Servizi Logistici Sassari

La Logistica è una componente del ciclo produttivo e riguarda l’organizzazione, la gestione e le strategie di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione di materie prime e di prodotti lavorati e finiti. Può essere interamente gestita dall’azienda o affidata in parte o per intero a terzi.

LOGISTICA: COS’È

All’interno di un contesto aziendale, con il termine logistica si fa riferimento a tutte le operazioni relative al trasporto efficiente di prodotti da un luogo ad un altro tenendo conto dei tempi previsti e dei budget disponibili. Il trasporto in questione, però, non è esclusivamente quello dal luogo di produzione al rivenditore, ma è anche quello relativo all’approvvigionamento delle materie prime e dei pezzi, al loro stoccaggio all’interno dei magazzini aziendali e al rifornimento dei prodotti necessari all’interno dei reparti. Inoltre, affinché il trasporto avvenga in maniera efficiente e nel rispetto dei budget stabiliti, la logistica si occupa dell’imballaggio delle merci e della sua distribuzione nei tempi previsti, attraverso la rete di rivenditori.

Alla luce di queste definizioni non esiste dunque “una sola” logistica, ma si parla di una logistica integrata che tiene conto della fase del processo industriale in cui opera.

LOGISTICA IN ENTRATA

Quando si parla di logistica in entrata si fa riferimento a una fase propedeutica alla funzionalità dell’intero processo produttivo. È in questa fase che si definiscono tempi, costi e risorse a partire dagli input ricevuti. Con il termine input si intendono tutti i fattori produttivi aziendali acquisiti, siano essi risorse, capitale o personale specializzato. Gli input hanno una funzione essenziale nell’intera filiera produttiva, sono fra loro interconnessi e si distinguono in

  • risorse finanziarie;
  • risorse umane;
  • risorse materiali;
  • risorse immateriali.

LOGISTICA INTERNA

L’espressione logistica interna fa riferimento a tutte le operazioni finalizzate alla connessione efficace e efficiente degli input. L’obiettivo della logistica interna è quello di organizzare gli input e di gestirli affinché la distribuzione sul mercato non incida sul bilancio aziendale e sulla qualità dei prodotti. Avere una visione unica di ciò che è presente in magazzino e di ciò che viene utilizzato permette all’azienda di avere un vantaggio competitivo rispetto ai competitor . A sostegno della logistica nel mondo dell’eCommerce, la blockchain si presenta come tecnologia che permette di connettere i vari attori della filiera e ricostruire la storia del prodotto rendendola disponibile in ogni singolo step e in ogni singola fase della sua movimentazione.

LOGISTICA DISTRIBUTIVA

È anche nota come logistica dei trasporti e riguarda la distribuzione delle merci secondo gli accordi presi fra l’azienda e il cliente. L’obiettivo fondamentale è quello di permettere al prodotto di raggiungere il mercato di riferimento nel rispetto del livello di servizio concordato con il cliente e al minor costo possibile.

I fattori che permettono di stabilire la qualità del livello di servizio sono:

  • rispetto dei termini di consegna intesi come data e tempo medio;
  • rispetto di quantità e qualità di prodotto ordinate;
  • rispetto dell’integrità della confezione e assenza di danneggiamenti in fase di trasporto.

In quest’ambito della distribuzione, si parla di logistica conto terzi se avviene in outsourcing sia sotto forma di strategic outsourcing che sotto forma di commodity outsourcing. Nel primo caso viene affidato a terzi il processo logistico completo comprensivo di attività di trasporto e di stoccaggio, nel secondo caso solo una parte di attività come ad esempio il trasporto su strada.

LOGISTICA DI RITORNO

È il processo relativo al recupero dei resi, del loro trasporto e dello smistamento. Un percorso a ritroso che movimenta i prodotti dalla loro destinazione finale a un punto della catena di distribuzione che può coincidere con l’azienda originaria o un altro nodo del network, come un punto di ricollocamento secondario (outlet) o un centro di smaltimento dedicato.

Fonte: https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/logistica/

Sfalcio Erba Sassari

Oramai da decenni lo sfalcio dell’erba sulle banchine e scarpate stradali e nei parchi e giardini urbani avviene con i mezzi meccanici. Sulle strade è eseguita con un trattore gommato, munito della cosiddetta “trincia”. In parchi e giardini cittadini in genere si usa il decespugliatore a filo,  con il disco è troppo pericoloso. Per gli spazi più grandi si utilizzano i vari modelli di tagliaerba a quattro ruote.

Ma la grande potenza di taglio della “trincia” (a martelli) nulla può contro le bottiglie di plastica (le lattine d’alluminio e la carta) che si accartocciano su se stesse. Appena l’erba appassisce un po’, risaltano in brutta vista, per chissà quanti altri sfalci, o meglio, vita natural durante. Ciò che la crescita dell’erba aveva pudicamente nascosto, lo sfalcio meccanico riporta in primo piano!

Se si ha la voglia di riderci sopra: dopo lo sfalcio ogni persona che qualche settimana prima ha gettato via oggetti potrebbe riconoscere i suoi!

Sulle strade l’operazione è completamente meccanizzata. Negli spazi verdi urbani, dopo lo sfalcio con il decespugliatore, l’operatore, paziente, si china a raccogliere plastica, lattine, pacchetti di sigarette, ecc.

Si tratta delle immancabili e indistruttibili bottiglie di plastica, grandi e piccole, lattine di alluminio delle bibite, vasetti del thè (con o senza cannucce), bottiglie di vetro, pacchetti di sigarette, locandine volate via dai tergicristalli: chi più ne ha, più ne metta. Chi abbandona tutto questo? “Persone scriteriate, senza senso civico, né rispetto per il prossimo, esse pensano che la natura non sia loro e di nessuno. Spesso quegli oggetti sono gettati, con disprezzo e noncuranza, anche dal finestrino delle auto, o degli autocarri”.

È molto in voga tra i giovani uscire di notte dai pub, birrerie e discoteche, con la bottiglia di birra (di vetro) in mano e poi appoggiarla o, peggio, buttarla dove capita, in aree verdi, parcheggi, ruscelli, fiumi e spiagge. Gli oggetti abbandonati finiscono spesso nelle acque interne e nei mari ad inquinare e soffocare cetacei, mammiferi, tartarughe e a tutta la fauna ittica.

Nei centri urbani mi capita spesso di notare distinti signori ed eleganti dame che, con nonchalance, gettano i mozziconi di sigarette (con filtro), sigari e pacchetti in mezzo alla strada, magari prima di accedere a un locale pubblico o salire in auto. La distinzione di quelle persone è solo apparenza …

Poche settimane fa ho visto un operaio comunale tirare fuori da un chiusino centinaia di filtri di sigarette: era nei pressi di un pub.

