi – es. mercato di alcune materie prime);
  • la casistica opposta si presenta invece nel momento in cui le previsioni di vendita si rivelano sovrastimate (con conseguente necessità di ridurre i volumi produttivi): in questo caso i volumi in ingresso si riveleranno inferiori rispetto a quelli attesi , con il rischio di non raggiungere il livello minimo di volumi eventualmente stabiliti in sede contrattuale con i fornitori, con conseguenti penali da corrispondere a fornitori di trasporto o ai fornitori di materie prime.

Conseguenze sui costi di mantenimento dello stock a magazzino

Focalizzandoci ora sui costi di mantenimenti dello stock a magazzino:

  • una previsione sovrastimata di vendita genera uno stock reale più elevato del previsto e, di conseguenza, da un lato un aumento del rischio di lenta rotazione e/o obsolescenza della merce con relativa svalutazione del suo valore a magazzino, dall’altro la probabile necessità di approvvigionamento in emergenza di alcuni servizi (esempio: spazio extra di magazzini che, se ricercati sul mercato in emergenza, potrebbero rivelarsi più costosi e integrate in soluzioni meno efficienti);
  • una previsione sottostimata causa uno stock actual inferiore al previsto: di conseguenza i costi di mantenimento avranno solo benefici? Non necessariamente: innanzitutto poichè la negoziazione di alcuni servizi quali affitto di spazi o movimentazione merce era stato negoziato con volumi superiori; si pensi ad un magazzino strutturato per stoccare un certo quantitativo merce con un contratto vuoto per pieno: un non utilizzo genera quindi inefficienza in quanto si dispone di capacità non utilizzata ma riconosciuta al fornitore; analogo impatto è identificabile nel costo del lavoro: qualora la forza lavoro fosse integralmente formata da lavoratori dipendenti, la struttura risulterà sovrastimata rispetto allo stock ipotizzato (e quindi alle attività legate a questo); qualora la forza lavoro sia esternalizzata, è possibile che vi siano penali per il non raggiungimento di volumi minimi di attività da riconoscere al fornitore.

Conseguenze sui costi logistici distributivi

Spostandoci sui costi logistici distributivi, anche in questo caso significativi scostamenti del dato reale dal previsionale generano rilevanti conseguenze:

  • nel caso di previsioni sottostimate, quindi nel caso in cui i volumi di spedizione siano più alti di quelli attesi, vi è il rischio di generare costi più elevati a causa delle gestione delle emergenze: trovare sul mercato spedizionieri in grado di coprire volumi non garantiti potrebbe generare extra costi; garantire le consegne per non dover comunicare lo stock out al cliente può quindi comportare costi maggiori. Si consideri inoltre l’impatto sulle logiche di logistica distributiva: la pianificazione dello stoccaggio presso centri di distribuzione viene completata in un’ottica di minimizzazione delle distanze percorse dalla merce tuttavia, qualora le previsioni di vendita si discostino in maniera rilevante dai volumi reali per punto di spedizione, sarà necessario spostare merce in modo da minimizzare i rischi di stock out, compiendo molto probabilmente delle movimentazioni non efficienti;
  • d’altro canto previsioni sovrastimate potrebbero, nel caso di contrattualistiche con i trasportatori che prevedano dei minimi volumi, far incorrere in penali generate da volumi non raggiunti; più in generale aziende in grado di lavorare con previsioni maggiormente accurate risultano più appetibili/preferibili da parte dei potenziali fornitori di trasporto: sarà più probabile chiudere accordi più favorevoli così come ottenere risultati migliori in fase di tender e chiusura negoziale.

Conseguenze qualitative

Tutte le conseguenze sopra riportate sono quindi il risultato di considerazioni economiche, tuttavia esistono anche impatti “qualitativi” derivanti da una non sufficiente adeguatezza del modello previsionale.
Si consideri in primo luogo il rapporto con i partner della filiera: una azienda in grado di funzionare con un modello previsionale accurato si dimostra partner affidabile e l’accuratezza si funge da elemento essenziale/basilare per poter ipotizzare possibili integrazioni verticali con clienti/fornitori. In altri termini, per poter trarre vantaggi dalle integrazioni con clienti/fornitori strategici (vantaggi che possono essere strategici, economici o di miglioramento di processo) l’accuratezza delle previsioni è un elemento imprescindibile.

