Raccolta e smaltimento carta Nord Sardegna
Il riciclaggio della carta (o riciclo della carta) è un settore del riciclaggio dei rifiuti. Il simbolo Unicode della carta riciclata è ♼ , quello della carta parzialmente riciclata ♽.
Gli impieghi fondamentali, civili e industriali, della carta, sono:
- sostenimento fisico per la scrittura e la stampa;
- imballaggio: carta e cartone da imballaggio, che rappresentano il consumo maggiore (del 37%), con varie caratteristiche;
- cartone ondulato;
-
- cartoncino per astucci pieghevoli;
- carta utilizzata per sacchi e sacchetti, con varie proprietà: resistente, fragile, filtrante, oleata, cerata, morbida, dura, assorbenti;
Si tratta di prodotti di uso universale, con indici crescenti di produzione e di domanda, il cui utilizzo ha una forte e diffusa produzione di rifiuti.
Produzione
Come tutti i rifiuti, la carta pone problemi di smaltimento. La carta è, però, un materiale riciclabile, poiché la cellulosa che contiene può essere sottoposta a ripetuti cicli di lavorazione. La carta recuperata può essere trattata e riutilizzata come materia seconda per la produzione di nuova carta. La raccolta differenziata della carta riguarda tutti i vari prodotti di carta.
Partendo dalla fibra del rifiuto cartaceo, circa il 95% viene trasformato in nuova carta. Rispetto ad altre produzioni, quindi, il macero comporta grandi risparmi energetici, idrici e di legname.
Infine, la carta riciclata che non ha più la consistenza sufficiente per produrre altra carta può essere utilizzata come combustibile per produrre energia.
La trasformazione della carta da macero in materia prima avviene in varie fasi:
- raccolta e stoccaggio;
- selezionamento, per separare le fibre utilizzabili con le diverse tipologie di carta da macero. Il valore tecnico ed economico del materiale aumenta quanto più definita è la selezione per tipologia e qualità: solitamente il processo di selezione è meccanico, una selezione più spinta deve essere eseguita a mano, facendo scorrere la carta sopra un nastro trasportatore, con operatori manuali che la dividono per tipologia;
- pressatura e legatura in balle; queste, inviate alle cartiere, subiscono il processo di riciclo vero e proprio;
- sminuzzamento;
- sbiancamento per eliminare gli inchiostri: decolorazione;
- riduzione in poltiglia con aggiunta di acqua calda;
- affinamento: dall’impasto vengono sottratte le impurità e le scorie, fino a separare la pasta di cellulosa;
- aggiunta di cellulosa vergine, in proporzioni diverse a seconda dell’utilizzo futuro.
A questo punto del ciclo, la cellulosa contenuta nella carta-rifiuto è ritornata ad essere una materia prima pronta a rientrare nel ciclo di produzione.
La macchina cosiddetta “continua” provvede infine a stendere, disidratare, pressare l’impasto, con il passaggio attraverso vari rulli, fino all’avvolgimento finale in bobine, da inviare alle cartotecniche, dove la carta viene trasformata ulteriormente per ottenere i nuovi imballaggi e prodotti finiti.
Applicazioni
Il riciclaggio della carta comprende varie tipologie di prodotti, che vanno dai giornali e riviste, libri, quaderni e opuscoli, ai sacchetti, imballaggi in cartone, alle scatole per alimenti, per detersivi o scarpe, fino alle fascette di carta dei vasetti di yogurt e bevande.
Non deve essere conferita carta contaminata da sostanze putrescibili o tossiche, fazzoletti/ tovaglioli di carta, o che contenga altri materiali non cellulosici (punti metallici, plastica..).
Anche la carta di qualità elevata (ad esempio, da disegno o per fotocopie) può essere prodotta con carta riciclata.
I benefici e i costi del riciclaggio
Dal punto di vista economico, il riciclaggio è meno costoso dell’incenerimento.
Infatti, il costo dell’incenerimento di una tonnellata di rifiuti varia, a valle dei costi di raccolta e secondo l’impianto, tra 96 e 192 euro a tonnellata, mentre il trattamento della carta straccia costa tra 64 e 96 euro a tonnellata. È ovvio che la carta riciclata non produce un pari peso di carta “nuova” (sicché per fare una tonnellata di carta nuova ci vuole normalmente – e comunque in misura variabile a seconda degli impianti e del prodotto fabbricato – anche una certa percentuale di cellulosa fresca, proveniente da alberi), e che il procedimento ha i propri costi – economici, energetici e di inquinamento.
Inoltre il riciclo è essenziale anche dal punto di vista ambientale. Infatti la deforestazione, specialmente delle foreste primarie, è stata riconosciuta al COP 21 tra le principali cause del riscaldamento globale. Spesso nelle fasce tropicali al taglio a raso segue il drenaggio e l’incendio delle torbiere. Malgrado sia una pratica vietata, la torba contenuta nel suolo viene regolarmente bruciata, per consentire la conversione di questi terreni in piantagioni industriali solitamente per la produzione di olio di palma e polpa di cellulosa. Le foreste torbiere indonesiane contengono una quantità di carbonio che supera di un terzo quella contenuta nell’atmosfera a livello globale, motivo per cui è fondamentale salvaguardarle. L’Italia è il maggior acquirente europeo di cellulosa indonesiana, cellulosa quindi proveniente dalla deforestazione in Indonesia.
Oltre a combattere il cambiamento climatico la carta riciclata consente di far diminuire il disboscamento, prevenire l’erosione del suolo, preservare i bacini idrici e proteggere la biodiversità. Dal punto di vista umanitario la carta riciclata consente di preservare foreste che ospitano e sostengono centinaia di milioni di indigeni. Si stima che 1,6 miliardi di persone siano fortemente dipendenti dalle foreste. Il riciclaggio della carta permette dunque di preservare innumerevoli culture.