Ritorniamo ai nostri vegetali erbacei che qualcuno chiama “erbacce”, termine scorretto perché una qualche funzione la svolgono, ad esempio, quello di un minimo contenimento delle scarpate che con le piogge lasciano scivolare metri cubi di terra sulla carreggiata stradale. I giovani non immaginano neanche che le “erbacce” stradali sfalciate diventavano fieno (alimento invernale dei quadrupedi) e negli anni Sessanta e Settanta erano una risorsa in più per i cantonieri. Bisogna anche precisare che i decespugliatori mescolano l’erba con la terra, dando al falciato un cattivo sapore: nessun animale mangia l’erba tagliata in quel modo, anziché con una normale falciatrice agricola.

È del 28 maggio scorso la notizia dal sito www.sicurezzalimentare.it   (preso da “La Stampa” del 23 maggio 2018) che qualche dirigente del Comune di Roma ha lanciato la proposta di far pascolare, nelle aree verdi della città, le pecore, le capre e i bovini, i quali, alimentandosi, “tosano” le erbacce in modo ecologico ed economico.

A questo punto manca solo un breve cenno ai tempi di degradazione di alcuni rifiuti abbandonati: bottiglie di plastica: dai 100 ai 1.000 anni, lattine di alluminio: dai 10 ai 100 anni, mozziconi di sigaretta con filtro: 2 anni. Alle persone sensibili questi numeri mettono agitazione, invece a chi ignora o addirittura disprezza la Natura credo non faccia nessun effetto.

Se non si vuole mostrare a turisti e visitatori un ambiente degradato da “quarto mondo”, bisognerebbe mollare la deprecabile abitudine-malcostume di gettare via rifiuti. Quando e se entrerà a regime un’avveniristica macchina che, oltre allo sfalcio, raccoglie anche i rifiuti buttati tra l’erba, tanti oggetti sfuggiti finiranno nei campi e in altri luoghi privati.

Antoine Laurent Lavoisier (1743-1794), considerato il padre della chimica moderna, autore del postulato “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, non ha potuto vedere i danni causati da questi nuovi materiali invadenti (per colpa dell’uomo) e (quasi) indistruttibili.

Eno Santecchia

Fonte: https://www.storieeracconti.it/2018/08/lo-sfalcio-delle-erbacce/

Sanificazioni professionali Sassari

I requisiti delle imprese di pulizie e sanificazioni

In questo particolare periodo di applicazione di protocolli anti contagio specifici all’interno delle aziende per la lotta al coronavirus, si può incorre nella necessità di dover affidare servizi di pulizia e sanificazione all’interno dei luoghi di lavoro ad imprese esterne per le quali il Datore di Lavoro deve svolgere, in regime di appalto, le dovute verifiche di idoneità tecnico professionale ai sensi dell’art.26 del D.Lgs.81/08. Con il presente contributo, si intende illustrare quali caratteristiche tecnico-professionali devono possedere le imprese che svolgono servizi di pulizia e sanificazione in base alla normativa in materia e quali elementi si ritiene si debbano ricercare nella lettura del certificato di iscrizione alla camera di commercio richiesto dal Datore di Lavoro Committente, alle medesime imprese, in applicazione dell’art.26 comma 1 lett.a) punto 1) del succitato D.Lgs.81/08.

Sui requisiti che devono possedere le imprese di pulizie, dobbiamo tenere conto che “la Bibbia” sulla regolamentazione in tema è il D.M. 7 luglio 1997, n. 274 (a seguire brevemente D.M.274/97), regolamento di attuazione degli artt.1 e 4 della Legge 25 Gennaio 1994, n.82, il cui titolo è “disciplina delle attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione”.

Innanzitutto tale norma prevede all’art.1 le definizioni di cosa si debba intendere per pulizia, disinfezione, disinfestazione, derattizzazione e sanificazione, aspetto su cui spesso si fa confusione, pertanto si ritiene utile riportare lo stralcio della norma:

Art.  1. Definizioni.1. Agli effetti della legge 25 gennaio 1994, n. 82, le attività di pulizia, di disinfezione, disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione sono così definite:

a) sono attività di pulizia quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rimuovere polveri, materiale non desiderato o sporcizia da superfici, oggetti, ambienti confinati ed aree di pertinenza;

b) sono attività di disinfezione quelle che riguardano il complesso dei procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti confinati e aree di pertinenza mediante la distruzione o inattivazione di microrganismi patogeni;

c) sono attività di disinfestazione quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a distruggere piccoli animali, in particolare artropodi, sia perché parassiti, vettori o riserve di agenti infettivi sia perché molesti e specie vegetali non desiderate. La disinfestazione può essere integrale se rivolta a tutte le specie infestanti ovvero mirata se rivolta a singola specie;
d) sono attività di derattizzazione quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni di disinfestazione atti a determinare o la distruzione completa oppure la riduzione del numero della popolazione dei ratti o dei topi al di sotto di una certa soglia;

e) sono attività di sanificazione quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore.

Tali imprese sono tenute a presentare segnalazione certificata di inizio attività ai sensi dell’art. 19 della l. 241/90 all’Ufficio del Registro delle Imprese o all’Albo delle Imprese Artigiane del proprio territorio, per poter esercitare l’attività imprenditoriale in questo settore, e come vedremo, dovranno dimostrare diversi requisiti non solo reputazionali, morali ed economici, ma anche tecnico-professionali.

In relazione alla precisazione del Ministero dell’Industria diramata con lettera circolare dell’08/01/2001, si evidenzia che non rientrano nell’attività d’impresa di pulizia di cui alla Legge n. 82/1994 le seguenti attività:

  • pulizia di caminetti;
  • l’espurgo dei pozzi neri;
  • la sterilizzazione di terreni ed ambienti;
  • la pulizia di arenili, strade, piazze, cigli stradali;
  • la manutenzione e la pulizia di giardini, corsi d’acqua, sentieri;
  • l’attività di disinfestazione o fumigazione, in locali confinati, di merci e derrate per mezzo di gas tossici.

Considerato in ogni caso il collegamento delle varie attività come definite dall’art.1 del D.M.274/97 con le caratteristiche specifiche di esecuzione che devono tutelare sia l’ambiente che la salute di cittadini e lavoratori, il Ministero della Sanità ha fornito nel corso degli anni a valle delle corrette definizioni anche indicazioni in merito ai requisiti tecnici, organizzativi e professionali dei responsabili delle imprese, in quanto la figura professionale che esercita l’attività (incluso coordinamento, programmazione e verifica di efficacia) “deve possedere una adeguata preparazione culturale in relazione al tipo di attività della ditta [CUT] in modo da ottenere effetti positivi nella lotta alla specie da combattere, da evitare trattamenti indiscriminati e/o sprechi, da evitare o ridurre al minimo i rischi per l’uomo e le contaminazioni ambientali nonché da permettere una idonea programmazione degli interventi nel rispetto di eventuali indicazioni dell’autorità sanitaria competente”.

