Pulizia sentieri naturalistici Sassari

Il sentiero è una via stretta, generalmente di larghezza non superiore a 2,50 metri, a fondo naturale e tracciato dal frequente passaggio di uomini e animali, tra terreni, boschi o rocce, in pianura, in collina o in montagna.

Definizione giuridica

In Italia, l’unica definizione giuridica è contenuta nel Codice della strada il quale, all’articolo 3 (Definizioni stradali e di traffico), comma primo, n. 48, recita: «Sentiero (o mulattiera o tratturo): strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e di animali». Dalla giurisprudenza emergono altre definizioni: il sentiero è individuato in «quel tracciato che si forma naturalmente e gradualmente per effetto di calpestio continuo e prolungato» (Cassazione, maggio 1996, n. 4265) «ad opera dell’uomo o degli animali, in un percorso privo di incertezze e ambiguità, riportato nelle mappe catastali» (Cassazione, 29 agosto 1998, n. 8633; Cassazione, 21 maggio 1987, n. 4623). In caso di incidenti occorsi sui sentieri, la responsabilità giuridica può ricadere sui progettisti, Enti gestori, accompagnatori, proprietari.

Classificazioni dei sentieri escursionistici

Classificazione del CAI

  • Sentiero turistico (T – itinerario escursionistico – turistico)
Itinerario di ambito locale su carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri. Si sviluppa nelle immediate vicinanze di paesi, località turistiche, vie di comunicazione e riveste particolare interesse per passeggiate facili di tipo culturale, turistico o ricreativo.
  • Sentiero escursionistico (E – itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche)
Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro-silvo-pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine.
  • Sentiero attrezzato (EE – itinerario per escursionisti esperti).
Sentiero con infissi (funi corrimano e brevi scale) che però non snaturano la continuità del percorso.
  • Sentiero alpinistico
Sentiero che si sviluppa in zone impervie e con passaggi che richiedono all’escursionista una buona conoscenza della montagna, tecnica di base e un equipaggiamento adeguato. Corrisponde generalmente a un itinerario di traversata nella montagna medio alta e può presentare dei tratti attrezzati.
  • Via ferrata o attrezzata (EEA – itinerario per escursionisti esperti con attrezzatura)
Itinerario che conduce l’alpinista su pareti rocciose o su creste e cenge, preventivamente attrezzate con funi e/o scale senza le quali il procedere costituirebbe una vera e propria arrampicata. Richiede adeguata preparazione ed attrezzatura quale casco, imbragatura e dissipatore.
  • Sentiero storico (generalmente non presenta difficoltà tecniche, T oppure E)
Itinerario escursionistico che ripercorre “antiche vie” con finalità di stimolo alla conoscenza e valorizzazione storica dei luoghi visitati (es. Via Francigena, Cammino di Santiago de Compostela ecc..).
  • Sentiero tematico (generalmente è breve e privo di difficoltà tecniche, T oppure E)
È un itinerario a tema specifico prevalente (naturalistico, glaciologico, geologico, storico, religioso) di chiaro scopo didattico formativo. Usualmente attrezzato con apposita tabellatura e punti predisposti per l’osservazione è comunemente adatto anche all’escursionista inesperto e si sviluppa in aree limitate e ben funzionali, molti all’interno di parchi o riserve.

Classificazione in base alla lunghezza

  • Sentieri di lunga percorrenza (Sentiero Italia, sentieri europei, dorsali appenniniche, ecc.)
della durata di molti giorni di marcia e della lunghezza di centinaia di chilometri, in generale agevoli e segnalati, dotati della necessaria ricettività lungo il percorso.
  • Sentieri di media percorrenza (trekking, alte vie, ecc.)
della durata di più giorni di cammino (di solito dai 3 ai 7) e della lunghezza da 40 a 100 km, adatti ad escursionisti in genere esperti. Sono generalmente ben segnalati ed attrezzati e supportati da ricettività.
  • Sentieri di breve percorrenza
sentieri escursionistici, brevi itinerari ad anello, della durata massima di 1 o 2 ore di cammino, largamente diffusi, generalmente adatti anche all’escursionista inesperto e conseguentemente attrezzati.

Classificazione storico/funzionale

  • Sentieri di fondovalle
Sono tracciati che interessano prevalentemente il fondovalle e collegano i paesi tra di loro o i paesi con la bassa/media montagna.
  • Sentieri di accesso dai fondivalle
In questa categoria rientrano tutti i sentieri che dal fondovalle portano verso rifugi, forcelle, passi e cime.
  • Sentieri di traversata
Sentieri che collegano le valli o che portano da rifugio a rifugio.
  • Sentieri attrezzati e vie ferrate
Ricomprende tutti i sentieri che presentano lungo il tracciato tratti attrezzati (dai semplici cordini alle scale di ferro, passando per staffe, appigli artificiali, ecc.)
  • Sentiero vicinale
Tipico sentiero creato su un fondo privato ed usato per collegarsi ad una pubblica via. Nelle mappe catastali possiamo riconoscere il sentiero vicinale in quanto nella sua intersezione con le strade principali è chiuso e non ha un passo carrabile. Di fatto viene usato solo per il passaggio di persone ed animali in quanto privo dei requisiti necessari occorrenti per il transito di automezzi.

Segnaletica

La segnaletica dei sentieri è fondamentale sia dal punto di vista escursionistico che dal punto di vista della valorizzazione del territorio. Non esistono tuttavia veri e propri standard nazionali o internazionali per la segnaletica dei sentieri, e così è molto probabile che passando di nazione in nazione, di regione in regione (e a volte anche di provincia in provincia), la segnaletica sia molto differente, in termini di posizionamento, colori e misure.