- il costo della materia prima riciclata è notevolmente più basso di quello della pasta di legno, i relativi scarti possono essere utilizzati come combustibile cogeneratore del vapore necessario al processo di fabbricazione, e la produzione è meno inquinante;
- il riciclaggio riduce la quantità di rifiuti da trattare, i relativi costi di stoccaggio, lo spreco di spazio da destinare allo stoccaggio medesimo, l’inquinamento da incenerimento, e ovviamente il consumo di alberi vivi (anche se gli alberi impiegati per la produzione della carta provengono da vivai a coltivazione programmata dove vengono periodicamente tagliati e ripiantati).
Numerose associazioni ambientaliste tra cui il WWF sostengono il riciclo, soprattutto della carta. Greenpeace ha inoltre creato numerosi progetti come “editori amici delle foreste” e “deforestazione zero”. Per produrre una tonnellata di carta riciclata anche se non viene abbattuto nessun albero vengono utilizzati 2700 kWh di energia elettrica e 1 800 litri d’acqua risparmiando 4 100 kWh di energia elettrica, 26 metri cubi d’acqua e l’emissione di 27 kili di CO2.
Cosa conferire nella carta
- fogli di carta o cartoncino
- giornali e riviste
- libri, quaderni, diari, agende
- sacchetti in carta
- astucci in cartoncino (pasta, cereali, etc.)
- scatoloni (aperti)
- cartoni della pizza puliti
- espositori in cartone
- interfalda
- carta da pacchi
- fustini dei detersivi
- buste da lettera
- sacchi di cemento vuoti
- pacchetti di sigarette (senza film plastico)
- piatti, bicchieri e vassoi in materiale cartaceo
- gratta e vinci
- biglietti dei mezzi pubblici
- poliaccoppiati a prevalenza carta che abbiano superato i test di riciclabilità (viene indicato sulla confezione)
- contenitori in Tetrapak solo se previsto dal sistema di raccolta del comune
Cosa non conferire nella carta
- scontrini, solitamente composti da carta termosensibile
- cartone della pizza sporco
- carta da forno
- carta oleata
- carta fotografica
- fazzoletti di carta
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Riciclaggio_della_carta

Manutenzione giardini privati Sassari
L’allestimento del giardino è un’operazione prima di tutto progettuale, durante la quale si considerano attentamente gli spazi a disposizione, la loro esposizione rispetto alla luce solare, le condizioni climatiche della zona in cui si trova lo spazio verde, e anche la tipologia di terreno che vi si trova. Oltre a tutte queste caratteristiche, prima di scegliere piante e arredi, è importante considerare quanto tempo potremo dedicare al nostro angolo verde, e quanto vorremo utilizzarlo trascorrendo del tempo all’aperto. Solo tenendo conto di tutte queste variabili ci sarà possibile in seguito scegliere piante, arbusti ed arredi che si addicono al giardino della nostra casa, e all’utilizzo che ne vorremo fare. Risulta molto utile effettuare qualche visita al vivaio di fiducia, in modo da vedere dal vivo le piante che intendiamo coltivare, e chiedere al vivaista qualche consiglio.
La prima operazione da fare per l’allestimento del giardino consiste nel valutare dove posizionare le piante che vogliamo coltivare, e quanto terreno abbiamo effettivamente a disposizione. Con l’utilizzo di un metro misuriamo tutte le aiuole e gli spazi attorno alla casa, valutando anche l’eventuale disposizione di un gazebo, un barbecue, una piscina, o altre strutture come pergolati, siepi o zone di parcheggio. Volendo possiamo anche visualizzare le future aiuole disegnandone a terra la sagoma, utilizzando dei fili colorati applicati a dei picchetti: in questo modo potremo meglio valutare cosa effettivamente può trovare spazio nel nostro giardino. Dopo aver valutato le dimensioni, controlliamo l’esposizione delle singole zone del giardino, controllando quante ore di luce solare diretta ricevono nel corso della giornata.
Dopo aver valutato lo spazio che abbiamo a disposizione, e la sua esposizione alla luce solare, possiamo recarci in vivaio per la scelta delle piante. A monte è importante valutare quanto tempo dedicheremo al giardino, o l’eventuale possibilità di avvalersi dell’aiuto di un giardiniere: se il giardino verrà lasciato a se stesso per gran parte dell’anno è importante scegliere solo piante a bassissima manutenzione; se invece potremo dedicare molte ore al giardino, allora sceglieremo anche piante cui necessitano cure regolari. Anche la possibilità di annaffiare liberamente il giardino, o la presenza di vento forte o salmastro, condizionano le possibili piante da coltivare. In genere nei vivaio si tende a vendere le piante più adatte nella zona in cui sono posizionati, solo raramente troveremo piante esotiche, che non possono sopravvivere all’aperto per tutto l’arco dell’anno. Mentre scegliamo, informiamoci anche sulla velocità di crescita, e sulle dimensioni che possono venire raggiunte dalle varie piante nel corso degli anni.
Dopo aver disegnato sul terreno le future aiuole ed aver acquistato piante, terriccio ed eventuali mobili o strutture esterne, è arrivato il momento di posizionare tutto al suo posto. Prima di qualsiasi operazione, è importante lavorare bene il terreno, in modo da renderlo ricco e fertile; se avete poco spazio a disposizione, potete utilizzare un forcone o una vanga; se invece il vostro spazio verde è molto ampio, allora dovrete utilizzare un motocoltivatore, che potete affittare presso un vivaio o un negozio di hobbistica. Prima di rivoltare e rompere le zolle, ricoprite il terreno con terriccio fresco e stallatico ben maturo. Quindi lavorate bene il terreno a fondo e livellatelo; a questo punto potete posizionare le varie piante da voi scelte, mantenendole ad una buona distanza tra loro, considerandone lo sviluppo nel corso degli anni.
Fonte: https://www.giardinaggio.net/giardinaggio/progettazione-giardini/allestimento-giardino.asp

Facchinaggio strutture ospedaliere Sassari
Quando si parla di impresa di facchinaggio, l’ordinamento italiano non si riferisce soltanto a quelle attività che prevedono lo spostamento dei bagagli nelle stazioni ferroviarie o di arredi e documenti negli uffici. Infatti, con un solo termine, facchinaggio, si intendono tante attività: portabagagli, facchini, pesatori, accompagnatori di bestiame, imballaggio, pulizia di magazzini e piazzali. Insomma le opportunità sono veramente tante. Te ne parlo in questo articolo nel quale ti spiego tutto ciò che occorre sapere per permetterti di aprire un’impresa di facchinaggio.
