Pulizie pavimenti con lavasciuga Sassari
Una lavasciuga pavimenti è una macchina utilizzata per la pulizia dei pavimenti che permette di lavare e asciugare il pavimento in un’unica passata. Le lavasciuga pavimenti sono indicate per il lavaggio e l’asciugatura di pavimenti interni, ma è possibile anche pulire superfici esterne regolari e non abrasive. L’impiego principale è per la pulizia di manutenzione periodica ma possono essere utilizzate anche per la pulizia di fondo o straordinaria.
Tipologie di lavasciuga pavimenti
Considerando l’ampia offerta nel mercato delle attrezzature per la pulizia professionale, la prima grande distinzione da fare è la differenza tra lavasciuga uomo a terra e lavasciuga uomo a bordo. Le prime lavorano condotte dall’operatore con i piedi a terra, mentre le uomo a bordo prevedono che l’operatore salga a bordo per poterle utilizzare.
Successivamente, è importante specificare l’alimentazione, infatti, tra le diverse versioni esistono lavasciuga pavimenti elettriche o a batteria. Inoltre, le lavasciuga pavimenti possono essere contraddistinte dalle diverse tipologie di basamento lavante di cui possono essere dotate: sul mercato ci sono lavasciuga pavimenti con basamento a disco, cilindrico o orbitale.
Tipologia di basamenti delle lavasciuga pavimenti
Sostanzialmente esistono tre diverse tipologie di basamento lavante per le lavasciuga pavimenti:
- Basamento a disco con una, due o più spazzole a disco
- Basamento cilindrico con una o due spazzole cilindriche
- Basamento orbitale dotato di pad con forma rettangolare o rotonda
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Lavasciuga_pavimenti

Realizzazione mini-orti Sassari
I pallet e il giardino sono un binomio perfetto: le pedane di legno ormai inflazionate nell’arte del fai-da-te danno il meglio negli ambienti esterni. In questo articolo vi proponiamo una serie di idee per creare qualcosa di straordinario nel vostro giardino.
In estate cresce la voglia di pollice verde e di erbe aromatiche colte direttamente dal nostro orticello domestico. Cosa c’entrano i pallet? Date un’occhiata a queste immagini!
Possiamo usarli per creare delle sezioni da coltivare, così da avere allo stesso tempo un orto ordinato e un effetto visivo niente male.
Cambiamo punto d’appoggio della pedane per ottenere un effetto decisamente più possente, sviluppato in altezza così da poter mostrare con più orgoglio i nostri fiori o le nostre erbe.
Una sola pedana sarà sufficiente per ospitare delle piccole piantine di erbe aromatiche. Applichiamo una vernice effetto lavagna per mettere i nostri prodotti ancor più in risalto.
Con i bancali sarà assolutamente semplice realizzare una parete-separé da giardino. Dipingendola in bianco sembrerà uscita da un mobilificio di prima scelta. In questo modo avremo maggiore privacy, saremo riparati dal sole e naturalmente decoreremo con un piccolo investimento il nostro giardino.
I contenitori dei rifiuti sono indispensabili, eppure in molti preferiscono nasconderli. Perché non creare un angolo riparato per i secchi della spazzatura? Basta qualche pallet e un po’ di vernice per creare un “muro” che li nasconde con stile.
Sapete qual è un’idea geniale? Usare il bancale così com’è, senza dipingere o decorare, per conservare tutti gli attrezzi per la pulizia e per la cura del giardino.
Una variante del porta-attrezzi è costituita dalla pedata fissata ad una parete, sulle cui assi saranno fissati dei ganci per apprendere tutti gli attrezzi.
I più creativi e volenterosi possono infine costruire un vero e proprio mobile da esterni, con tanto di cassetti.
Fonte: https://www.pianetadonne.blog/018-idee-di-mini-orti-e-giardini-con-pallet-tutti-possiamo-permettercene-uno/

Montaggio arredi e allestimenti Sassari
Detrazioni mobili ed elettrodomestici 2021: requisiti, spese e nuovi importi
Le detrazioni mobili ed elettrodomestici permangono anche nel 2021, ma si innalza l’importo di spesa ammesso in detrazione fiscale.
Una delle novità più interessanti, incluse nella legge di Bilancio 2021, è relativa ai bonus o detrazioni mobili ed elettrodomestici. Infatti, le nuove norme hanno prorogato e innalzato la soglia massima di spesa, entro la quale usufruire delle detrazioni elettrodomestici in questione.
Lo stesso provvedimento citato, invece, lascia identici i requisiti e l’elenco delle spese di arredi ed elettrodomestici. Vediamo più nel dettaglio che cosa è opportuno ricordare.
Detrazioni mobili ed elettrodomestici: proroga a tutto il 2021
Anticipiamo che la legge di Bilancio 2021 ha confermato le detrazioni fiscali corrispondenti al 50% per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici da collocare in unità immobiliari in fase di ristrutturazione edilizia. In linea generale, in base a quanto recentemente introdotto con nuove norme, il legislatore ha inteso prorogare, per tutto il 2021, i cd. bonus casa, ossia le detrazioni fiscali spettanti nelle seguenti ipotesi:
- spese effettuate per interventi di efficienza energetica, di ristrutturazione edilizia;
- costi per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici;
- spese per il recupero o il restauro della facciata esterna degli edifici;
- spese per la sistemazione a verde di aree scoperte di immobili privati, usati come abitazioni.
L’ottica è quella di favorire la libera iniziativa del privato, con agevolazioni fiscali che gli rendano meno onerose le migliorie alla propria unità abitativa.
Detrazioni fiscali e bonus arredi: aumenta il limite di spesa
Per quanto riguarda – nello specifico – il bonus mobili, il bonus elettrodomestici e le correlate detrazioni fiscali, occorre rimarcare che la legge di Bilancio 2021 modifica il limite di spesa, prorogandolo ed innalzandolo. Infatti, il tetto massimo è ora pari a 16.000 euro – prima 10.000 euro – mentre la detrazione – come detto – permane al 50%.
I benefici consistono, di fatto, in detrazioni IRPEF pari alla percentuale citata: il bonus mobili ed elettrodomestici opera dunque come una sorta di ‘ristoro’ per i costi sostenuti per comprare mobili ed elettrodomestici come arredo di immobili sottoposti a lavori di ristrutturazione edilizia.
In particolare, le detrazioni fiscali mobili ed elettrodomestici si collocano all’interno di un vero e proprio piano di incentivi varati per le ristrutturazioni delle unità abitative che si completano ed integrano con l’acquisto, per l’appunto, di nuovi arredi ed elettrodomestici.
Proprio il requisito della ristrutturazione dell’unità abitativa è fondamentale per capire il meccanismo delle detrazioni fiscali mobili ed elettrodomestici, che stiamo qui considerando. Infatti, il bonus mobili si aggiunge e non sostituisce il distinto bonus ristrutturazione.