Ulteriori precisazioni da parte del Ministero dell’Industria, sono state diffuse per esempio in relazione all’ambito di applicazione, con la Circolare del MICA n. 3420/C del 22 settembre 1997 ove in relazione alla normativa in parola si è puntualizzato quanto segue “riguarda unicamente soggetti ricadenti nella qualifica di impresa ai sensi delle disposizioni che disciplinano il Registro delle imprese, e non altri soggetti, quali collaboratori domestici, portieri o addetti alla pulizia dei condomini e simili, la cui attività viene esercitata nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, direttamente instauratosi con il committente, secondo le norme di settore”. Pertanto, da tale lettura, risulta evidente che il criterio sia quello per il quale ove le attività siano svolte in aree di pertinenza propria, con proprio personale, le previsioni di qualificazione del D.M.274/97 non sono applicabili (es. Datore di Lavoro che svolge pulizie dei propri ambienti con propri lavoratori ma non svolge pulizie presso terzi come attività imprenditoriale).

Per quanto concerne l’attività di sanificazione, il Ministero1 ha precisato altresì che “il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima non deve sottintendere attività di verifica e manutenzione” e che la sanificazione rappresenta un “complesso di procedimenti e di operazioni” pertanto “le operazioni previste per il controllo ed il miglioramento vanno intese come un insieme di attività interconnesse tra di loro”.

Per quanto attiene i requisiti, il D.M.274/97 prevede nei successivi articoli sia quelli natura economico-finanziaria che tecnico-organizzativi con la presenza del preposto alla gestione tecnica.

Art.  2. Requisiti per l’iscrizione delle imprese di pulizia al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane.1. I requisiti di capacità economico-finanziaria per l’esercizio delle attività di pulizia di cui all’articolo 1 si intendono posseduti al riscontrarsi delle seguenti condizioni:

a) iscrizione all’INPS e all’INAIL, ricorrendone i presupposti di legge, di tutti gli addetti, compreso il titolare e i familiari e i soci prestatori d’opera;

b) assenza di protesti cambiari negli ultimi 5 anni a carico del titolare, per le imprese individuali, dei soci, per le società di persone, degli amministratori per le società di capitali e per le società cooperative, salvo riabilitazione ai sensi dell’articolo 17 della legge 7 marzo 1996, n. 108, ovvero dimostrazione di avere completamente soddisfatto i creditori;

c) esistenza di rapporti con il sistema bancario da comprovare con apposite dichiarazioni bancarie riferite agli affidamenti effettivamente accordati.

2. I requisiti di capacità tecnica ed organizzativa si intendono posseduti con la preposizione alla gestione tecnica di persona dotata dei requisiti tecnico-professionali di cui al comma 3. Nel caso dell’impresa artigiana trova applicazione l’articolo 2, comma 4, della legge 8 agosto 1985, n. 443. Il preposto alla gestione tecnica non può essere un consulente o un professionista esterno.

3. I requisiti tecnico-professionali di cui al comma 2, sono i seguenti:

a) assolvimento dell’obbligo scolastico, in ragione dell’ordinamento temporalmente vigente, e svolgimento di un periodo di esperienza professionale qualificata nello specifico campo di attività, di almeno due anni per le attività di pulizia e di disinfezione e di almeno tre anni per le attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione, svolta all’interno di imprese del settore, o comunque all’interno di uffici tecnici di imprese od enti, preposti allo svolgimento di tali attività, in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore, socio partecipante al lavoro o titolare di impresa;

b) attestato di qualifica a carattere tecnico attinente l’attività conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale;

c) diploma di istruzione secondaria superiore in materia tecnica attinente l’attività;

d) diploma universitario o di laurea in materia tecnica utile ai fini dello svolgimento dell’attività.

4. Nelle more dell’emanazione della specifica normativa in materia, il possesso dei requisiti di cui ai commi 1 e 2 è attestato dal titolare o dal legale rappresentante dell’impresa all’atto della presentazione della domanda di iscrizione al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane con apposita dichiarazione, resa a norma dell’articolo 3, comma 11, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e nella consapevolezza che le dichiarazioni false, la falsità negli atti e l’uso di atti falsi comportano l’applicazione delle sanzioni penali previste dall’articolo 26 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, in conformità al modello di cui all’allegato A) al presente decreto e completa dei relativi allegati.

Il successivo art.3, prevede che l’impresa che già svolge pulizia, disinfezione, disinfestazione, derattizzazione e sanificazione, regolarmente iscritta al Registro Imprese o all’Albo Imprese Artigiane, può essere ammessa a partecipare secondo la normativa comunitaria alle procedure di affidamento degli appalti pubblici. A tal fine deve risultare iscritta, su domanda, nel Registro delle Imprese o nell’Albo delle Imprese Artigiane, in una delle seguenti le seguenti fasce di classificazione (art.3 comma 1, conversione in euro):

  • fascia a) fino a € 51.646,00
  • fascia b) fino a € 206.583,00
  • fascia c) fino a € 361.520,00
  • fascia d) fino a € 516.457,00
  • fascia e) fino a € 1.032.914,00
  • fascia f) fino a € 2.065.828,00
  • fascia g) fino a € 4.131.655,00
  • fascia h) fino a € 6.197.483,00
  • fascia i) fino a € 8.263.310,00
  • fascia l) oltre a € 8.263.310,00

Tale iscrizione in una specifica fascia di classificazione avviene sulla base del volume di affari realizzato dall’impresa mediamente nell’ultimo triennio, o nel minor periodo di attività comunque non inferiore a due anni): la fascia di classificazione da richiedere è quella immediatamente superiore a quella comprendente il predetto importo medio (art.3 comma 2).

Occorre però precisare che con l’entrata in vigore del comma 3, dell’art. 10 del decreto-legge n. 7/2007 (in vigore dal 2 febbraio 2007), convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 aprile 2007, n. 40, si è stabilito che

  • le attività di pulizia e disinfezione sono soggette esclusivamente alla sola dichiarazione di inizio attività (SCIA), da presentare alla Camera di Commercio competente, e non possono essere subordinate a particolari requisiti professionali, culturali e di esperienza professionale. Saranno invece applicabili i requisiti di onorabilità e capacità economico-finanziaria. Pertanto, si può concludere che ad oggi le sole imprese di pulizia e di disinfezione non viene più previsto l’obbligo del possesso dei requisiti tecnico-organizzativi e quindi del preposto alla gestione tecnica. Questo perché si è inteso sopprimere requisiti tecnici per alcune attività considerate di carattere estremamente semplice e che sarebbero risultate quindi destinatarie di caratterizzazione troppo complessa come per esempio la conoscenza della chimica, della biologia, e dei relativi processi;
  • le attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione, di conseguenza, saranno invece destinatarie dell’applicazione sia dei requisiti di onorabilità e capacità economico-finanziaria e sia quelli di natura professionale e tecnico-organizzativi, ove la ratio è che trattandosi di processi più complessi, con risultati attesi con caratura di maggior tutela rispetto all’ambiente e le persone, le imprese che esercitano tali attività devono poter conoscere in modo approfondito la materia di cui vorranno qualificarsi come esperti professionisti.