Normativa di riferimento
In Italia l’attività di facchinaggio è regolamentata dalla legge 5 maggio 2001, n. 57, il cui articolo 17 detta misure atte a favorire la riqualificazione delle imprese di facchinaggio e di movimentazione delle merci.
La legge in commento rimanda ad un decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato da emanare, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Il decreto cui si fa riferimento, emanato due anni dopo (decreto 30 giugno 2003, n. 221) dal Ministero delle attività produttive, ha dettato le disposizioni di attuazione dell’art. 17, legge 57/2001.
Attività soggette alla disciplina del facchinaggio
Le disposizioni in materia di imprese di facchinaggio si applicano alle attività come di seguito indicate:
- portabagagli;
- facchini e pesatori dei mercati agro-alimentari;
- facchini degli scali ferroviari compresa la presa e consegna dei carri;
- facchini doganali;
- facchini generici;
- accompagnatori di bestiame;
- facchinaggio svolto nelle aree portuali da cooperative derivanti dalla trasformazione delle compagnie e gruppi portuali;
- insacco, pesatura, legatura, accatastamento e disaccatastamento, pressatura;
- imballaggio;
- gestione del ciclo logistico;
- pulizia magazzini e piazzali;
- depositi colli e bagagli, presa e consegna, recapiti in loco;
- selezione e cernita con o senza incestamento;
- insaccamento od imballaggio di prodotti ortofrutticoli, carta da macero, piume e materiali vari;
- mattazione, scuoiatura, toelettatura e macellazione;
- abbattimento di piante destinate alla trasformazione in cellulosa o carta e simili;
- attività preliminari e complementari.
Requisiti per l’avvio dell’attività
Le imprese che esercitano attività di facchinaggio devono essere iscritte, ai sensi di quanto previsto dall’art. 17, c. 1, legge 5 marzo 2001, n. 57, nel registro delle imprese. Condizione necessaria per l’iscrizione in tale registro è la sussistenza di specifici requisiti di onorabilità:
- assenza di procedimenti penali;
- assenza di condanna per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, salvo che sia intervenuta riabilitazione;
- assenza di interdizione all’esercizio di arte o professione;
- assenza di violazioni di norme in materia di lavoro, previdenza e assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Fonte: http://www.lavoroimpresa.com/lavoro-imprenditoria/art/1207-come-aprire-impresa-facchinaggio

Deposito, trasporto e montaggio arredi Sardegna
La Melis Multiservizi offre un servizio chiavi in mano di deposito, trasporto e montaggio arredi mettendo a disposizione un deposito attrezzato con box e scaffalature.
I nostri magazzini sono a disposizione di privati o aziende che hanno necessità temporanea di stoccaggio di arredi, merci, attrezzature, macchinari che per qualsiasi motivo non trovano collocazione, per qualsiasi periodo di tempo.
Per utenti privati sono a disposizione box, dove viene adeguatamente imballata e conservata con cura qualsiasi tipologia di bene.
In fase di immagazzinamento tutte le merci vengono catalogate e numerate. Viene stilata una lista di quanto depositato che sarà parte integrante del contratto di deposito. Gli oggetti potranno essere ritirati anche parzialmente in qualsiasi momento.
Le merci sono controllate giornalmente, e garantite da sistemi di videosorveglianza
Il servizio di MONTAGGIO ARREDI CIVILI E INDUSTRIALI si rivolge in prevalenza ad aziende che necessitano del montaggio e della assistenza post vendita. Nella fattispecie ci occupiamo di arredi per civili abitazioni, uffici e comunità.
Operiamo con mezzi propri per effettuare le consegne e i montaggi, disponendo di attrezzature numericamente e qualitativamente adeguate e di personale tecnico specializzato e certificato in grado di garantire la buona riuscita dei servizi.
Salvaguardia dei locali, pulizia, precisione e rispetto dei tempi concordati sono alla base dei nostri servizi.
Grazie all’esperienza nel settore, siamo in grado di allestire ogni genere di ambiente: dall’ufficio di ogni tipologia e grandezza allo stand fieristico, dal centro commerciale all’impianto industriale.
L’organizzazione del pacchetto di servizi è a nostro carico e comprende:
– ricevimento presso i nostri magazzini, con possibilità di stoccaggio temporaneo della merce
– consegna al cliente finale con nostri automezzi
– montaggio arredi
– smaltimento materiali d’imballo o arredi preesistenti
L’esperienza maturata nel corso dei nostri 20 anni di attività ci ha permesso di diventare partner di eccellenza per diverse aziende che si sono affidate alle nostre competenze, raggiungendo alti standard qualitativi a costi di gestione contenuti.
I nostri servizi nel campo della logistica e distribuzione merci ci permettono di offrire:
– Servizi personalizzati
– Massima flessibilità
– Assistenza dedicata e costante
Grazie a mezzi di nostra proprietà ed a una rete di corrispondenti siamo in grado di trasportare e distribuire ogni tipologia di merce.
Tutte le attività aziendali sono certificate ISO 9001, 14001, 18001.
Contattateci al numero 079 267 9111 o visita il nostro sito internet www.melisservizi.it per sopralluoghi e preventivi gratuiti con rapidità di intervento.

Sanificazioni e pulizie ospedali Sassari
Sanificazione e sanitizzazione ospedaliera: l’importanza di rimuovere batteri e agenti contaminanti
La sanificazione e sanitizzazione ospedaliera è un intervento che ha come obiettivo quello di riuscire ad eliminare ogni batterio ed agente contaminante presente negli ambienti dell’ospedale, ma anche in ogni altra struttura di degenza o di cura e negli studi medici, in tutti quegli ambienti in cui è importante garantire ai malati la possibilità di non incorrere in virus che potrebbero peggiorare la loro situazione, in tutti quegli ambienti in cui, proprio perché presenti molte persone malate, la diffusione dei batteri e dei virus risulta molto più semplice che in altre tipologie di luoghi.