Non a caso, la data di inizio dei lavori di ristrutturazione edilizia deve essere per legge anteriore quella dell’acquisto dei mobili o degli elettrodomestici, oggetto della detrazione pari al 50% citata. In altre parole, i beneficiari delle detrazioni mobili e detrazioni elettrodomestici saranno soltanto i contribuenti che acquistano nuovi arredi; mobili ed elettrodomestici collocandoli presso immobili oggetto di ristrutturazione.
Bonus ristrutturazioni e bonus arredi: la distinzione
Insomma, bonus mobili, bonus elettrodomestici e bonus arredi rientrano nella stessa agevolazione fiscale di cui alla legge di Bilancio 2021, ma vanno distinti dal cd. bonus ristrutturazioni, già presente nel panorama normativo da alcuni anni. Quest’ultimo consiste anch’esso in una detrazioni fiscale pari al 50%, assegnata a coloro che compiono lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria in un condominio o presso singoli edifici (ad es. tinteggiatura di pareti e soffitti, sostituzione di pavimenti, rifacimento di intonaci interni ecc.)
Il bonus ristrutturazioni, prorogato dall’ultima legge di Bilancio fino al 31 dicembre 2021, permette di accedere ad un rimborso Irpef per le spese pagate dal contribuente, sino ad un massimo di 96.000 euro. Per quanto riguarda gli adempimenti richiesti, è confermata anche per il 2021, l’obbligatorietà di invio della comunicazione ENEA per tutti quei lavori di ristrutturazione che includono altresì un risparmio energetico.
Beneficiari e dichiarazione dei redditi: come comportarsi
La proroga del bonus mobili di cui alla Legge di Bilancio 2021 ribadisce dunque il beneficio della detrazione del 50% per l’acquisto di arredi o elettrodomestici in immobili oggetto di ristrutturazioni dal 1° gennaio 2020. Così è disposto in maniera inequivocabile dai 58-60 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2021.
In linea generale, la detrazione fiscale in oggetto continua ad essere applicata in caso di acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni). Attenzione però: permane anche l’onere di richiedere la detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi, che dovrà essere suddivisa tra gli aventi diritto, e il riconoscimento in dieci quote annuali di identico importo.
Per beneficiarne in concreto, è essenziale insomma che il contribuente includa le spese all’interno del modello 730 o modello Unico. A seguito di ciò, la detrazione fiscale sarà riconosciuta come rimborso fiscale IRPEF. Attenzione però: l’inserimento degli importi di costo nella dichiarazione dei redditi è sì condizione necessaria, ma non sufficiente. L’interessato dovrà anche compiere i pagamenti nelle modalità tra poco indicate.
Tracciare il pagamento è essenziale per avvalersi del bonus mobili: ecco perchè
Le modalità di pagamento delle spese di cui sopra sono state indicate con precisione dall’Agenzia delle Entrate. Si tratta dei bonifici parlanti, bancomat e carte di credito. Invece, le detrazioni mobili ed elettrodomestici non scattano se si tratta di acquisti compiuti con assegni, denaro contante o altri mezzi di pagamento.
Non solo: nel caso in cui il pagamento sia disposto con bonifico bancario o postale, va usato quello previsto da banche e Poste S.p.a. per le spese di ristrutturazione edilizia.
Identiche modalità di pagamento valgono altresì per il versamento delle spese di trasporto e montaggio dei beni in oggetto.
Quali sono i mobili ed elettrodomestici che danno diritto alle agevolazioni fiscali?
A questo punto, ci potrebbe domandare quali sono, in concreto, i mobili ed elettrodomestici per i quali si può parlare di bonus arredi e detrazioni fiscali. Ecco alcuni dei più significativi, secondo quanto emerge dalla guida dell’Agenzia delle Entrate:
- elettrodomestici di di classe energetica non al di sotto della A+ (A per i forni): stufe elettriche; radiatori elettrici; ventilatori elettrici; apparecchi per il condizionamento; congelatori; frigoriferi; lavatrici, asciugatrici; lavastoviglie; apparecchi di cottura; apparecchi elettrici di riscaldamento; forni a microonde ecc.;
- mobili ed arredi: tavoli; divani; sedie; letti; armadi; comodini; poltrone; materassi; apparecchi di illuminazione ecc.
Ribadiamolo: la novità sostanziale del 2021, in tema di bonus arredi e detrazioni fiscali per acquisto mobili ed elettrodomestici è rappresentata dal fatto che il valore di riferimento sarà quantificato su un costo totale non al di sopra dei 16mila euro (e non più 10mila).
Inoltre, il contribuente che svolge lavori di ristrutturazione su distinte unità immobiliari, avrà comunque diritto al beneficio più volte, una per ciascuna unità.
Concludendo, è chiaro insomma che la legge di Bilancio 2021 conferma al gran completo i vari bonus casa, e contempla anche agevolazioni fiscali in tema di sostituzione di sanitari e rubinetti e per i sistemi di filtraggio di acqua potabile. Ma non solo: la legge n. 178 del 30 dicembre 2020 immette tra i costi ammessi al bonus ristrutturazioni 2021 anche quelli di sostituzione del gruppo elettronico.
Fonte: https://www.lavoroediritti.com/soldi-e-diritti/detrazioni-mobili-elettrodomestici-2021

Raccolta e smaltimento rifiuti RAEE
I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche o semplicemente rifiuti elettronici (talvolta citati anche semplicemente con l’acronimo RAEE, o in lingua inglese Waste of electric and electronic equipment o con l’acronimo derivante da tale espressione inglese WEEE o sempre in lingua inglese e-waste), sono rifiuti di tipo particolare che consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata o obsoleta e dunque destinata all’abbandono.
I principali problemi derivanti da questo tipo di rifiuti sono la presenza di sostanze considerate tossiche per l’ambiente e la non biodegradabilità di tali apparecchi. La crescente diffusione di apparecchi elettronici determina un sempre maggiore rischio di abbandono nell’ambiente o in discariche e termovalorizzatori (inceneritore) con conseguenze di inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua con ripercussioni sulla salute umana.
Questi prodotti vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come il rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo, mercurio, evitando così uno spreco di risorse che possono essere riutilizzate per costruire nuove apparecchiature oltre alla sostenibilità ambientale. Questo tipo di rifiuti è comunemente definito RAEE ed è regolamentato dalla Direttiva RAEE (o Direttiva WEEE, dall’inglese “Waste of electric and electronic equipment“), recepita in Italia dal Decreto “RAEE”. La direttiva è strettamente legata con la Normativa comunitaria RoHS 2002/95/CE.
Definizione di RAEE
I RAEE sono rifiuti di AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Le AEE a loro volta sono apparecchiature che per un corretto funzionamento dipendono dall’energia elettrica, sia come utilizzatrici, sia come generatrici, progettate per funzionare a tensioni non superiori a 1000 V AC o 1500 V CC, e appartengono a una delle seguenti categorie:
- Grandi elettrodomestici;
- Piccoli elettrodomestici;
- Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni;
- Apparecchiature di consumo;
- Apparecchiature di illuminazione;
- Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione delle macchine utensili industriali fisse di grandi dimensioni);
- Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero;
- Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infetti);
- Strumenti di monitoraggio e controllo;
- Distributori automatici.