Si consideri infine la prospettiva del project management nei processo logistici: solo con processi stabili (quindi accurati dal punto di vista previsionale) è possibile ipotizzare ed implementare modifiche di processo; qualora non vi sia stabilità dei processi, ogni modifica risulta complicata se non impossibile da realizzare
In queste due prospettive (mancate integrazioni od ostacolo all’ingegneria di processo) non si parla di costi generati dalla non accuratezza ma del costo- opportunità, inteso come la perdita di potenziali vantaggi derivanti dalla integrazioni verticali più o meno spinte o da analisi e potenziali miglioramenti dei processi logistico-distributivi.

In conclusione, l’accuratezza del modello previsionale è un elemento che può, da una lato generare costi diretti della gestione operativa aziendale, dall’altro costi qualitativi o costo-opportunità: poter evidenziare tutti questi rischi/costi è un elemento chiave affinché si possa spingere l’azienda ad investire nel proprio modello di previsione, ponendo particolare attenzione sul fatto che alcuni dei costi sopra presentati sono chiari ed di immediata interpretazione, altri risultano “affogati” e di difficile quantificazione(ad esempio la gestione delle emergenze per minimizzare i rischi di stock out).

Fonte: https://www.logisticaefficiente.it/le/supplychain/approvvigionamenti/accuratezza-previsioni-e-impatti-logistica-aziendale.html

Ritiro rifiuti ingombranti Sassari

I rifiuti sono materiali di scarto o avanzo di svariate attività umane. Esempi tipici ne sono i rifiuti solidi urbani, le acque reflue (contenenti rifiuti corporei), il deflusso superficiale della pioggia in idrologia e in particolar modo nei sistemi di drenaggio urbano, i rifiuti radioattivi e altri.

Definizione normativa

Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e in particolare secondo la Convenzione di Basel del 1989, art.2(1), “I rifiuti sono sostanze o oggetti che sono smaltiti o che sono destinati a essere smaltiti o devono essere smaltiti in base alle disposizioni della legislazione nazionale”.

Unione europea

L’Unione europea, con la Direttiva n.2008/98/Ce del 19 novembre 2008 (Gazzetta ufficiale europea L312 del 22 novembre 2008) li definisce “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi“. Non sono considerati rifiuti i “sottoprodotti”, ossia i residui ottenuti da un ciclo produttivo che soddisfano i requisiti elencati nell’art. 184-bis del D.lgs. 152/2006:

  • la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  • è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  • la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  • l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

È previsto che, dopo una determinata lavorazione, un rifiuto possa cessare di essere tale se vengono rispettate le condizioni elencate nell’art. 184-ter del D.lgs. 152/2006:

  • la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici;
  • esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
  • la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
  • l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto, non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

Italia

Pala motorizzata in azione in una discarica di tipo tradizionale

La definizione normativa in Italia è data dall’art. 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (cosiddetto Testo unico ambientale), modificata dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 “Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive“. (10G0235) (GU n. 288 del 10-12-2010 – Suppl. Ordinario n.269):

«Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi»

L’atto di “disfarsi” va inteso indipendentemente dal fatto che il bene possa potenzialmente essere oggetto di riutilizzo, diretto o previo intervento manipolativo. Secondo la Circolare del Ministero dell’Ambiente 28.06.1999 “disfarsi” equivale ad avviare un oggetto o sostanza ad operazioni di smaltimento o di recupero (rispettivamente allegati B e C alla parte quarta del D.Lgs. 152/2006).

Classificazione

I rifiuti possono essere classificati in base all’origine in:

  • rifiuti urbani
  • rifiuti speciali

in base alle loro caratteristiche di pericolosità, in (D.lgs 152/06 art.184 c.1):

  • rifiuti pericolosi
  • rifiuti non pericolosi

in base al loro stato fisico:

  • solido pulverulento
  • solido non pulverulento
  • fangoso palabile
  • liquido.
  • rifiuti domestici anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
  • rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli del primo punto, assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità;
  • rifiuti provenienti dalla pulitura delle strade;
  • rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
  • rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
  • rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale.

Sali presenti

Gli MSW, contengono vari sali organici e composti alogenati inorganici che contribuiscono in modo differente alla produzione di diossine durante un processo di combustione e nello stesso tempo non sono responsabili di fenomeni di degrado delle strutture di contenimento delle discariche. Vari autori riportano un contenuto salino organico molto elevato negli MSW, formato essenzialmente da:

  • cloruro di zante o silvite (KCl)
  • cloruro di gianeto o halite (NaCl)
  • carbonato di calcio o calcite (CaCO3)
  • solfato di calcio idrato o gesso (CaSO4•nH2O)
  • fosfato di sodio (Na3PO4)
  • ossalato di magnesio (C2Cl2Mg2O4•10H2O)
  • solfato di calcio e sodio o glauberite (Na2Ca(SO4)2).