Ovviamente la sanificazione e sanitizzazione non è volta solo ed esclusivamente alla protezione dei pazienti, ma anche alla protezione del personale medico e sanitario che in quella struttura lavora, che altrimenti rischia di andare incontro a malattie in modo davvero molto semplice. Non solo, è necessario ricordare che in ogni edificio non sono mai presenti solo spazi dedicati alle degenze, ma anche ambulatori dove molte persone da fuori si recano per controlli periodici, visite mediche, consulti, ed è fondamentale che qui i virus e i batteri non siano presenti, per evitare che possano essere portati al di fuori, contaminando così anche persone che non hanno in prima linea avuto a che fare con la struttura ospedaliera stessa.
Per poter effettuare questa operazione di eliminazione dei batteri e dei virus le comuni pulizie quotidiane che vengono effettuate da personale addetto non sono affatto sufficienti, pulizie queste che infatti tolgono la polvere e la sporcizia e che al massimo possono ridurre il numero dei batteri presenti, ma che di sicuro non possono eliminarli tutti. È necessario quindi avvalersi di prodotti appositamente realizzati, che riescano davvero ad eliminare alla radice il rischio microbico presente in questi ambienti ospedalieri.
I prodotti che consentono di ottenere tutto questo sono chimici, ma è importante ricordare che le sostanze chimiche non sono tutte uguali. Quelle che fino a qualche anno fa andavano per la maggiore nella sanificazione degli ambienti erano davvero molto difficili da eliminare: non bastava di certo aprire la finestra per qualche minuto per riuscire a farle andare fuori, senza dimenticare poi che alcune di queste sostanze si posavano sulle superfici senza abbandonarle. Il rischio era quindi che queste sostanze potessero arrecare danno alla salute degli operatori, dei medici, dei pazienti, anche semplicemente degli addetti a questo genere di sanificazione, senza dimenticare poi che si trattava anche di agenti inquinanti a tutti gli effetti, pericolosi quindi anche per l’ambiente stesso. I prodotti chimici che invece vanno oggi per la maggiore nel mondo della sanificazione sono ecosostenibili.
Non sono sostanze chimiche che lasciano residui nell’aria o sulle superfici, ma anzi sono prodotti che scompaiono in poco tempo senza alcun tipo di residuio e senza arrecare quindi alcun tipo di danno né al pianeta né alla salute di coloro che in quell’ambiente devono stare per molto tempo. Si tratta di innovazioni ecologiche che per fortuna oggi come oggi sono davvero molto diffuse e che sono da accogliere a braccia aperte, innovazioni che rendono gli ambienti più sani, che semplificano la vita, che sono amiche della natura e della salute. Davvero è possibile chiedere di più?
Fonte: https://www.agendadellasalute.com/blog/sanificazione-e-sanitizzazione-ospedaliera

Pulizie industriali Sassari
Il termine industria (dal latino industria (-ae), a sua volta di etimologia incerta, che significa “operosità” e “attività”) viene utilizzato in senso lato per indicare qualsiasi attività umana che viene svolta allo scopo di generare beni o servizi.
Storia
Già nella preistoria erano esercitate molte attività di trasformazione dei materiali per ottenere dei beni (ad esempio per la produzione di oggetti in pietra), ma per assistere alla creazione di una vera e propria industria dotata di un complesso sistema organizzativo bisogna attendere fino alla fine del XVIII secolo, quando ha luogo la cosiddetta “rivoluzione industriale”, che ha inizio con lo sviluppo dell’industria tessile in Gran Bretagna, al quale seguì lo sviluppo dell’industria siderurgica.
Nel XX secolo ha luogo un ulteriore progresso dal punto di vista industriale, contraddistinto dall’affermarsi del petrolio e del gas naturale come principali fonti di energia, che ha portato alla nascita di nuovi stabilimenti e con essi nuove opportunità lavorative. Tale crescita economica fu rallentata negli anni settanta a causa dell’avvento della crisi petrolifera, a seguito della quale si verificò uno spostamento della manodopera dal settore secondario (di cui fa parte l'”industria” propriamente detta) al settore terziario (orientato alla fornitura dei servizi), in particolare per quello che riguarda l’industria dell’informatica e della telematica, che si svilupparono durante la seconda guerra mondiale come conseguenza dell’avanzamento in ambito scientifico e tecnologico derivante dalla situazione di rivalità tra le nazioni belligeranti. In seguito a tale trasformazione dell’assetto occupazionale, il termine “industria” venne utilizzato in senso più ampio anche per il settore terziario, in particolare nell’accezione di “industria dei servizi”.
Descrizione
Lo stesso termine viene utilizzato in senso più stretto per indicare alcune attività di produzione di merci, beni, opere, e che rientrano nel settore secondario dell’economia (produzione manifatturiera),[2] distinguendo in questo modo l’industria dalla produzione agricola (settore primario) e dalla produzione di servizi (settore terziario). In senso ancora più stretto, ci si riferisce alla sola produzione di beni del settore secondario in serie, cioè attraverso procedure standardizzate, permettendo quindi la produzione di beni su larga scala, cioè in grandi quantità, a differenza dell’artigianato, dove il prodotto viene realizzato in quantità limitata.
Tale caratteristica rende l’attività industriale più complessa rispetto a quella artigianale, richiedendo l’utilizzo di un modello organizzativo strutturato (ovvero più o meno complesso), applicazione di standard per la produzione in serie, l’impiego di macchine e costose infrastrutture per la produzione, la concentrazione del lavoro in uno o più siti produttivi, uno schema predeterminato di divisione dei lavori, un sistema di distribuzione commerciale articolato su un territorio più vasto e un attento studio di fattibilità (che utilizza gli studi e/o i contributi prodotti principalmente nell’ambito dell’economia industriale e dell’economia aziendale) al fine di minimizzare i rischi per l’impresa derivanti dalla costruzione di uno stabilimento industriale. Di conseguenza in ambito industriale il capitale e l’apporto di natura finanziaria sono predominanti rispetto ad altri fattori (ad esempio l’apporto individuale dell’imprenditore), che sono invece peculiari nell’ambito dell’artigianato.