La raccolta dei RAEE viene differenziata in base alla tipologia di produzione ed impiego delle AEE, e soprattutto raggruppando i RAEE in base al tipo di trattamento a cui saranno sottoposti a seconda delle strumentazioni specifiche e delle competenze degli operatori nel condurre le procedure di smontaggio in totale sicurezza ed efficienza (per la gestione del costo di recupero).
I trattamenti di recupero vengono eseguiti al fine di poter bonificare i componenti da materiali pericolosi per la salute o per l’ambiente e di smaltirli correttamente, e poter così procedere al recupero di tutta la componentistica riutilizzabile (riassemblabile in prodotti rigenerati) e di tutti i materiali riciclabili tra le parti danneggiate o inutilizzabili, o il cui costo di verifica e collaudo non determina un vantaggio economico, ed in ultimo smaltire correttamente i materiali non riciclabili.
Il conferimento dei RAEE può essere eseguito dai consumatori nei centri di raccolta predisposti dai comuni, o tramite il ritiro da parte dei rivenditori (per conto dei produttori), nelle fasi di acquisto di nuovi prodotti (rivalutazione dell’usato).
La raccolta è prevista, normata e organizzata in base ai seguenti gruppi tipologici (e relativi codici):
- R1 (Freddo e Clima), per esempio frigoriferi, congelatori, apparecchi per il condizionamento
- R2 (Grandi Bianchi), per esempio lavatrici, lavastoviglie, forni a microonde, piani cottura economici, ecc.
- R3 (TV e Monitor), per esempio vecchi schermi a tubi catodici CRT, moderni schermi a LED, al Plasma, e nuove tecnologie
- R4 (PED CE ITC e altro, tra cui apparecchiature illuminanti e tutte le altre apparecchiature al di fuori degli altri raggruppamenti), per esempio aspirapolvere, macchine per cucire, ferri da stiro, friggitrici, frullatori, computer (unità centrale, mouse, tastiera), stampanti, fax, telefoni cellulari, videoregistratori, apparecchi radio, plafoniere,
- R5 (sorgenti luminose), per esempio lampade che contengono gas (come quelle a incandescenza), tubi fluorescenti al neon, lampade a risparmio energetico, a vapori di mercurio, sodio, ioduri, o sotto vuoto.
Il trattamento dei RAEE
Il trattamento dei RAEE è svolto in centri adeguatamente attrezzati, autorizzati alla gestione dei rifiuti ed adeguati al “Decreto RAEE”, sfruttando le migliori tecniche disponibili.
Le attività di trattamento prevedono varie fasi, indicativamente:
- messa in sicurezza o bonifica, ovvero asportazione dei componenti pericolosi
- smontaggio dei sotto-assiemi e separazione preliminare dei materiali
- lavorazione meccanica per il recupero dei materiali.
L’attività di reimpiego delle apparecchiature dopo test di funzionamento è un’opzione prevista della normativa sui RAEE ma non esiste una normativa specifica sulle apparecchiature reimmesse sul mercato (prodotti rigenerati).
Obiettivi di recupero
Sono stati stabiliti obiettivi di recupero e reimpiego o riciclaggio dei materiali dei rifiuti elettronici inviati al trattamento in funzione della categoria di appartenenza dei RAEE. Tali obiettivi saranno aggiornati dalla commissione Europea in funzione dello sviluppo dei sistemi e delle migliori tecniche di recupero. In Italia e in Europa inoltre si moltiplicano i casi in cui si torna a riparare invece che buttare le apparecchiature RAEE
Raccolta differenziata dei RAEE
Per garantire la protezione dell’ambiente e inviare i RAEE a centri di trattamento adeguati, è prevista la raccolta differenziata di tali apparecchiature.
Attualmente i cittadini possono conferire i propri rifiuti alle isole ecologiche; dal 18 giugno 2010 è possibile riconsegnare gratuitamente il rifiuto direttamente al rivenditore, all’atto dell’acquisto di un’apparecchiatura della medesima tipologia, tale procedura è definita “uno contro uno”, ed è regolamentata dal D.M.65 dell’8 marzo 2010.
L'”obiettivo di raccolta” è di 4 kg per abitante all’anno entro il 31 dicembre 2010. Attualmente (febbraio 2011) la raccolta è intorno a 4,5 kg/abitante l’anno.
Dal 22 luglio 2016 i negozi superiori ai 400 metri quadri devono allestire un’area per il ritiro RAEE uno contro zero
La responsabilità dei produttori
La “Direttiva RAEE” è basata sul principio secondo il quale chi inquina paga. Per ottemperare questo principio, il finanziamento e l’organizzazione della raccolta e del trattamento dei RAEE sono posti in capo ai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, a partire dalla data di entrata in vigore in Italia del “Decreto RAEE”, il 1º settembre 2007 (DM 185/2007 pubblicato in G.U. il 5/11/2007). Per sostenere questi nuovi costi, i produttori saranno liberi di far pagare un eco-contributo al momento dell’acquisto di un’apparecchiatura nuova (visible fee).
L’ecocontributo non dovrà superare i costi di trattamento.
I produttori ai sensi del D.Lgs. 151/2005 sono tutti coloro che fabbrichino o importino un prodotto elettrico o elettronico, oppure lo commercializzino con proprio marchio indipendentemente dalla provenienza geografica del bene, ovvero tutti coloro che per primi immettono il prodotto sul mercato e dunque ne sono responsabili.
I distributori (ovvero i soggetti che vendono i prodotti nuovi agli utenti finali) sono tenuti all’obbligo del ritiro dell’apparecchio da buttare al momento dell’acquisto di un nuovo apparecchio equivalente.
I sistemi dei produttori
Per rispondere alle richieste della normativa, i fabbricanti delle apparecchiature rientranti nel campo di applicazione del “Decreto RAEE” hanno costituito dei “sistemi collettivi”, tipicamente in forma di consorzi volontari, in funzione del tipo di apparecchiatura o del tipo di mercato servito: dai frigoriferi alle lampade, dalle apparecchiature informatiche ai piccoli elettrodomestici.
Tali sistemi collettivi possono disporre di impianti di trattamento di diretta proprietà, ove convogliare i RAEE di pertinenza dei propri associati, oppure operare come semplici “intermediari di rifiuti”, avvalendosi di impianti di terzi.
Gli operatori del recupero
Trattandosi di rifiuto, tutte le fasi di gestione dei RAEE sono svolte da operatori specificamente autorizzati allo svolgimento di tali operazioni: raccolta, trasporto e trattamento.