Considerando quindi specificatamente le attività di sanificazione, come definita dal D.M.274/97, le imprese che intendono svolgere tali servizi devono possedere tutti i requisiti come sopra indicato, al pari della disinfestazione e derattizzazione, e dovranno quindi avere il preposto alla gestione tecnica in possesso di riconosciuti requisiti tecnico-organizzativi. Tale soggetto dovrà avere un rapporto con l’impresa di questo tipo:

  • Ditte individuali: es. titolare, collaboratore familiare del titolare, un dipendente, un associato in partecipazioni, un responsabile tecnico organizzativo, ecc.;
  • Per le società: es. socio per le s.n.c., socio accomandatario per le s.a.s.,  amministratore, un dipendente, un associato in partecipazioni, un responsabile tecnico organizzativo.

L’incarico potrà essere conferito nelle modalità in genere previste per queste tipologie di nomina, anche in base alle specifiche richieste delle Camere di Commercio e modulistica, anche quella afferente ad impresainungiorno.gov.it. Su tale aspetto, comunque il Ministero delle Attività Produttive ha dato indicazioni specifiche con la Circolare n. 3600/C del 6 aprile 2006, riportando quanto segue “Perché i requisiti posseduti dal responsabile tecnico siano riferibili direttamente all’impresa deve intercorrere, tra il primo e la seconda, un rapporto di immedesimazione”.

Si ricorda infine che il preposto alla gestione tecnica non potrà mai essere un consulente o un professionista esterno (art. 2, D.M.274/97). Il responsabile tecnico dovrà cioè assumere con l’impresa un vincolo stabile e continuativo, che comporti un rapporto che si deve considerare diretto con l’operatività dell’impresa e previo costante controllo delle attività e dei servizi offerti.

Pertanto, ad oggi, in modalità estremamente sintetica possiamo dire che:

  • per esercitare l’attività imprenditoriale di sola pulizia e/o disinfezione (lettere a) e b) dell’art.1 comma 1 DM274/97) occorrono solo i requisiti di onorabilità ed economico finanziari;
  • per svolgere anche attività imprenditoriale di disinfestazione e/o derattizzazione e/o sanificazione (lettere c), d) ed e) dell’art.1 comma 1 DM274/97) occorrono oltre a quelli del punto precedente anche i requisiti tecnico-professionali (art.2 comma 3 del DM274/97), tra cui la presenza del preposto alla gestione tecnica;
  • non è richiesta l’applicazione del D.M.274/97 ove l’attività di pulizia sia svolta non come attività imprenditoriale, ma come attività in aree di pertinenza propria, con proprio personale.

Analizzando i contenuti del protocollo anti contagio del 14/03/2020 ad oggi ancora in vigore, in quanto richiamato nell’art.2 comma 10 del D.P.C.M. 10/04/2020, divenendo per decreto quindi obbligatorio e cogente almeno fino ai prossimi provvedimenti governativi, in diversi punti sono riportate sia disposizioni per le “pulizie” che per le “sanificazioni”:

  • Nelle premesse si indica che
    • siano incentivate le operazioni di sanificazione nei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali;
  • Nel punto 4 “PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA” si riporta che
    • l’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago
    • nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute nonché alla loro ventilazione
    • occorre garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi
  • Nel punto 7 “GESTIONE SPAZI COMUNI (MENSA, SPOGLIATOI, AREE FUMATORI, DISTRIBUTORI DI BEVANDE E/O SNACK…” si riporta che
    • occorre provvedere alla organizzazione degli spazi e alla sanificazione degli spogliatoi per lasciare nella disponibilità dei lavoratori luoghi per il deposito degli indumenti da lavoro e garantire loro idonee condizioni igieniche sanitarie.
    • occorre garantire la sanificazione periodica e la pulizia giornaliera, con appositi detergenti dei locali mensa, delle tastiere dei distributori di bevande e snack.

In tale protocollo, non viene specificato in dettaglio cosa si debba intendere operativamente per pulizie, operazioni di sanificazione o sanificazione periodica, come non vengono indicate periodicità perentorie al di là di quanto genericamente riportato (giornaliere e/o periodiche), lasciando libera scelta al Datore di Lavoro di come svilupparle ed attuarle in relazione alla propria realtà lavorativa. Viene invece indicata una differenziazione tra quello che si può semplicisticamente considerare “pulizia e sanificazione ordinaria” da applicare in tutte le casistiche del protocollo, rispetto alla condizione di un caso covid19 in azienda, ove invece viene richiesto, come “pulizia e sanificazione straordinaria”, un intervento da svolgersi secondo le indicazioni della Circolare n.5443 del 22 febbraio 2020.

In linea solo congetturale, forse nei casi ordinari i termini pulizie e sanificazioni impiegati dagli attori che hanno redatto il protocollo potrebbero essere stati postulati come interventi più vicini alle definizioni di pulizie e disinfezioni del D.M.274/97, atteso per esempio che gli stessi prodotti e processi suggeriti dall’OMS e dall’ISS per detergere le mani, le superfici, ecc., negli ambienti non sanitari, sono riconducibili ad operazioni non complesse sia di rimozione di materiali non desiderati quanto di operazioni che hanno l’obiettivo di inattivare i patogeni. Tuttavia, al di là di tale ipotesi suggestiva, a meno di ulteriori successivi chiarimenti, ad oggi occorre prendere atto che il termine sanificazione non è escludibile in quanto intenzionalmente utilizzato, senza possibilità di confusione, in tutto il protocollo, quindi non è possibile attribuire altro senso che quello. Altresì, tale scelta appare congrua rispetto alla necessità, nel caso di affidamenti a ditte terze (N.B. tale condizione è perentoria nel caso di interventi post-covid19) che non conoscono l’azienda, di avere soggetti incaricati che siano preparati professionalmente nell’esecuzione di tali interventi che richiedono principi di coordinamento, controllo e miglioramento degli ambienti, durante l’attuazione dei processi di abbattimento dei patogeni. In conclusione, allo stato, ove l’imprenditore ritenga necessario affidare servizi non solo di pulizia ma anche di sanificazione ordinaria a ditte esterne, ed in ogni caso ove debba provvedere ad affidare interventi di sanificazione straordinaria secondo la Circolare n.5443 del 22/02/2020 del Ministero della Salute, dovrà verificare nell’idoneità tecnico professionale dell’impresa, ai sensi dell’art.26 del D.Lgs.81/08, la presenza di requisiti morali e tecnico professionali specifici previsti per le lettere a) ed e) dell’art.1 comma 1 del D.M.274/97, i cui estremi sono ricercabili nella visura camerale (vedi figg.1 e 2) e quindi richiedere il nominativo del preposto alla gestione tecnica.