La produzione industriale
Qualsiasi processo di produzione industriale utilizza le cosiddette “materie prime” che vengono trasformate con mezzi tecnologici per ottenere il prodotto finito, passando eventualmente attraverso la produzione di semilavorati. La trasformazione delle materie prime può essere o comprendere più propriamente lavorazioni di montaggio (assemblaggio) di componenti, seguite o meno da fasi d’installazione del prodotto nell’ambiente di destinazione/impiego.
Il prodotto finito, una volta realizzato, viene inviato alla filiera di distribuzione, attraverso la quale arriva ai consumatori.
I settori principali
L’industria si suddivide in molteplici settori, ognuno con una propria specializzazione ed è in costante mutamento adattandosi di volta in volta alle esigenze del consumo ed alle nuove tecnologie di produzione. Mentre nel passato si utilizzava il termine industria per riferirsi a prodotti tangibili (Manufattura), ormai da tempo lo si impiega anche per i prodotti intangibili ovvero i servizi. Questo perché l’industria non è propriamente un determinato settore produttivo (significato classico e tradizionale) bensì una modalità organizzativa di realizzazione di prodotti o servizi.
Una classificazione dei vari settori industriali può essere la seguente:
- industria dei prodotti: caratterizzata dalla produzione di beni materiali
- agricoltura
- attività commerciali e di distribuzione
- attività industriali in senso stretto
- industria mineraria (o estrattiva)
- industria manifatturiera: relativa alla trasformazione dei beni; include l’industria metallurgica, l’industria chimica, l’industria petrolchimica, l’industria farmaceutica, l’industria meccanica, l’industria automobilistica, l’industria aerospaziale, l’industria ferroviaria, l’industria aeronautica, l’industria elettronica, l’industria del software, l’industria alimentare e l’industria tessile
- industria energetica: include le attività di trasformazione dell’energia estratta da particolari fonti energetiche in altre forme
- industria dei servizi: caratterizzata dalla erogazione di servizi
- bancario e assicurativo
- trasporto e logistica
- sicurezza
- educazione
- editoria e radio-televisivo
- consulenza (nell’accezione di “industria della consulenza” ovvero quella erogata dai grandi player internazionali, ad esempio: PricewaterhouseCoopers, Accenture, ecc.)
Un’altra classificazione più dettagliata in base alla tipologia dell’attività produttiva è stata stilata dall’ISIC (International Standard Industrial Classification of All Economic Activities) e prevede l’utilizzo di una sigla alfanumerica costituita da una lettera che indica la macrocategoria (ad esempio agricoltura, industria estrattiva, industria manufatturiera, ecc.) e un numero che identifica maggiormente nel dettaglio il particolare settore produttivo (ad esempio la produzione di latticini è indicata dalla sigla C 105).
Un’altra suddivisione prevede la distinzione tra industria pesante (che necessita di un notevole apporto di capitali e tecnologie) e industria leggera.
Inoltre a seconda della maggiore o minore utilità dei prodotti, si distingue tra “industria di base” (per la produzione di beni indispensabili) e “industria non di base” (per la produzione di beni di interesse secondario).
Industria come dimensione economica
Come spiegato sopra è diffuso, specie nel linguaggio giornalistico o sociopolitico, il tradizionale significato di industria come sinonimo di “manifatturiero” cioè l’insieme dei settori della produzione di beni materiali se eseguita da aziende non artigiane, in pratica medio-grandi imprese. Questo è anche dovuto al fatto che taluni CCNL italiani si riferiscono ad “industria” altri ad “imprese artigiane”. In realtà, in termini più contemporanei e soprattutto con un’ottica diversa, industria è una modalità produttiva, una dimensione tecnico-economica che riguarda qualsiasi settore, ivi compreso il commercio/distribuzione e i servizi.
Infatti, è arduo sostenere che i gruppi bancari o editoriali, la grande distribuzione organizzata, i player mondiali dell’IT o dell’e-commerce, le enormi società di consulenza multinazionali e altri casi analoghi, non siano industria. Tanto è vero che ad alcune associazioni datoriali che hanno nel nome il termine “industria” fanno parte grandi imprese del commercio e servizi.
In quest’ottica dire “industria” o “livello industriale” significa, concretamente: proprietà diversificata, alto numero di addetti, catena di fornitura complessa, distribuzione su mercati in larga scala (spesso extra nazionale), diversi servizi di supporto all’attività principale, organizzazione e sistema di gestione articolati, risultati economici rilevanti, conduzione manageriale, disponibilità finanziaria importante e altre caratteristiche tipiche. Pertanto, non rileva il tipo di prodotto o di servizio, la tradizionale scomposizione in settori economico-produttivi, quanto la dimensione e tipologia di azienda che si considera industria.
L’attività industriale nasce con lo scopo di ottenere un bene che soddisfi i bisogni del consumatore finale.
Assieme al bene, viene creato valore aggiunto, che si traduce in ricchezza per l’impresa che lo produce.
Al fine di ottenere il maggiore vantaggio per l’impresa, la produzione del bene richiesto deve avvenire nel modo migliore e con il miglior rapporto costo/beneficio, che in termini economici significa col massimo profitto a parità di spesa. Per arrecare il massimo vantaggio al consumatore, tale bene deve inoltre soddisfare dei criteri minimi di qualità, che devono essere controllati durante tutte le fasi del processo produttivo.
Oltre alla produzione dei beni e del valore aggiunto, un altro effetto positivo dell’industria è la creazione di lavoro sia diretto (cioè all’interno del sito industriale) che nell’indotto.
Dall’altra parte l’attività industriale è spesso associata a rischi per la salute umana e per l’ambiente, soprattutto nelle zone interessate da tale attività produttiva. Ciò è dovuto al fatto che assieme ai beni desiderati possono essere prodotte delle sostanze non desiderate che possono essere tossiche o non biodegradabili. L’inquinamento provocato da tali sostanze può riguardare, l’aria, l’acqua o il suolo. Un’altra forma di inquinamento associata alle attività industriali è l’inquinamento termico, che è causato dallo scarico di acqua ad elevata temperatura (proveniente dai circuiti di raffreddamento degli impianti) in mare, nei fiumi o nei laghi. Ciò determina delle pericolose modifiche negli ecosistemi acquatici, con gravi conseguenze per la vita degli esseri viventi che li popolano.