In Italia esistono aziende qualificate che si occupano della raccolta e del trasporto dei RAEE, la cosiddetta logistica inversa, e del trattamento.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Rifiuti_di_apparecchiature_elettriche_ed_elettroniche#:~:text=I%20rifiuti%20di%20apparecchiature%20elettriche,inglese%20e%2Dwaste)%2C%20sono

Self Storage Sassari
Da circa vent’anni anche in Italia esistono i magazzini per il cosiddetto “self storage”. È possibile che ne abbiate visti a lato di una tangenziale: sono quelle strutture in cui si può affittare, anche per un brevissimo periodo di tempo, uno spazio da usare in alternativa a una cantina o a una soffitta, per esempio per tenere al sicuro i mobili di una casa in corso di ristrutturazione, le gomme da neve e l’attrezzatura per sciare quando non le si usa, un archivio di documenti e molte altre cose. I servizi di self storage sono nati negli Stati Uniti – dove sono un’industria da 38 miliardi di dollari l’anno – e in seguito si sono diffusi in Europa. In Italia sono ancora un’industria piccola, da 500 milioni di euro di fatturato all’anno, ma il settore sta crescendo: del 20 per cento circa dal 2016 al 2017.
La storia del self storage
Il self storage è stato inventato negli Stati Uniti, un paese in cui tradizionalmente si fanno molti traslochi perché le persone si spostano molto, anche tra diversi stati, nel corso della propria vita. Un’antenata delle attuali aziende che forniscono questo servizio può essere considerata una società fondata nel 1891 dai fratelli Martin e Josh Bekins a Omaha, in Nebraska: era una società di traslocatori che a partire dal 1906 mise in piedi una rete di magazzini di cemento e acciaio per aiutare le persone che si trasferivano a tenere da qualche parte i propri oggetti in via temporanea. Invece la prima società davvero simile a quelle attuali aprì a Odessa, in Texas, nel 1964: si chiamava A-1 U-Store-It-U-Lock-It-U-Carry-the-Key (nome che era un tentativo di risultare primi nell’elenco telefonico) e si rivolgeva ai lavoratori dell’industria petrolifera, a cui offriva spazio per tenere i propri strumenti di lavoro. Il magazzino della A-1 U-Store-It-U-Lock-It-U-Carry-the-Key era diviso in unità con porte di legno, come le attuali strutture di self storage; a un certo punto la società fallì, ma nel 2013 la struttura fu ristrutturata e riaprì come magazzino per il self storage.
In Europa i servizi di self storage sono arrivati all’inizio degli anni Ottanta e oggi sono diffusi soprattutto nel Regno Unito (dove si trova il 44 per cento dei magazzini di self storage del continente), in Francia, in Spagna, nei Paesi Bassi, in Germania e in Svezia. Secondo i dati raccolti nell’ultimo sondaggio annuale di FEDESSA, la Federazione europea delle associazioni delle società di self storage, in Italia nel 2017 c’erano almeno 50 aziende che offrivano servizi di self storage; nel 2016 erano 46. Per fare un confronto: nel Regno Unito erano 1.432 nel 2017.
Il self storage in Italia
Per capire a che punto è il settore del self storage in Italia il Post ha fatto alcune domande a Cesare Carcano, presidente dell’Associazione Imprese Self storage Italiane (AISI) e presidente di Casaforte, una delle più grandi aziende di self storage del paese. Carcano ha detto che considerando che non tutte le aziende che si occupano di self storage vengono rilevate dai sondaggi FEDESSA – alcune sono nate da poco – si può dire che in Italia ci sia un sessantina di aziende nel settore e che in totale gli impianti per fornire questo servizio siano più di ottanta, visto che alcune aziende sono presenti in più città. È il caso della stessa Casaforte, che esiste dal 2000 e ha 21 magazzini, tra Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Torino, Novara, Biella, Vercelli, Genova, Padova, Treviso, Verona, Vicenza, Pistoia, Roma e Foggia. I magazzini più grandi arrivano a mille spazi, o box, diversi; in totale Casaforte offre 7.500 spazi di self storage in tutta Italia. Negli anni ha avuto 28mila clienti; al momento circa 4.500.
La dimensione ideale dei magazzini per il self storage è di tremila metri quadrati, ma ci sono anche strutture più piccole. Sono tutti all’interno di immobili con destinazione industriale e per questo generalmente si trovano in periferia. Trovare uno spazio adatto e allestirlo è una delle sfide principali per chi voglia avviare un’impresa di self storage. Gli immobili peraltro devono essere di proprietà dell’azienda di self storage, perché se questa dovesse anche pagare un affitto i costi sarebbero eccessivi. Tra la ricerca immobiliare e l’organizzazione degli spazi ci vogliono dai sei ai dodici mesi di tempo, stando a Carcano, un investimento che può arrivare a un milione di euro e dai tre ai quattro anni perché l’attività sia davvero avviata.
Ogni tanto capita che qualche cliente smetta di pagare e abbandoni i propri averi: in quei casi, dopo un certo periodo, vengono organizzate delle aste secondo le regole previste per le vendite giudiziarie. Nei magazzini Casaforte capita una o due volte all’anno al massimo. Si può solo acquistare l’intero contenuto di un box, non gli oggetti contenuti al suo interno presi singolarmente. Carcano ha detto al Post che la cifra più alta raggiunta in una di queste aste è stata pari a circa 10mila euro: il box in questione conteneva le attrezzature di un centro estetico fallito.
Il 60 per cento dele persone che usano i servizi di self storage ne ha bisogno per ragioni private: devono traslocare o ristrutturare una casa e hanno bisogno di uno spazio dove tenere i propri mobili per un certo periodo di tempo; hanno una collezione privata molto ampia e hanno bisogno di un magazzino con un impianto di sicurezza per conservarne una parte; hanno hobby per cui è necessaria una grossa attrezzatura o armadi per cui il cambio di stagione richiede un supplemento di risorse logistiche. Per il restante 40 per cento i clienti dei servizi di self storage ne hanno bisogno per ragioni professionali: ad esempio c’è il notaio che ha bisogno di spazio in più per il suo archivio, oppure il commerciante all’ingrosso a cui nel periodo pre-natalizio serve mettere da parte una fornitura maggiore del solito.
Il self storage nella maggior parte dei casi è una soluzione temporanea. Il tempo medio di permanenza degli oggetti che vengono affidati a questi magazzini è di sei-sette mesi, anche se c’è chi ne fa uso solo per un mese e chi per anni. I contratti di affitto sono molto flessibili – si possono disdire con un preavviso di soli quindici giorni – per questo quando se ne stipula uno non serve preoccuparsi troppo del tempo per cui se ne avrà bisogno. I prezzi per affittare uno spazio variano molto dalle città: in media sono compresi tra 1,5 e 2 euro al giorno.