Ing. Giorgio Gallo

Fonte: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/luoghi-di-lavoro-C-48/i-requisiti-delle-imprese-di-pulizie-sanificazioni-AR-20036/

Abbattimento alberi pericolanti Sassari

La normativa per l’abbattimento degli alberi ad alto fusto.

Ci sono precise normative che regolano l’abbattimento degli alberi ad alto fusto ed è essenziale rispettare gli obblighi di legge prima di procedere al taglio della pianta, anche se è secca, malata o se si trova su suolo privato. Vediamo tutte le regole da seguire.

Tagliare un albero nel proprio giardino non è un atto che riguarda l’albero singolo ma incide sullo stato della vegetazione dell’intero territorio in quanto ogni albero fa parte di un ecosistema più vasto. Bisogna richiedere un permesso e ottenere autorizzazioni precise prima di procedere.

L’ufficio a cui fare riferimento è quello del Comune di appartenenza per verificare se esiste una normativa locale specifica. Anche la Regione ha regolamenti riguardanti il verde che è necessario consultare per accertarsi se esistono ordinanze particolari. Le regole locali possono variare moltissimi perciò non è possibile fornire un riferimento univoco e bisogna rivolgersi all’ente locale competente.

È al Comune che va indirizzata l’istanza per richiedere l’abbattimento di un albero su suolo privato. L’unico costo necessario è quello della marca da bollo. Il Comune ha 30 giorni di tempo per rispondere. Se non giunge risposta entro i termini vale la regola del silenzio-assenso e si può procedere all’abbattimento. Il permesso va richiesto anche se la pianta è secca o malata.

Il singolo Comune fornirà la lista dei documenti da allegare alla richiesta di abbattimento che di solito comprende la planimetria dello spazio in cui si trova l’albero e la documentazione fotografica dello stato della pianta. Nel caso in cui l’albero si trovi in uno spazio condominiale bisogna allegare anche il verbale dell’assemblea che delibera a maggioranza la scelta di abbattere l’albero. Vanno specificati anche tipo e numero di piante che si vogliono abbattere e il diametro del tronco. In qualche caso è richiesta anche una motivazione. Le motivazioni possono riguardare lo stato della pianta (secca, malata, infestata dai parassiti), il pericolo che rappresenta per le persone o il danno che può provocare alle costruzioni.

La richiesta di autorizzazione è indispensabile per tutte le piante con un tronco di diametro superiore a 80 centimetri mentre per piante con un diametro inferiore è sufficiente inviare la semplice comunicazione scritta al Comune nella quale si dichiara l’abbattimento della pianta.

Abbattere un albero senza le necessarie autorizzazioni comporta una multa fino a 498 euro oltre all’obbligo di sostituzione, con i costi che comporta. Una volta ottenuti i necessari permessi bisogna poi affidarsi a una ditta specializzata che intervenga nel rispetto delle norme e della sicurezza di persone e cose.

Fonte: https://www.officineverticali.it/la-normativa-per-labbattimento-degli-alberi-ad-alto-fusto/

 

Facchinaggio Sassari

Cosa richiede un’azienda che ha bisogno di servizi di facchinaggio.

Nella vita di un’azienda può subentrare l’esigenza, saltuaria oppure ripetitiva, di movimentare merci e materiali. Uno spostamento di arredi, la creazione di un database informatico e il relativo spostamento di quello cartaceo, o anche un aumento di produzione e di vendita di articoli… insomma le cause possono essere svariate.

Contattando un’azienda che offre servizi di facchinaggio ci si mette in contatto con professionisti del settore, con personale e mezzi idonei a risolvere qualsiasi esigenza. Richiedere un sopralluogo e un preventivo gratuito permetterà quindi di capire di quali servizi ci possiamo avvalere.  Solitamente questo tipo di servizio fa parte di una tipologia più ampia di servizi che vengono offerti da un’azienda di logistica, ma vengono erogati anche separatamente e una tantum.

I servizi che in genere vengono offerti sono:

  • servizi di carico e scarico
  • movimentazione delle merci, anche con mezzi meccanici
  • spostamento di arredi e archivi
  • traslochi interni e spostamento di merci
  • Qualsiasi servizio di manodopera che preveda lo spostamento di merci.

Nel caso di esigenze saltuarie risulta molto intuitivo il ricorrere a servizi esterni all’azienda, ma anche nel caso di situazioni ripetitive affidarsi ad un impresa del settore permette un notevole risparmio economico e di tempo. Tutti i mezzi vengono infatti forniti dall’azienda che eroga il servizio, sono controllati, sottoposti a manutenzione periodica e in perfette condizioni. Il personale è formato e abituato a lavorare in team strutturati. Ecco perchè rivolgersi ad agenzie di servizi di facchinaggio risulta essere una soluzione comoda ed economica.

Fonte: https://impresapulizia.wordpress.com/2013/05/07/servizi-di-facchinaggio-in-cosa-consistono/

Giardinaggio Sassari

Primavera, tempo di giardinaggio. Consigli per il fai da te

Arriva la primavera, la stagione che ci porta verso il periodo più caldo dell’estate, e torna automaticamente la voglia di stare a contatto con la natura, in giardino per chi lo ha o sul balcone. La primavera porta con sé anche il desiderio di prendersi cura delle piante per chi ha la fortuna di averle.
D’altra parte in questo periodo dell’anno la natura esplode e le piante fioriscono richiedendo anche una certa cura. Ed allora, cosa c’è di meglio di trascorrere giornate prendendosi cura del proprio giardino, del prato, delle piante? Il giardinaggio fai da te è una passione cui gli italiani si dedicano con sempre maggiore intensità: vediamo allora qualche consiglio.

Tagliare il prato e le siepi

Al primo posto l’ordine: sistemare le cose dopo la stagione invernale nella quale, solitamente, si lascia tutto così come è. Ebbene, in primavera non si può fare perché la natura ci presenta il conto. I prati crescono e le siepi diventano più rigogliose, la necessità di intervenire è preminente.
Primo step, mettere insieme tutto l’occorrente per giardinaggio fai da te: si parla di guanti, forbici, cesoie, rastrelli e strumenti per tagliare il prato. Dai tosaerba tradizionali ai più moderni robot tagliaerba, oggi presenti in tantissimi modelli sul mercato. La differenza è evidente: i tosaerba tradizionali devono essere movimentati dall’utente mentre i robot tagliaerba devono essere programmati, scegliendo misura del taglio, ed andranno poi a muoversi in modo totalmente automatico.