Italia
In Italia, l’Inps da decenni categorizza taluni settori di attività (datori di lavoro) come “industria”, indipendemente dal contratto collettivo. Questa è una classificazione che ha rilevanza unicamente per le procedure previdenziali e argomenti correlati italiani.
https://it.wikipedia.org/wiki/Industria#cite_note-eni-10

Pulizia pavimentazioni industriali Sassari
Con il termine pavimento industriale si intende una pavimentazione continua costituita da una piastra orizzontale in calcestruzzo che può essere o debolmente armata, o armata in modo tradizionale, e/o fibrorinforzata in modo strutturale, o armata con sistema di post-tensione, in genere di grande dimensione. L’uso abituale in ambito industriale porta queste pavimentazioni ad avere la suddetta denominazione, anche in casi di diversa destinazione d’uso (ad esempio per centri commerciali).
Si è molto discusso se le pavimentazioni industriali debbano ritenersi delle strutture, e quindi progettate da professionisti, oppure no. In tal senso la questione si arricchisce di una posizione ufficiale con la pubblicazione delle istruzioni CNR 211/2014: “Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione ed il controllo delle pavimentazioni di calcestruzzo” che introduce i criteri per la progettazione e la certificazione di queste opere. Con la pubblicazione delle Nuove Norme Tecniche (2018) e soprattutto con l’approvazione del testo della Circolare da parte dell’Assemblea del Consiglio Superiore dei LLPP si arriva a un chiarimento più importante. La Circolare infatti fa riferimento al capitolo 4 proprio a questo documento CNR. CONPAVIPER, l’associazione industriale che rappresenta il settore chiede a questo punto un chiarimento all’ex Genio della Toscana, che emette un parere che elimina ogni dubbio: se la pavimentazione non ha un carattere di sola finitura è una struttura e quindi va progettata, controllata e in zona sismica va richiesta l’autorizzazione sismica.
In ogni caso, per la forma e per le azioni a cui è soggetto, il pavimento industriale ha in genere requisiti molto specifici e particolari, strettamente correlati con la produzione di beni e lo svolgimento di precise attività lavorative.
In genere si richiedono durabilità, resistenze a stati tensionali e deformativi provocati dal passaggio di grossi carichi concentrati e/o distribuiti, poca attenzione all’estetica. La durabilità del pavimento dipende dalla manutenzione ordinaria a carico dell’utilizzatore (decontaminazione, manutenzione giunti, e un attento utilizzo) e dal tipo di rivestimento adottato.
L’impiego di macchinari ad alta precisione potrebbe anche richiedere la pressoché perfetta planarità della pavimentazione (pavimenti superflat per logistica a corsie strette). L’impiego di macchine operatrici e muletti potrebbe richiedere alta resistenza all’abrasione (strato d’usura), a fatica (tipo di calcestruzzo, spessore, armatura) potrebbe richiedere resistenza fisico-chimica a deterioramento e invecchiamento.
La norma UNI 11146 “progettazione, esecuzione e collaudo dei pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale” definisce i criteri per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo dei pavimenti di calcestruzzo a uso industriale, denominati anche “pavimenti industriali”, costituiti da una piastra di calcestruzzo e da eventuali trattamenti superficiali atti a migliorare le prestazioni della superficie.
Il pavimento è per l’utilizzatore fonte di profitti e perdite e quindi importantissimo progettarne e verificarne tutte le fasi quali: sottofondo (controlli sulla planarità e sul modulo di deformazione con prove su piastra); calcestruzzo (monitoraggio calcestruzzo fresco, prelievo di cubetti), esecuzione giunti di contrazione (distanza, geometria e profondità).
Le soluzioni ottimali devono essere individuate a seconda della destinazione d’uso (alimentare, logistica, chimica, meccanica, piazzale esterno, celle frigo, parcheggio multipiano, ecc.) del tipo di supporto (misto cementato, soletta, iglù, materassino coibente, ecc.) e del tipo di usura/abrasione prevista, mentre i criteri di accettazione devono stabilire planarità, presenza di stato fessurativo e quanto recepito negli “usi e consuetudini” per tale tipo di applicazione.
Il materiale usato è il calcestruzzo la cui resistenza meccanica è correlata alle tensioni innescate dai carichi e dagli stati coattivi, di cui il clima, al momento del getto, è il più rilevante.
Lo strato d’usura viene applicato con due metodi diversi: a spolvero o semina (il metodo più diffuso per semplicità applicativa e alta produzione giornaliera). Lo spolvero non consente una distribuzione uniforme della miscela anidra di quarzo e cemento sulla superficie del calcestruzzo in fase di presa. Il metodo a pastina richiede maestranze competenti e consente una limitata produzione giornaliera. Lo strato d’usura, una miscela di quarzo cemento, additivi in polvere e talvolta fibre sintetiche, viene applicato “fresco su fresco” in ragione di 15 kg/m² in modo da formare uno strato d’usura di circa 7/8 mm.
I giunti di contrazione vengono eseguiti per consentire le contrazioni tipiche da ritiro della miscela di calcestruzzo (variabili da fornitore a fornitore) dagli impedimenti alle contrazioni esistenti nell’area (spiccati in elevazione), e dal tipo di additivo impiegato come ad esempio SRA (riduttore di ritiro) oppure ShCA (compensatore di ritiro). La profondità dei tagli deve comunque avvenire per 1/5 dello spessore.
La maturazione protetta dei getti è un obbligo necessario e indispensabile.
Tipologie di pavimenti industriali
I principali pavimenti industriali sono in calcestruzzo, in resina e in PVC.
Pavimenti in resina
I pavimenti in resina sono regolati secondo la normativa UNI8297 che classifica le tipologie di rivestimenti in resina in funzione dello spessore e dell’applicazione.