Per quanto riguarda i sistemi di sicurezza, variano da magazzino a magazzino, ma in generale ci sono sempre telecamere di sicurezza, tessere e password per accedere al magazzino e al proprio spazio e un servizio di vigilanza attivo 24 ore al giorno. Nei magazzini Casaforte ci sono addirittura allarmi individuali per ciascun box. In passato si era parlato di persone che, rimaste senza casa, dormivano in uno spazio di self storage: ovviamente non è permesso farlo, ma ora è praticamente impossibile che succeda perché se una persona rimane per troppo tempo nel suo spazio arriva una segnalazione a chi si occupa della vigilanza. Inoltre solo con certi contratti si può accedere al magazzino anche di notte. Gli orari di apertura consueti invece sono dalle 7 alle 20, circa.
Insieme a Casaforte l’azienda di self storage più grande in Italia è Easybox, che ha aperto il suo primo magazzino a Milano nel 1999 e ora ne ha sette, ognuno dei quali copre un’area di circa due campi da calcio: tre a Milano, due a Roma, uno a Genova e uno a Torino, aperto nel 2008. Madeline Fahey, direttrice di Easybox, ha spiegato al Post che è soprattutto nelle grandi città che c’è richiesta per i servizi di self storage: a Milano in particolare, soprattutto perché è qui che il servizio è più conosciuto. I clienti di Easybox sono al 50 per cento persone che hanno bisogno di spazio per ragioni private. Tra il restante 50 per cento di chi ne ha bisogno per ragioni professionali negli ultimi anni sono aumentate le persone che vendono oggetti attraverso internet e non hanno un negozio fisico.
Le aziende di self storage più piccole negli ultimi anni non si sono espanse aprendo magazzini in altre città ma trovando nuove idee di servizi da offrire. Ad esempio, Maxicubo, un’azienda di self storage di Bergamo che esiste dal 2004, collabora con un servizio di noleggio furgoni e con GLS, la grande azienda di corrieri espressi, per fornire ai propri clienti pacchetti completi di logistica e immagazzinamento: ha cominciato a fare da intermediario per facilitare chi deve traslocare quando si sono accorti che esisteva un’esigenza per questo servizio. Inoltre dal 2010 Maxicubo offre anche degli spazi per chi ha bisogno di un ufficio temporaneo, caselle postali dove ricevere corrispondenza e pacchi e spazi organizzati per ospitare archivi cartacei: chi usa questo servizio può anche chiedere di ricevere via fax singoli documenti del proprio archivio o farseli recapitare, senza bisogno di andare al magazzino.
Fabio Modora, direttore di Maxicubo e una delle tre persone che ci lavora stabilmente, ha spiegato al Post che questo tipo di servizio è particolarmente utile per lo stoccaggio di documenti che nessuno deve consultare ma devono essere conservati, come quelli delle società fallite che per legge non possono essere eliminati per almeno dieci anni. Nel caso degli archivi che invece devono essere consultati, vengono messi in spazi sempre accessibili e possono essere impostati diversi codici per tutte le persone che hanno bisogno di recuperare dei documenti.
Maxicubo ha un magazzino su due piani che copre un’area di duemila metri quadrati, al momento occupati per il 75 per cento. Probabilmente per via delle dimensioni della città che serve – Bergamo ha meno di 120mila abitanti – lavora più con clienti che hanno bisogno di spazi di self storage per lavoro. Nei suoi primi anni di vita comunque l’azienda riceveva anche richieste più originali: ad esempio, quella di un gruppo di ragazzi che avevano bisogno di una sala prove per la loro band; è anche capitato più volte che qualcuno chiedesse di poter dormire in uno spazio di self storage, di solito dopo una serie di domande di altro genere. Modora ha raccontato al Post che la più grande difficoltà che si incontra nel gestire un magazzino come Maxicubo è la riscossione dei crediti e le successive vertenze che ne possono nascere: se un cliente smette di pagare il servizio e abbandona i propri oggetti, questi vengono messi in un container esterno al magazzino e dopo un certo periodo sono smaltiti.
Un servizio simile al self storage ma un po’ diverso è invece quello offerto da BoxOK, un’azienda che si trova in provincia di Ascoli Piceno. Definito “door to door storage” e soprannominato “Dropbox delle cose” funziona così: va a prendere in tutta Italia e in Europa gli oggetti che devono essere immagazzinati per un certo periodo di tempo, li custodisce in un magazzino e li rimanda ovunque in Europa quando vengono chiesti indietro. È un servizio che può essere usato solo da chi deve immagazzinare oggetti non deperibili e di dimensioni non troppo grandi: la quantità non conta, l’importante è che possano essere spediti con un corriere espresso. Per usufruire del servizio è sufficiente fare la richiesta sul sito di BoxOK: l’azienda spedisce tramite GLS il materiale da imballaggio necessario e poi sempre tramite GLS recupera i pacchi. I clienti di BoxOK sono soprattutto studenti universitari fuorisede (molti che studiano a Milano), persone che devono traslocare da una città a un’altra o che si spostano regolarmente nel corso dell’anno. Proprio per questo BoxOK usa principalmente internet per farsi pubblicità e in alcuni periodi dell’anno, ad esempio d’estate, riceve molte più richieste: anche un centinaio di ordini mensili.
Tra le altre tipologie di clienti ci sono anche donne che vivono sole e per una questione meramente di forza fisica trovano utile il servizio quando devono cambiare casa, persone che possiedono barche e devono svuotarle per una ristrutturazione o per l’inverno, persone che stanno facendo un viaggio intorno al mondo e hanno bisogno di farsi spedire degli oggetti, ma anche aziende che devono conservare un archivio, come per le altre aziende di self storage. A prescindere da dove si trova il cliente, per spedire imballaggi, ricevere gli oggetti imballati e conservarli nel proprio magazzino da 1.500 metri quadrati, BoxOK chiede 4,95 euro al mese. La riconsegna in Italia invece costa 6,95 euro e si può avere anche dopo solo 24 ore dalla richiesta. Le scatole da imballaggio fornite da BoxOK sono tutte grandi uguali e con quattro o cinque si riesce a svuotare un grosso armadio.
Mauro Forconi, uno dei due fondatori di BoxOK, ha spiegato al Post che il servizio esiste dal 2014 e che non ci sono altre aziende a offrirlo in Italia. Servizi simili ci sono invece sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito dove i servizi di self storage sono molto più diffusi: secondo Forconi perché in questi paesi è molto più frequente che le persone si spostino, mentre in Italia molte persone «nascono, crescono e muoiono nello stesso CAP». Per venire incontro a esigenze più diffuse nel nostro paese BoxOK ha messo in piedi anche un altro servizio, TraslOK, una piattaforma che permette di ricevere diverse proposte di soluzioni e preventivi per organizzare un trasloco (o il trasporto di un veicolo) mettendo insieme diverse aziende di trasportatori, traslocatori e servizi di self storage in giro per l’Italia.
Fonte: https://www.melisservizi.it/servizi/deposito-merci/

Smaltimento Carta e Cartone Sassari
Come tutti i rifiuti, la carta pone problemi di smaltimento. La carta è però un materiale riciclabile. Come il vetro, infatti, la carta recuperata può essere trattata e riutilizzata come materia seconda per la produzione di nuova carta.