Le potature di siepi e alberi

Dopo il prato si passa alle siepi: le famose potature, che devono essere portate a termine ad inizio primavera senza scavallare troppo con le date. Il riferimento è alle siepi oltre che ad alberi da frutto e similari.
Da controllare poi che le piante rampicanti non vadano ad infestare eccessivamente soprattutto mura di casa o grondaie del tetto. Per piante con malattie è indispensabile tagliare di netto e procedere poi a disinfettare la lama prima di procedere con altre potature, onde evitare di contagiare altre piante.
Ma la primavera è il momento adatto anche per chi ha piante in casa, in un vaso: dato che in questo momento dell’anno tendono a crescere, se il vaso è di dimensioni ridotte si può procedere a cambiarlo con uno più grande. Se le temperature lo consentono, si possono iniziare a portare fuori i vasi, all’aperto.
Muoversi per tempo è un aspetto fondamentale visto che le potature dovrebbero essere eseguite nella prima parte della primavera; quando ci si avvicina all’estate intervenire in modo netto su piante ed alberi può non essere consigliabile.

Fonte:  https://www.h24notizie.com/magazine/primavera-tempo-di-giardinaggio-consigli-per-il-fai-da-te-x/

Giardinaggio Nord Sardegna

Giardinaggio fai da te, 6 consigli per principianti

Se avete un terreno di cui occuparvi ma non sapete da che parte cominciare, ecco un piccolo elenco di punti essenziali dai quali partire. Fare giardinaggio può essere un hobby molto piacevole, ma anche un modo per allontanare ansia e stress, anche se non siamo particolarmente esperti.

Scegliere l’obiettivo

Prima di tutto dovete decidere cosa volete fare del vostro terreno. Un giardino pieno di fiori? Un orticello? Un prato verde con molto spazio libero? Avere le idee chiare è fondamentale per capire da dove partire, quali attrezzature ed elementi acquistare e come procedere.

Valutare il proprio spazio

Il secondo step è quello di studiare gli spazi che avete a disposizione. Dovrete, ad esempio, valutare se avete una zona abbastanza soleggiata per le vostre coltivazioni, o per far crescere una pianta particolare. Trascorrete una giornata nel vostro giardino per capire come si muove il sole e quali sono i punti più strategici, a seconda dei vostri obiettivi.

Preparare il terreno

Qualunque sia il vostro obiettivo, iniziate rimuovendo le erbacce e procedete arando il terreno. Se volete coltivare, potete arricchire la terra mischiando compost e torba, materiali organici ricchi di sostanza benefiche e nutrienti. Prima di piantare o seminare è necessario “girare la terra” con una zappetta, ad una profondità di circa 20 – 30 cm.

Cosa piantare

È fondamentale scegliere il tipo di pianta che desiderate piantare. Una volta scelta, informatevi bene sulle sue esigenze e sul periodo dell’anno in cui deve essere piantata. Dovete capire, inoltre, di quanta luce ha bisogno, di che tipo di terreno e di quanta irrigazione. Potrete procedere solo quando sarete sicuri di avere il terreno e le possibilità per far crescere la pianta da voi scelta.

Irrigare

Dare acqua al vostro terreno sarà un’attività costante e necessaria per far crescere fiori e piante. In generale, ricordatevi di bagnare il terreno (e non le foglie) una volta al giorno, evitando le ore più calde e privilegiando le ore mattutine. L’acqua deve penetrare nel terreno, quindi bisogna evitare ristagni.

Protezione

Un’accortezza utile è quella di proteggere l’orto e le aiuole (nel caso ci siano) con il pacciame. La pacciamatura è una tecnica di coltura che consiste nel ricoprire il suolo intorno ad arbusti o nelle aiuole con materiale vegetale o inorganico. Questa tecnica protegge la zona dalle erbe infestanti, ma è utile anche per evitare sbalzi termici che danneggerebbero semenze e germogli. Inoltre mantiene il giusto tasso di umidità del terreno e migliora la sua composizione.

Fonte: https://tg24.sky.it/lifestyle/approfondimenti/giardinaggio-fai-da-te-principianti-consigli

 

Carrello Saliscale Elettrico Sassari

I Saliscale a 3 ruote sono dei carrelli elettrici che invece che utilizzare i cingoli per salire e scendere le scale, utilizzano il sistema di rotazione delle 3 ruote.

Le 3 ruote a rotazione appoggiano sulla pedata del gradino, dando la spinta al carrello per salire e scendere autonomamente e senza che l’operatore faccia sforzi fisici.

Al contrario di un carrello cingolato, il saliscale a 3 ruote pesa molto meno e durante la fase di trasporto scarica tutto il peso uniformemente sulla pedata del gradino e non solo sullo spigolo.

In questo modo il saliscale a 3 ruote non ha alcuna limitazione, può passare tranquillamente su ogni tipologia di scala, sia per dimensione che per materiale.

I saliscale 3 ruote sono l’ideale per chi esegue consegne o per chi trasporta merci pesanti e non sa che tipo di scala si troverà davanti, in quanto sono in grado di passare anche sulle scale più strette e sui pianerottoli più difficili.

Il saliscale elettrico rimane perfettamente in equilibrio in posizione verticale, anche con la merce caricata, grazie ad un sistema di bilanciamento automatico.

Grazie alla gomma con cui sono costruite, le ruote del saliscale fanno presa su ogni tipologia di gradino e di pavimento, impedendo il scivolamento.

Fonte: https://saliscale.it/carrello-per-scale/

Abbattimento Palme Sassari

Le Palme sono alberi estremamente ornamentali ma in alcuni casi richiedono una manutenzione accurata, sia per conservarne la salute, sia perché le foglie secche – essendo di grandi dimensioni – possono causare danni gravi se non rimosse per tempo. Ma come polare le palme in modo efficace?

Non tutte le specie di palme vanno curate allo stesso modo: vediamo insieme passo passo come prenderci cura di questi spettacolari alberi.

La Potatura delle Palme

Le famiglia delle palme è una delle più antiche del mondo vegetale e comprende circa 2.600 specie differenti. La palma affonda le sue radici principalmente in Africa, Australia e Asia, prediligendo quelle zone con clima tropicale o subtropicale. L’universo delle palme è talmente vasto e variegato che in questa breve trattazione ci soffermeremo solo su poche specie che abbandonando il clima torrido dei tropici si sono ambientate a climi temperati del Mediterraneo.

La specie Chamaerops humilis (chiamata anche palma di S. Pietro martire) è una palma nana ed è l’unica che nasce spontaneamente in Italia; si diffonde maggiormente in regioni come la Sicilia, la Sardegna e la Calabria. Da questo si deduce che si adatta meglio sui litorali ma può essere coltivata con facilità anche in vaso, tenendola al riparo dal freddo.

La palma della specie Brahea armata, una palmetta nana e delicata con foglie grigio-azzurre, può essere coltivata in vaso in una zona riparata e calda; non tollera il freddo rigido.