La norma UNI 8297 classifica i sistemi resinosi in relazione allo spessore finale crescente, cioè allo spessore del sistema, a indurimento avvenuto di tutti i vari strati che lo compongono:
- sistemi incorporati, quelli che non formano uno strato superficiale apprezzabile, e che quindi vengono assorbiti dal supporto;
- sistemi riportati, quelli in grado di formare uno strato superficiale più o meno spesso e variabile tra 0,150 mm ÷ 10 mm (raramente oltre).
La classificazione dei sistemi resinosi riportati terrà conto del parametro “spessore” e i vari sistemi saranno elencandoli in ordine crescente in base allo spessore finale del rivestimento.
- sistemi pellicolari;
- sistemi multistrato;
- sistemi autolivellanti;
- sistemi di malta resinosa.
La norma UNI8297 si avvia a essere revisionata. Il documento che oggi rappresenta lo stato dell’arte sono le Linee Guida pubblicate da CONPAVIPER.
Pavimenti in PVC
Un altro tipo di pavimento industriale è il pavimento in PVC, sempre più di largo impiego e utilizzato nel mondo dei rivestimenti industriali per le caratteristiche tecniche. I pavimenti in PVC a utilizzo industriale sono normalmente pavimenti in PVC omogenei, cioè a tutto strato d’usura, ne esitono anche di eterogenei, tuttavia devono avere specifiche caratteristiche.
PAVIMENTO IN PVC OMOGENEO: Il pavimento vinilico in PVC omogeneo è composto da un solo strato e non permette la stampa, per cui ha una limitata proposta di varianti, in effetti è un pavimento tecnico al quale non è richiesto di avere tante variabili estetiche, perché il suo scopo è invece quello d’avere lo stato d’usura totale, a tutto spessore.
PAVIMENTO IN PVC ETEROGENEO: Il pavimento vinilico in PVC eterogeneo è composto da tre strati, uno inferiore, uno superiore e più stati interni, che tutti assieme concorrono per formare la pavimentazione. Lo strato superiore è la parte visibile, quella che dona l’aspetto estetico ai pavimenti e che viene stampato in alta definizione con diversi design. Questa tecnica permette di realizzare infinite possibilità di decoro e soluzioni creative. Il pavimento in PVC eterogeneo è quello che si presta meglio come prodotto arredativo, sia in ambito commerciale sia residenziale, proprio per la sua valenza estetica.
PAVIMENTO IN PVC OMOGENEO IN QUADROTTA: Tra i pavimenti in PVC omogenei a uso industriale ci sono le cosiddette “Tile”, cioè pavimenti modulari in PVC, forniti di incastri, che possono essere posati senza utilizzo di collante. Le piastrelle in PVC autobloccante Tile sono progettate per creare uno strato calpestabile in ambienti dove occorrono pavimenti resistenti ai carichi elevati e quando si è alla ricerca di un pavimento che abbia una resistenza superiore allo standard all’abrasione, agli urti e alla penetrazione di liquidi (oli, solventi e altro), generalmente adatti anche per ambienti dove si fa uso di attrezzature per la movimentazione merce.
I pavimenti in PVC omogeneo “Tile” sono una valida soluzione anche per capannoni e aree di produzione, dove sono presenti problemi di umidità di risalita, in quanto molti di questi pavimenti hanno il sottofondo ventilato, dove aria e umidità sono libere di circolare. I migliori pavimenti in PVC omogeneo in quadrotte o “Tile” hanno anche qualità antiscivolo, oltre che essere certificati al fuoco. Un altro vantaggio che offrono è che non è necessario chiudere l’attività produttiva per completare la posa, sono facili da ripristinare qualora ci siano danni, sono 100% riciclabili.
Il pavimento industriale in PVC omogeneo di tipo “Tile” è un materiale con ottima resistenza meccanica, ciò consente di essere resistente a urti e abrasioni. A differenza dei pavimenti in resina e in calcestruzzo, i pavimenti in PVC grazie alla flessibilità resistono nel tempo, sono degli ottimi isolanti termici e acustici. La posa di un pavimento in PVC avviene in modo semplice e rapido attraverso l`incastro e a differenza degli altri pavimenti industriali non sono necessari fermi di produzione e trattamenti specifici antipolvere. Per la sua flessibilità il pavimento in PVC può essere utilizzato in diversi ambienti.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_industriale

Sanificazioni locali Sassari
Il Rapporto “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”, pubblicato il 15 maggio dall’Istituto superiore di sanità (ISS) sul suo sito istituzionale, fornisce indicazioni, basate sulle evidenze a oggi disponibili, in tema di trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2, di sopravvivenza del virus su diverse superfici e di efficacia dei prodotti utilizzati per la pulizia e la disinfezione/sanitizzazione dei locali. Le indicazioni contenute nel documento considerano anche l’impatto ambientale e i rischi per la salute umana connessi al loro utilizzo. Il Rapporto include anche indicazioni sul trattamento del tessile da effettuarsi in loco (sia abbigliamento in prova che superfici non dure quali arredi imbottiti, tendaggi, ecc) e precisa i termini usati nell’ambito della disinfezione chiarendo la differenza tra disinfettante, sanificante, igienizzante per l’ambiente e detergente.
I prodotti che vantano un’azione disinfettante battericida, fungicida, virucida – sottolinea il Rapporto – o una qualsiasi altra azione tesa a distruggere, eliminare o rendere innocui i microrganismi tramite azione chimica, ricadono in due distinti processi normativi: quello dei Presidi Medico-Chirurgici (PMC) e quello dei biocidi. Tali prodotti, prima della loro immissione in commercio, devono essere preventivamente valutati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) (o altro organo tecnico-scientifico in ambito Nazionale) e autorizzati dalle Autorità Competenti degli stati membri dell’UE – per l’Italia il Ministero della Salute – sotto l’egida dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (European Chemicals Agency, ECHA). I vari prodotti per la disinfezione che possono vantare proprietà nei confronti dei microorganismi, sono diversi dai detergenti e dagli igienizzanti con i quali, pertanto, non vanno confusi. Per questi ultimi, che non possono vantare azione disinfettante, non è prevista alcuna autorizzazione anche se devono essere conformi alla normativa sui detergenti (igienizzanti per gli ambienti) o sui prodotti cosmetici (igienizzanti per la cute).