In Italia carta e cartone rappresentano circa il 30% del totale dei rifiuti e sono una risorsa perchè possono essere utilizzati per produrre carta riciclata. E’ sufficiente recuperare una tonnellata di materiale cellulosico per salvare 3 alberi alti 20 metri, riducendo l’impatto ambientale e risparmiando le fonti di energia.
La carta può essere non solo riciclata, ma anche ampiamente riutilizzata stampando su ambo i lati dei fogli, riutilizzando i sacchetti di carta, donando i libri alle scuole o alle biblioteche.
Rifiuti di carta riciclabili:
– giornali, riviste, libri, fumetti, tutta la stampa commerciale (dèpliant, pieghevoli pubblicitari)
– sacchetti per gli alimenti, per il pane o per la frutta
– sacchetti di carta con i manici
– fogli di carta di ogni tipo e dimensione
– contenitori di prodotti alimentari (come astucci per la pasta, per il riso, per i corn flakes ecc.)
– le fascette in cartoncino di prodotti come conserve, yogurt e bevande
– le scatole delle scarpe
– le confezioni, grandi e piccole, di prodotti come detersivi per lavatrici e lavastoviglie
– le scatole dei medicinali, del dentifricio, ecc.
– gli imballaggi in cartone ondulato di qualsiasi forma o misura (ad esempio, per apparecchi televisivi o elettrodomestici)
– contenitori in cartone per frutta e verdura
– cartoni per bevande (come ad esempio quelli di latte, succhi di frutta, vino, panna e similari) svuotati, sciacquati e appiattiti
Attenzione: questa non è carta riciclabile!
Tutti i materiali non cellulosici, i contenitori di prodotti pericolosi, carte sintetiche, carte fotografiche ed ogni tipo di carta, cartone e cartoncino che sia stato sporcato (ad esempio carta oleata, carta e cartone unti, fazzoletti di carta usati, tovaglioli di carta sporchi di cibo, carta plastificata, fustini del detersivo).
Riciclare la carta significa: minori costi per il suo smaltimento, minori costi per la sua produzione, difesa ecologica delle risorse boschive.
Carta riciclata
La trasformazione del rifiuto cartaceo (che si definisce carta da macero) in materia prima necessita di varie fasi:
• raccolta e stoccaggio (in questa fase è particolarmente rilevante che le amministrazioni locali richiedano e organizzino la raccolta
differenziata dei rifiuti);
• selezionamento (per separare la fibra utilizzabile dai materiali spuri – spaghi, plastica, metalli – che normalmente sono incorporati nelle balle
di carta da macero);
• sbiancamento (per eliminare gli inchiostri).
A questo punto del ciclo, la cellulosa contenuta nella carta-rifiuto è ritornata ad essere una materia prima, pronta a rientrare nel ciclo di produzione.
Smaltimento Carta
In Italia vengono consumaticirca 9 milioni di tonnellate di prodotti cellulosici. Dei rifiuti prodotti:
– il 64% viene riciclato
– il 14% viene bruciato per produrre energia
– il 22% serve per altri usi (nei caminetti) o finisce in discarica
La modalità più comuni di smaltimento della carta sono quindi il riciclaggio oppure l’incenerimento insieme ad altri rifiuti se non viene effettuata una raccolta differenziata dei materiali.
Dal punto di vista economico, il riciclaggio è sicuramente meno oneroso che l’incenerimento.È ovvio che la carta riciclata non produce un pari peso di carta “nuova” (sicché per fare una tonnellata di carta nuova ci vuole normalmente – e comunque in misura variabile a seconda degli impianti e del prodotto fabbricato – anche una certa percentuale di cellulosa fresca, proveniente da alberi), e che il procedimento ha i propri costi – economici, energetici e di inquinamento.
Tuttavia:
• il costo della materia prima riciclata è notevolmente più basso di quello della pasta di legno, i relativi scarti possono essere utilizzati come
combustibile co-generatore del vapore necessario al processo di fabbricazione, e la produzione è meno inquinante;
• il riciclaggio riduce la quantità di rifiuti da trattare, i relativi costi di stoccaggio, lo spreco di spazio da destinare allo stoccaggio medesimo,
l’inquinamento da incenerimento, e ovviamente il consumo di alberi vivi (anche se gli alberi impiegati per la produzione della carta provengono
da vivai a coltivazione programmata dove vengono periodicamente tagliati e ripiantati).
La carta (se non inchiostrata) può anche essere sottoposta a una degradazione aerobica (compostaggio) assieme ad altri materiali di origine vegetale e/o animale per produrre un ammendante utile per l’agricoltura o per il recupero di suoli con basso grado di nutrienti naturali.
Un’altra prospettiva (interessante in particolare quando non si riesce a ottenere fibre con idonee caratteristiche fisico-meccaniche per nuovi prodotti cartacei) è quella della degradazione chimica finalizzata a produrre sostanze di uso industriale (per esempio metanolo).
Fonte: http://gestione-rifiuti.it/smaltimento-carta-cartone

Manutenzione campi sportivi Sassari
La manutenzione dei campi da calcio in erba naturale e artificiale
I campi da calcio con erba naturale sono ancora di gran lunga i più diffusi e sono preferiti dalla maggior parte degli attuali giocatori professionisti, la cui formazione ha concorso a dare loro la percezione di gioco su una superficie “viva”, capace di emettere l’inconfondibile profumo dell’erba. Anche i problemi di queste superfici sono di natura biologica e, come tali, diversi e soggettivi da campo a campo. La manutenzione dei campi in erba naturale deve infatti tenere conto del deterioramento causato da:
– una fruizione troppo intensa, in quanto la stagione calcistica, in pratica, non ha interruzione nell’arco dell’anno e si giocano più partite durante la stessa settimana anche in condizioni climatiche avverse. Difficilmente, quindi, viene rispettato il carico massimo che, nel nord Italia dovrebbe essere di 6-10 ore/settimana nei mesi autunno-invernali e 15-20 ore/settimana nei mesi primaverili-estivi;
– carenze nutrizionali o di illuminazione per coperture eccessive, ed anche danni per attacchi delle malattie tipiche dei tappeti.
Questi problemi comportano pesanti interventi di manutenzione che arrivano al rifacimento totale o parziale del tappeto con la tecnica della rinzollatura, anche più volte all’anno.
I tappeti sintetici, invece, non risentono della fruizione intensa per cui si può andare anche oltre le 70 ore di gioco settimanali, senza avere problemi, né di illuminazione né di carenze nutrizionali né di attacchi parassitari. La manutenzione quindi ha una bassa incidenza, anche se deve comunque essere praticata.
Campi con erba naturale
Nell’eseguire la manutenzione occorre conciliare le esigenze del calendario sportivo con la capacità di resistenza del tappeto che, specie nel periodo invernaleprimaverile, risente delle avverse condizioni climatiche.