Infine la Trachycarpus fortunei (o anche palma del Giappone o Palma di Chusan) è fra tutte la specie che meglio riesce a sopportare climi freddi; è riuscita a crescere addirittura in Islanda. Questa palma ha un aspetto rustico ed un fogliame lussureggiante: con poca cura e facilità può donare alle nostre terrazze o ai nostri giardini un aspetto esotico.

Alle sue foglie palmate deve il soprannome di Fan Palm, le quali crescono su fusti alti 90 cm e sono larghe altrettanto. Cresce bene in vaso ma si adatta anche impiantata nel terreno. Con gli anni acquista robustezza, tuttavia, se coltivata in vaso, durante l’inverno è preferibile posizionarla al riparo dal freddo.

La Fan Palm si può inserire anche tra folte bordure a tema tropicale per rimanere protetta dagli agenti climatici esterni e spiccare nel giardino donandogli un forte impatto visivo.

Perché potare le palme?

Da quando le palme sono entrate a far parte della nostra realtà quotidiana, entrando in città, nei parchi, nei giardini e nella strada, si è sentita anche la necessità di eliminare le infiorescenze secche tramite le potature.

Infatti il loro naturale distacco potrebbe causare seri danni a cose e persone. Ci sono delle specie di palme che riescono a conservare le foglie secche per parecchio tempo, in questi casi si può anche decidere di lasciare crescere naturalmente i rami.

Di facile gestione sono le specie del tipo: Washingtonia robusta e Washingtonia filifera, Sabal palmetto. Anche la Trachycarpus fortunei può evitare di essere potata.

L’unica raccomandazione da seguire è quella di eliminare le foglie secche durante l’estate. Si può scegliere di fare eseguire questa operazione a mani esperte poiché occorre prestare molta attenzione alle foglie aguzze e pungenti della palma. Inoltre è importante evitare di tirar via la fibra grezza scura sul tronco.

Per tutte le altre specie, tra cui la Phoenix canariensis, in cui avviene un distacco naturale delle parti secche, è indispensabile e auspicabile decidere di intervenire per tempo con una buona potatura. Potare le palme nel modo giusto equivale anche a mantenere lo stato di salute stabile, evitando malattie e parassiti sempre più comuni, come ad esempio il Punteruolo Rosso.

Come potare una palma in modo professionale?

Un intervento professionale implica un sopralluogo accurato in cui viene studiata la localizzazione della pianta per poi scegliere la procedura migliore da seguire.

A seconda del posto e della posizione di radicazione della pianta – se ad esempio si è sviluppata all’interno di un’aiuola di un parco, in mezzo a una strada, addossata a un edificio o a linee elettriche – si deciderà di operare più o meno urgentemente e periodicamente.

In condizioni normali, senza presenza di malattie o parassiti, si può intervenire rispettando turni di circa 2 anni.

Per potatura delle palme si intende l’asportazione delle parti secche e la rifinitura dello stipite e del capitello secondo il gusto estetico dell’utente, rispettando la morfologia tipica dell’esemplare. Potare una palma significa quindi fondere l’aspetto ornamentale con le esigenze fisiologiche e sanitarie della pianta.

Nella vera e propria fase esecutiva una ditta specializzata nella potatura delle palme si contraddistingue sempre per l’uso di tecnologie più moderne che permettono l’arrampicamento ad alta quota tramite la tecnica del Tree Climbing. In massima sicurezza si può analizzare la palma in “lungo e largo” intervenendo dove è necessario nel modo più efficace possibile.

Senza l’ingombro inutile di pesanti mezzi come piattaforme aeree, ma in completa libertà di movimento, potremmo verificare lo stato vegetativo dell’esemplare osservando la struttura dei rami e delle branche, avviando una perfetta potatura della palma.

Per evitare l’insorgere di dannose malattie parassitarie e batteriologiche stiliamo anche perizie di stabilità, VPA (Visual Palm Assesment).

Palma attaccata dal punteruolo rosso?

Recentemente si sta diffondendo una specie di insetto parassita dalle palme, il rhynchophorus ferrugineus, conosciuto col nome di punteruolo rosso. Questo insetto si nutre della palma dall’interno, provocandone la morte certa in poco tempo.

Combattere questo parassita non è facile perché purtroppo il processo di contaminazione è senza sintomi visibili. Perciò il momento in cui vi renderete conto dell’infestazione coinciderà già a uno stadio avanzato della malattia, chiamato “collasso”.

Già nella fase riproduttiva il punteruolo rosso, che altro non è che una specie di coleottero, ingerisce parte delle fibre legnose della palma e avvia una fase di deperimento che culmina con il collasso vegetale.

Ogni femmina di punteruolo depone all’incirca 300 uova, le quali una volta schiuse (dopo circa 2-5 giorni) si trasformano in piccole larve che svuotano la palma dall’interno, formandosi gallerie e tunnel e cibandosi delle fibre del legno. Lo sviluppo larvale si conclude dopo un periodo variabile che va da 1 a 3 mesi, dopo di che si “impupano” in uno strato fibroso e si posizionano nelle parti più esterne alla base del fusto.

Dopo circa 20 giorni l’adulto è ben formato, è lungo circa 3-4 cm ed è pronto per abbandonare la pianta alla ricerca di un’altra da infestare. Il punteruolo rosso ha la capacità di muoversi in volo anche fino a 1 chilometro di distanza.

La migrazione e l’intero ciclo biologico non durano più di 4 mesi; è chiaro che questo rende più difficoltoso ogni intervento mirato a guarigione. I sintomi dell’infestazione sono i seguenti in ordine temporale:

  • Anomalo andamento della chioma che tende a divaricarsi e a prendere la tipica forma di un ombrello aperto
  • Colorito spento e opaco
  • Defogliazione completa, fino alla perdita del capo
  • Collasso finale

Per collasso si intende la completa distruzione della palma, sia da parte delle larve che da parte degli adulti. In questa fase i punteruoli stanno pianificando la loro uscita dalla pianta.

Punteruolo rosso: la prevenzione

Dal 2005 in alcune regioni italiane è segnalato il pericolo di questo infestante. Il nostro team di tecnici specializzati ha maturato un’esperienza non indifferente nel trattamento e nel conseguente abbattimento del punteruolo rosso. Dopo una prima diagnosi, a seconda della gravità dell’infestazione, si deciderà con che tipo di endoterapia procedere.

Una pulizia dendro-chirurgica nel caso la palma non sia stata ancora danneggiata all’apice. Un trattamento chimico endoterapico volto all’abbattimento dell’infestante e alla successiva ripresa vegetativa tramite nuovi germogli.

Un trattamento ecologico mediante il ricorso di vermi nematodi entomopatogeni parassiti del punteruolo in tutti i suoi stadi.