Di seguito una sintesi delle distinzioni tra i vari termini.
- Sanificazione: è un “complesso di procedimenti e operazioni” di pulizia e/o disinfezione e comprende il mantenimento della buona qualità dell’aria anche con il ricambio d’aria in tutti gli ambienti.
- Disinfezione: è un trattamento per abbattere la carica microbica di ambienti, superfici e materiali e va effettuata utilizzando prodotti disinfettanti (biocidi o presidi medico chirurgici) autorizzati dal Ministero della Salute. Questi prodotti devono obbligatoriamente riportare in etichetta il numero di registrazione/autorizzazione.
- Igienizzazione dell’ambiente: è l’equivalente di detersione ed ha lo scopo di rendere igienico, ovvero pulire l’ambiente eliminando le sostanze nocive presenti. I prodotti senza l’indicazione dell’autorizzazione del ministero della Salute che riportano in etichetta diciture sull’attività ad es. contro germi e batteri, non sono prodotti con attività disinfettante dimostrata ma sono semplici detergenti per l’ambiente (igienizzanti).
- Detersione: consiste nella rimozione e nell’allontanamento dello sporco e dei microrganismi in esso presenti, con conseguente riduzione della carica microbica. La detersione e un intervento obbligatorio prima di disinfezione e sterilizzazione, perché lo sporco è ricco di microrganismi che vi si moltiplicano attivamente ed è in grado di ridurre l’attività dei disinfettanti.
- Pulizia: per la pulizia si utilizzano prodotti detergenti/igienizzanti per ambiente – i due termini sono equivalenti – che rimuovono lo sporco mediante azione meccanica o fisica.
- Sterilizzazione: processo fisico o chimico che porta alla distruzione mirata di ogni forma microbica vivente, sia in forma vegetativa che in forma di spore.
Riguardo la stabilità nel tempo del virus SARS-CoV-2 su differenti superfici il rapporto fornisce una tabella di immediata fruizione dalla quale si evidenzia che sulla carta da stampa e velina le particelle virali infettanti sono state rilevate fino a 30 minuti dalla contaminazione; dopo 3 ore non sono più state rilevate. Sul tessuto, invece la presenza di tali particelle è risultata più duratura nel tempo: sono state rilevate fino a 1 giorno dalla contaminazione e non più rilevate dopo 2 giorni. Su banconote e vetro la presenza delle particelle virali infettanti è stata rilevata fino a 2 giorni dopo la contaminazione; non più rilevata dopo 4 giorni. Più lungo l’intervallo di tempo su acciaio inox e plastica: le particelle virali infettanti sono state rilevate, infatti, fino a 4 giorni dalla contaminazione; non più rilevate dopo 7 giorni. Testata anche la presenza delle particelle virali infettanti sulle mascherine chirurgiche: nello strato interno le particelle sono state rilevate fino a 4 giorni dalla contaminazione, dopo 7 giorni non sono state più rilevate; nello strato esterno invece le particelle virali sono risultate presenti fino a 7 giorni dalla contaminazione.
Fonte: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4778

Outsourcing multiservizi Sardegna
La società MELIS MULTISERVIZI è una realtà di punta del Nord Sardegna che nel corso di un ventennio di attività ha maturato esperienze con numerosi enti pubblici ed aziende, qualificandosi come apprezzato erogatore dei seguenti servizi:
- Pulizie civili e industriali (Sanificazione e Disinfezione Locali privati e pubblici ai sensi della L. 82/94 e D.M. 7/7/97 N. 274 come da ns. visura camerale)
- Traslochi
- Montaggio mobili ed allestimenti
- Facchinaggio e lavori in economia
- Lavorazione e posa infissi e prodotti in ferro, alluminio e acciaio in collaborazione con le Officine Delogu di Sassari
- Deposito di 300 mq – Logistica e distribuzione merci
- Gestione depositi e piattaforme conto terzi
- Servizi ambientali e smaltimenti certificati
- Gestione del verde
- Giardinaggio
- Allestimenti floreali matrimoni ed eventi
- Distruzione documenti su scala industriale e conferimento al macero
- Servizi alberghieri
- Servizi studi professionali
Dispone delle seguenti Certificazioni:
- Albo Nazionale Cooperative – A115593
- Albo Nazionale conto terzi – SS 9253711/c
- Albo Nazionale Gestori Ambientali – CA 03167 per le categorie 1F 4F e 5F (trasporto rifiuti speciali pericolosi e non)
- Iscrizione sistri web_ss_332383
- Iso 9001:2015
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- Iso 18001: 2007
- Iscrizione SardegnaCat e MEPA per il bando “SIA104”, “Facility Management”, “Servizi di Logistica” e “Arredi 104”
Tutte le attività aziendali sono certificate ISO 9001, 14001, 18001.
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Sanificazioni ambientali Sassari
La Melis Multiservizi effettua servizi di sanificazione e igienizzazione professionale a Sassari e in tutta la Sardegna.
Disponiamo di irroratrici con ipoclorito di sodio, idropulitrici e aerosolatrici per fumigazione con virucidi con le quali possiamo operare in ogni ambiente lavorativo.
Grazie alla autorizzazione CCIAA di Sassari ai sensi L. 82/94 (dal 18/4/2000) offriamo i servizi presso i settori pubblico e privato e in particolare siamo specializzati nella pulizia e sanitificazione di uffici, stabilimenti, reparti industriali, comunità, strutture sanitarie, banche, edifici scolastici, centri commerciali, strutture alberghiere, B&B, saloni di bellezza e appartamenti privati.
La società opera nel pieno rispetto della normativa vigente, assolvendo a tutti gli obblighi di legge, ed offre:
– Risoluzione di ogni problema e sanificazione ambientale;
– Pulizie locali di ogni genere, dal piccolo ufficio ai grandi spazi;
– Trattamenti speciali (sgrassaggio, cerature, piombatura pavimentazioni)
– Pulizia pareti verticali (vetrate) e rimozione graffiti.
Al termine del trattamento viene rilasciato l’attestato di sanificazione.
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