I sali lisciviabili del rifiuto solido urbano possono superare i 5 g/litro. Tali sali, pressoché tutti di tipo inorganico, contribuiscono alla formazione di vari composti aggressivi nel percolato.

Rifiuti speciali

Agobox; contenitore per rifiuti speciali sanitari, atto a contenere aghi usati

Sono rifiuti speciali (D.Lgs. 152/06, art. 184, c. 3):

  • Rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
  • Rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’art. 184-bis;
  • Rifiuti da lavorazioni industriali[3].;
  • Rifiuti da lavorazioni artigianali;
  • Rifiuti da attività commerciali;
  • Rifiuti da attività di servizio;
  • Rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
  • Rifiuti derivanti da attività sanitarie.

Rifiuti pericolosi

Attività di raccolta di rifiuti pericolosi

Sono rifiuti pericolosi (D.Lgs. 152/06, art. 184, c. 5):

  • quei rifiuti speciali e quei rifiuti urbani non domestici indicati espressamente come tali con apposito asterisco nel CER. Tali rifiuti sono classificati come pericolosi fin dall’origine.
  • quelli la cui pericolosità dipende dalla concentrazione di sostanze pericolose e/o dalle caratteristiche intrinseche di pericolosità indicate nei relativi allegati alla parte IV del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.

Classe di pericolo

Le classi di pericolo dei rifiuti sono le seguenti:

  • Esplosivo
  • Comburente
  • Facilmente infiammabile (incluso estremamente infiammabile)
  • Irritante – nocivo
  • Tossico (incluso molto tossico)
  • Cancerogeno
  • Corrosivo
  • Infetto
  • Teratogeno
  • Mutageno
  • A contatto con l’acqua libera gas tossici o molto tossici
  • Sorgente di sostanze pericolose
  • Ecotossico

Il Catalogo europeo dei rifiuti (allegato D del Testo Unico), istituito conformemente alla normativa comunitaria e suscettibile di periodiche revisioni, assegna ad ogni tipologia di rifiuto un codice a 6 cifre (così detto codice CER) che ne consente una più facile identificazione.

Rifiuti tossici

Come per l’inquinamento, il problema dei rifiuti tossici cominciò a presentarsi significativamente durante la rivoluzione industriale. I rifiuti tossici sono quei materiali di scarto che possono causare dei danni o la morte a creature viventi, o che possono porre a rischio l’ambiente circostante. Generalmente si tratta di prodotti di provenienza industriale e commerciale, ma anche di uso domestico (prodotti delle pulizie, batterie, cosmetici, prodotti di giardinaggio), in agricoltura (fertilizzanti chimici, pesticidi), militare (armi nucleari e chimiche), servizi medici (prodotti farmaceutici), fonti radioattive, industria leggera (impianti di lavaggio a secco). Possono presentarsi in forma liquida, solida o liquame e contenere agenti chimici, metalli pesanti, radioisotopi e altre tossine. Si diffondono facilmente e possono contaminare laghi, fiumi, falde acquifere.

Diverse organizzazioni e gruppi ambientalisti, hanno posto all’attenzione dei media la gestione spesso inadeguata dei rifiuti tossici, rivelando le frequenti collusioni della mafia, nel sud come nel nord Italia.

Gestione

Per quanto riguarda il problema attuale della gestione (trattamento o recupero) dei rifiuti si rimanda alla voce specifica:

Italia

Il decreto legislativo 205/2010, art. 1, modifica l’articolo 177 del decreto legislativo 152/2006 come segue:

«L’articolo 177 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente: “Articolo 177 (Campo di applicazione e finalità)

1. La parte quarta del presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie, in particolare della direttiva 2008/98/CE, prevedendo misure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell’uso delle risorse e migliorandone l’efficacia.

2. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse.

3. Sono fatte salve disposizioni specifiche, particolari o complementari, conformi ai principi di cui alla parte quarta del presente decreto adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate categorie di rifiuti.

4. I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e in particolare: a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; b) senza causare inconvenienti da rumori o odori; c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.»

 

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Rifiuto

 

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