Gli interventi manutentivi riguardano:
– il taglio dell’erba. L’altezza di taglio è compresa tra 25 e 35 mm, mentre la frequenza è legata al periodo vegetativo, per cui si fanno, mediamente, due tagli a settimana nel periodo di massimo rigoglio, mentre in quello invernale la frequenza viene ridotta;
– la fertilizzazione. Gli interventi mediamente sono 4-6 nel corso dell’anno;
– i trattamenti. Normalmente hanno una bassa frequenza. Diverso è il discorso in caso di comparsa di malattie;
– la sfeltratura e carotatura. L’asportazione del feltro è fatta una volta all’anno anche se vi possono essere frequenze maggiori. La carotatura si rende necessaria per eliminare l’eccessiva compattezza del terreno. Si fanno da 1 a 4 interventi all’anno in relazione allo stato del suolo e alla capacità drenante. Per ridurre l’impatto sul calendario sportivo vengono anche impiegate foratrici a getto d’acqua;
-il top-dressing. Questa operazione è indispensabile non solo dopo un intervento di carotatura ma anche per mantenere la permeabilità del suolo e ridurre la formazione di feltro. La distribuzione di sabbia mista a sostanza organica viene normalmente effettuata in primavera e in autunno;
– la pulizia. Consiste nell’asportazione dei corpi estranei (carta, mozziconi, foglie ecc.);
– l’irrigazione. Nel periodo estivo la frequenza è di 1-2 interventi a settimana.
I costi di manutenzione sono molto variabili: da 30.000-40.000 euro a 100.000-150.000 euro all’anno. Quando poi si deve rifare la rinzollatura il costo della stessa è dell’ordine dei 150.000-200.000 euro.
Campi con erba artificiale
Mentre l‘investimento per realizzare un campo in erba artificiale è circa il doppio rispetto a quello in erba naturale, cioè dell’ordine di 300.000-500.000 euro, la manutenzione ha un’incidenza decisamente più bassa rispetto a quella dei campi tradizionali.
Per mantenere in modo corretto il manto artificiale occorre:
– non gettare sigarette accese, bengala e qualsiasi tipo di prodotto infiammabile;
– non lanciare oggetti contendenti o appuntiti;
– non impiegare gesso o vernici spray per la marcatura del campo;
– non ostruire i canali di drenaggio;
– non utilizzare tacchetti di alluminio o scarpe chiodate;
– non transitare, specie nelle ore calde, con veicoli pesanti (superiori a 500 kg/m2) e non fare sostare sul manto bagnato veicoli il cui carico superi i 3-4.000 kg/m2;
– evitare l’utilizzo diverso da quello del gioco quali manifestazioni e concerti;
– evitare che i gas di scarico di qualsiasi veicolo vadano direttamente sull’erba;
– bagnare regolarmente per lavare le fibre ed evitare l’accumulo di sporcizia, nonché mantenere la temperatura al suolo non troppo elevata
– tenere pulito il campo, asportando cartacce,mozziconi di sigarette e rifiuti di ogni tipo;
– non fumare ed evitare i fuochi artificiali;
– non posizionare teloni sul campo durante i periodi di gelo.
La rimozione di foglie, cartacce ecc., può essere fatta con macchine soffiatrici, oppure con macchine spazzolatrici trainate o semoventi. Per evitare la rimozione dell’intasamento dei granuli in gomma, le spazzole devono essere appropriate, così come il loro uso. In particolare la spazzola deve essere in fibre sintetiche con lunghezza minima di 65 mm. Occorre controllare la posizione in modo che le fibre sfiorino l’erba senza intaccare lo strato intasante. In ogni caso è bene evitare il trattamento quando la temperatura ambiente supera i 35°C. I migliori risultati si ottengono operando trasversalmente, in quanto le fibre si alzano e gli intasamenti si distribuiscono in modo uniforme.
Periodicamente, occorre apportare sabbia e granulato, in modo da mantenere gli intasamenti stabili. Intervenendo con macchine appropriate l’operazione dura circa un’ora.
Attenzione particolare va posta alle “macchie”. Quelle a base d’acqua possono essere provocate da vari ingredienti, quali caffè e cioccolato, succhi di frutta e gelato, acido e alcool, ecc. La loro eliminazione è relativamente semplice. Occorre anzitutto intervenire con macchine spazzolatici per eliminare i residui e poi lavare con acqua e sapone (eventualmente con ammoniaca al 3%), procedendo poi con risciacqui ed asciugatura. Le macchie più resistenti sono quelle a base oleosa, quali quelle prodotte dalle perdite di olio lubrificante, da vernici o da catrame. Dopo avere rimosso il residuo occorre intervenire con appositi detergenti, così come per la rimozione delle gomme da masticare. La neve non provoca danni al tappeto sintetico. Se si rende necessaria la rimozione si interviene con spazzolatrice rotativa, in presenza di neve soffice e pale gommate, in presenza di neve umida, mentre gli eventuali residui di neve,vanno eliminati con sale antigelo in dose ridotta.
L’irrigazione del tappeto, oltre che per la pulitura, si rende necessaria per abbassarne la temperatura nei periodi più caldi. Rispetto all’erba naturale, il tappeto sintetico ha una maggiore temperatura dell’ordine del 30-45% in superficie. Anche con l’irrigazione un campo con erba artificiale avrà sempre una temperatura superiore, tuttavia l’intervento irriguo consente di ridurne sensibilmente il livello.
Fonte: https://agronotizie.imagelinenetwork.com/garden/2009/02/24/la-manutenzione-dei-campi-da-calcio-in-erba-naturale-e-artificiale/7067

Traslochi e facchinaggio Nord Sardegna
Negli ultimi anni si è sviluppata una tendenza eco friendly in risposta alle emergenze ambientali: dalla sharing economy ai piccoli gesti quotidiani ognuno fa del suo meglio per rispettare l’ambiente tanto che anche le imprese di traslochi si stanno movimentando al fine di diventare sostenibili operando sgomberi senza recare alcun danno all’ecosistema. Ma cosa vuol dire esattamente fare un trasloco eco friendly? Per avere un minore impatto sull’ambiente il primo passo è quello di trovare una nuova destinazione d’uso a tutto ciò che utilizziamo durante il trasferimento, che siano pacchi, mezzi di trasporto o mobili inutilizzati e accessori superflui.