Fonte: https://potature.it/come-potare-le-palme.html

Potatura Alberi Sassari

La potatura consiste in una gamma di interventi atti a modificare il modo naturale di vegetare e di fruttificare di una pianta.

Si tratta di interventi cesori, di modificazioni di posizione dei rami e di altri interventi quali trattamenti con fitoregolatori che modificano in modo analogo ai tagli l’habitus della pianta o di sue parti, la cosiddetta “potatura chimica”. Pur essendo possibili interventi di potatura sulle piante erbacee (es. cimatura del tabacco), normalmente la potatura è condotta sulle piante arboree da frutto e ornamentali. La potatura è necessaria solo quando si nota nella pianta qualche problema o qualche ramificazione troppo estesa, che può ledere il benessere e la produttività (sia in termini di crescita generale sia in quanto a fiori e frutti). I polloni, ad esempio, vanno generalmente eliminati subito. Ogni pianta ha bisogno di una potatura differente, ed è bene scegliere sia la tipologia sia il periodo migliore per effettuarla.

Obiettivi della potatura

La potatura si propone di modificare la pianta per raggiungere una serie di obiettivi:

  • dare alla pianta una forma idonea all’utilizzazione ottimale della luce (ma anche per facilitare le operazioni colturali);
  • accelerazione dello sviluppo dei giovani alberi per raggiungere al più presto lo scheletro definitivo e l’entrata in produzione;
  • avere una migliore e più rapida produzione di frutti:
  • raggiungimento di un equilibrio chioma/radici e fase vegetativa/fase riproduttiva, per una produzione alta, costante, di qualità;
  • far sì che le piante si adattino alla fertilità agronomica;
  • estendere il ciclo produttivo nelle piante senescenti.

Metodi di potatura

Gli interventi praticati con la potatura sono:

  • Soppressione: asportazione con un taglio netto, alla base, di branche, rami e germogli
  • Cimatura: eliminazione dei nodi terminali di un ramo (potatura verde)
  • Spuntatura: eliminazione dei nodi terminali di un ramo (potatura invernale)
  • Scacchiatura: eliminazione di germogli avventizi presenti sul tronco
  • Raccorciamento: asportazione di una porzione più o meno lunga della parte distale di un ramo
  • Speronatura: accorciamento che lascia solo i 2-3 nodi prossimali
  • Stroncatura: taglio del tronco alla base, per favorire il ricaccio
  • Spollonatura: asportazione dei polloni
  • Diradamento: eliminazione di fiori, frutti o rami ritenuti in soprannumero
  • Sfogliatura: eliminazione di una parte delle foglie
  • Decorticazione anulare: asportazione di un anello di corteccia per favorire la fruttificazione della parte apicale del ramo
  • Intaccatura: vengono praticati due tagli a V sopra una gemma per asportare una parte di corteccia e favorire l’emissione di un germoglio
  • Incisione: consiste in un taglio che si approfondisce fino all’alburno con lo scopo di indebolire il vigore vegetativo nelle piante da frutto
  • Infrangimento: parziale rottura di rami eccessivamente vigorosi per forzarli a fruttificare
  • Intaglio: serie di tagli ottenuti con una sega a lama spessa per poter inclinare branche di grosse dimensioni
  • Curvatura: non sono previsti tagli ma il piegamento ad arco di rami di cui si vuole rallentare lo sviluppo vegetativo
  • Inclinazione: non sono previsti tagli, se non per le branche o rami di grosse dimensioni (vedi l’intaglio), ma l’inclinazione del ramo senza curvatura per favorire l’emissione di nuovi rami
  • Divaricazione: non sono previsti tagli ma l’utilizzo di divaricatori per una giusta inclinazione delle branche
  • Piegatura: non sono previsti tagli ma l’inclinazione verso il basso di un ramo per rallentare lo sviluppo vegetativo
  • Torsione: non sono previsti tagli ma la parziale rotazione di un ramo intorno al suo asse con parziale rottura dei vasi legnosi e stimolazione a fruttificare

Gli strumenti utilizzati nella potatura sono le forbici manuali o pneumatiche, la sega, la scuretta (nel caso dell’Ulivo) e recentemente le potatrici meccanizzate per le coltivazioni specializzate (ad esempio la Vite).

Tipi di potatura

La potatura è distinta in base allo scopo e alla stagione in cui viene eseguita, ricordiamo di seguito quelle più utilizzate:

  • Potatura di allevamento o di formazione: praticata con l’intento di dare alle giovani piante la forma ottimale per lo sfruttamento razionale dello spazio e della luce
  • Potatura di fruttificazione o di produzione: praticata con l’intento di: favorire lo sviluppo dei rami che portano fiori e/o frutti per migliorarne la qualità; e per mantenere il giusto equilibrio tra attività produttiva e vegetativa della pianta
  • Potatura di trapianto: eseguita alla fine dell’inverno, nel momento della messa a dimora delle piantine, per eliminare le radici rovinate, contorte o mal disposte e per effettuare il taglio o intestatura dell’Astone all’altezza dell’impalcatura
  • Potatura di riforma o di ristrutturazione: praticata quando sorge l’esigenza di variare la forma di un albero, ritenuta non più idonea ai fini produttivi (ad esempio l’adozione di macchinari per la raccolta dei frutti meccanizzata) od ornamentali
  • Potatura di ringiovanimento: praticata con l’intento di rinnovare le piante ormai senescenti, con una drastica riduzione della chioma con la capitozzatura, al fine di ottenere nuovi getti che sostituiranno le branche invecchiate
  • Potatura di risanamento o di rimonda: praticata per eliminare le parti di chioma disseccate, spezzate o attaccate da parassiti
  • Potatura invernale: praticata per attivare la vegetazione con tagli più o meno drastici a seconda degli scopi, come per il melograno che si consiglia la potatura verso la fine dell’inverno, tra febbraio e marzo
  • Potatura verde o estiva: eseguita durante il ciclo vegetativo con lo scopo di deprimere il vigore vegetativo di alcune parti della pianta a favore di altre, con operazioni di spuntatura, scacchiatura, sfemminellatura, diradamento dei frutticini, sbottonatura dei bottoni floreali, cimatura, spollonatura, etc..
  • Potatura in ambito forestale praticata su:
    • Rami verdi: per ottenere il sollevamento della chioma, nelle conifere si parla di spalcatura; non viene effettuata sulle specie di difficile cicatrizzazione come il Faggio o l’Abete rosso e nelle piante più vecchie
    • Rami secchi: praticata nell’Arboricoltura da legno per evitare l’inglobamento dei monconi dei rami nel legno, onde evitare la formazione di nodi e il conseguente deprezzamento commerciale; in Silvicoltura viene a volte praticata allo scopo di migliorare le condizioni di luminosità del sottobosco e per attenuare i pericoli di incendio e gli attacchi dei parassiti

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Potatura

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