Trasloco sostenibile: come fare
Sgomberare un appartamento rispettando l’ambiente non è così difficile come sembra: adotta alcuni semplici accorgimenti per avere un impatto minimo sull’ambiente evitando anche di circondarti di oggetti inutili. Per un trasloco sostenibile, organizza il tuo trasferimento in 4 mosse:
- Ridurre gli sprechi: questa è un’indicazione generale che riguarda sia la quantità di imballaggi che utilizziamo sia il numero di viaggi necessari a trasportare i nostri averi. In quest’ottica ti suggeriamo di ottimizzare gli spazi cercando di imballare gli oggetti nel minor numero di scatoloni (in materiale riciclabile) stipandoli in maniera efficiente all’interno del furgone in modo da ridurre il numero di viaggi dal vecchio appartamento al nuovo;
- Decluttering: un buon metodo per eliminare il superfluo è quello di fare una cernita di tutti i tuoi oggetti e mobili selezionando quelli di cui hai veramente bisogno e scartando il resto. Attenzione: non smaltire gli oggetti scartati ma, se ancora utilizzabili, trova loro una nuova destinazione donandoli ad associazioni di beneficenza o vendendoli ad un negozio dell’usato;
- Imballaggi riciclabili: per un trasloco sostenibile scegli imballaggi di cartone piuttosto che di plastica; una volta utilizzati questi scatoloni possono essere riciclati oppure ripiegati e accantonati per essere utilizzati in un secondo momento o per il prossimo trasloco;
- Mezzi di trasporto: non tutte le ditte di traslochi possiedono mezzi di trasporto elettrici, anche se è possibile ridurre le emissioni di CO2 diminuendo il numero di viaggi; ottimizza lo spazio posizionando in maniera efficiente gli oggetti all’interno del mezzo. In alternativa puoi noleggiare o richiedere alla ditta di traslochi un furgone più capiente così da fare meno viaggi tra la vecchia abitazione e quella nuova.
Concordando con l’impresa di traslochi come organizzare insieme questi 4 passaggi avrai la sicurezza di poter traslocare in tranquillità nel pieno rispetto dell’ambiente, coniugando le minori emissioni con un trasferimento efficiente.
Fonte: https://www.milanopost.info/

Trasporto e smaltimento rifiuti speciali Sassari
Prima di entrare nel cuore dell’argomento dello smaltimento rifiuti speciali non pericolosi, è meglio mettere in chiaro alcune definizioni: rifiuto, rifiuti urbani, rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.
I rifiuti non sono altro che delle sostanze o anche degli oggetti il cui la persona non servendosene più ha deciso di disfarsi. In base alla tipologia di rifiuto si possono dividere in:
- “rifiuti urbani e rifiuti speciali in base alle origini”
- “rifiuti pericolosi e non in base alle caratteristiche”
Qual è la differenza tra rifiuti urbani e rifiuti speciali?
La differenza tra e due tipologie di rifiuto è in base alle caratteristiche principali che la compongono, ovvero, a seconda delle caratteristiche sia chimiche che fisiche ma anche in base alla loro provenienza o agli stabilimenti che la producono.
Il rifiuto urbano non è altro che la tipologia di rifiuti di tipo domestico che vengono smaltiti dalla pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda i rifiuti speciali, sono dei rifiuti che derivano dalle attività di produzione e sono sia gestiti che smaltiti da determinate aziende, la FIR.
Quando un rifiuto speciale viene classificato come pericoloso?
Un rifiuto speciale viene classificato come pericoloso quando è composto da sostanze sono principalmente inquinanti. Per questa tipologia di rifiuto avviene un determinato trattamento per far in modo di ridurre al minimo la loro nocività.
In genere fanno parte a questa tipologia di rifiuti: l’amianto, le vernici, i materiali di barattoli, i medicinali, i siti contaminati.
Cos’è un rifiuto speciale?
Per quanto riguarda questa tipologia di rifiuti esiste una definizione ben definita ma anche uno specifico smaltimento della materia stessa che viene eseguita da enti specializzati del settore.
In questo caso per quanto riguarda questa tipologia di rifiuto, si differenzia dall’urbano perchè non sono affatto gestiti dalla pubblica amministrazione ma in questo caso vengono gestiti esclusivamente da enti privati.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti speciali avviene in modo specifico e diretto tra il datore di lavoro e l’azienda che se ne occupa dello smaltimento.
Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti speciali è molto ampio perchè offre delle tipologie differenti di eliminazione a seconda del rifiuto da trattare. Non a caso le tecnologie di smaltimento per quanto riguarda questa tipologia di rifiuto sono avanzate infatti con il passar del tempo si sono modificate e migliorate sempre di più.
Smaltimento rifiuti speciali
Anche se a prima vista i rifiuti speciali potrebbero sembrare del tutto innocui quindi di conseguenza non si penserebbe mai di gettarli in un cassonetto speciale solo perchè si tratta di cartucce da stampanti ma dentro quella semplice composizione di materiale plastico all’interno sono racchiuse determinate polveri che ne potrebbero compromettere la salute dell’uomo se gettate nei classici cassonetti dell’immondizia
Quindi che sia ben chiaro che non si tratta di un semplice rifiuto ma di un rifiuto speciale.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti speciali è un’impresa del tutto particolare ed è presa a carico da un ente ben definito che ha il compito di gestire al meglio l’eliminazione dello stesso.
Per quanto riguarda l’art. 183 del DL. 152/06: “Qualsiasi sostanza ed oggetto che il dentatore si difisi o o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”.
Invece, per quanto riguarda la gestione dello smaltimento è specificata nella quarta parte dell’articolo dove non a caso sono state precisate alcune operazioni che partono dallo spreco fino ad arrivare allo smaltimento totale dei rifiuti.
Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti speciali che si tratti di cartucce o toner per alcune stampanti, è previsto un’eliminazione e una parte del coinvolgimento da tutti i componenti del settore.
Per quanto riguarda questa tipologia di rifiuti esiste un processo di tracciabilità del rifiuto.
Sanzioni per l’abbandono di rifiuti speciali
Per quanto riguarda le sanzioni riguardanti i rifiuti speciali sono molteplici. Per quanto riguarda un privato le sanzioni sono il pagamento dai 300 fino alla somma di 3000 euro. Se invece riguarda la tipologia di rifiuti speciali pericolosi la sanzione sarà il doppio delle somme citate in precedenza.
Invece se lo smaltimento dei rifiuti speciali non pericoloso avviene da un datore di lavoro in questo caso le sanzioni sono molto più severe. Infatti, c’è l’arresto che va da tre mesi fino ad un anno oppure c’è una multa alta da pagare che varia dai 2.600 fino ai 26.000 euro. Se invece, si tratta di rifiuti speciali pericolosi le sanzioni sia finanziarie ma di arresto raddoppiano.
Quindi, per tutti i datori di lavoro e non, se siete in possesso di rifiuti speciali rivolgetevi direttamente alle ditte specializzate nello smaltimento dei rifiuti “al fine di evitare multe alquanto salate o di rovinarvi inutilmente la fedina penale”.
Fonte: urbanpost.it/

Pulizia banchine e cordonate Sardegna
La Melis Multiservizi offre i seguenti servizi relativi alla pulizia delle banchine, cordonate e cunette delle strade:
- Diserbo meccanico compresa la raccolta e il conferimento di materiale di risulta presso discarica autorizzata.
- Potatura di contenimento di macchie isolate di essenze arbustive
- Raccolta e conferimento presso discarica autorizzata di rifiuti ingombranti
Per maggiori informazioni e preventivi, venite a trovarci presso la nostra sede di Sassari in Viale Porto Torres 119 o chiamate al numero 079 2679111

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