Il Club Alpino Italiano, attraverso la Commissione Centrale per l’Escursionismo, fra il 1990 e il 1996 ha tentato di definire gli standard cui attenersi e tale indirizzo è stato fatto proprio non solo dalle sezioni e sottosezioni CAI, ma anche da numerosi enti territoriali pubblici e privati per i quali il CAI è diventato l’interlocutore di riferimento per la segnaletica e la sentieristica in generale.

Segnaletica principale

È detta anche verticale ed è generalmente costituita dalle tabelle poste all’inizio del sentiero e agli incroci più importanti che contengono informazioni sulle località indicando nome e quota del luogo di partenza o dei luoghi di destinazione con i tempi di percorrenza e il numero di sentiero, detto anche segnavia; altri tipi di tabelle sono previste per i sentieri tematici, per invitare a camminare entro il sentiero, per il rispetto della flora e della fauna locale, per i sentieri attrezzati, per le vie ferrate, ecc.

Segnaletica secondaria

È detta anche orizzontale o intermedia ed è formata da segnavia a vernice di colore bianco-rosso o rosso-bianco-rosso (detto anche bandierina e che contiene il numero del sentiero) posti all’inizio e lungo il sentiero, su sassi o piante, utilizzati per offrire l’informazione di continuità e conferma del percorso.

Sentieristica

Con il termine sentieristica viene indicato l’insieme o la rete di sentieri pedonali di interesse per l’escursionismo che collegano alcuni punti geografici di un territorio circoscritto. Il termine comprende anche le indicazioni distribuite sul territorio sulle mete e i tempi di percorrenza sotto forma di tabelle direzionali o pannelli con la rappresentazione cartografica del territorio stesso. Si parla di sentieristica anche per indicare tutti i percorsi destinati all’escursionismo all’interno di un parco o una riserva naturale.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Sentiero

Servizi di giardinaggio Nord Sardegna

MICRO GIARDINAGGIO, LA NUOVA PASSIONE DEI GIOVANI PER RICONNETTERSI ALLA NATURA

Sarà per il più tempo a casa, sarà per gli orizzonti verdi che ci mancano non potendo viaggiare, sarà che abbiamo capito che la connessione con la natura ci fa bene o sarà magari solo una moda. Resta il fatto che in un momento in cui le persone devono trascorrere più tempo a casa e cercano un livello più alto di autosufficienza in tutto, c’è una nuova tendenza da tenere d’occhio in ambito lifestyle: il micro giardinaggio, che in particolare piace ai Millennial.

Non a caso in un recente sondaggio, il 62% degli intervistati ha ammesso che la vegetazione era vitale per il loro benessere in condizioni di isolamento. Ma già prima dell’emergenza sanitaria si era registrata una grande rinascita per il giardinaggio. Ne sono esempi programmi tv a tema verde, come lo show inglese The Big Flower Fight, una sorta di masterchef per fioristi (si può vedere su Netflix) e la tematica è in aumento, soprattutto in Scandinavia e negli Stati Uniti. In Francia, le piante d’appartamento stanno avendo un boom e questo specie nelle grandi metropoli, come riflesso di una più generale macro tendenza a favore della biofilia, un vero e proprio movimento che punta a riconnettendosi con la natura, come testimonia il report di Nelly Rody dedicato al fenomeno del micro-gardening. Il giardino interno, che può avere anche dimensioni piccole da serra o comunque da angolo verde o microscopiche non importa, in ogni caso sarà un calmante antistress, può essere abbellito con piante d’appartamento che ora si ordinano online da DNVB – questa come altre tendenze vede protagoniste le DNVB ossia Digitally Native Vertical Brands, conosciuti anche come “D2C” (Direct to Consumer) o “V-commerce”: una nuova generazione di start-up che ha avuto il coraggio di sfidare i segmenti di mercato consolidati relativamente al commercio on-line, creando nuovi trend e – di fatto – nuove opportunità per i consumatori, rispetto a ciò che propongono i colossi del mercato. In Italia nel settore verde ci sono Lezio, Bakker, Flobflower per citarne alcuni.  Altri nomi europei sono The Sill, Bloomscape o Bergamotte, alcune delle quali offrono abbonamenti.

Genitorialità vegetale – Plant parenthood
Poiché le piante d’appartamento sono molto più facili da curare rispetto a un bambino o un animale domestico, i Millennial e la Gen Z le acquistano da matti. Sono le prime generazioni a posticipare la genitorialità per restare libere e flessibili più a lungo. Negli Stati Uniti, un’indagine nazionale sul giardinaggio ha mostrato che l’80% dei sei milioni di giardinieri per la prima volta erano di età compresa tra i 18 ei 34 anni. La pandemia di Covid-19 ha semplicemente intensificato questo movimento. In un sondaggio di uno dei più grandi retail europei di tecnologia, AO.com, il 62% dei Millennial ha ammesso che il proprio spazio verde era vitale per il proprio benessere durante il lockdown e il 48% pensava che fosse la parte migliore della propria casa.
Alcuni di questi giovani dal pollice verde sono anche adepti dell’estetica Cottagecore (Farmcore o Countrycore) che romanticizza la vita rurale, percependola come una nuova forma di cura di sé e di vita lenta (si va dalla moda alla cucina). Ma ci sono anche reali vantaggi: studi hanno dimostrato che le piante possono migliorare la qualità dell’aria interna, aumentare la produttività, ridurre lo stress e persino aumentare l’immunità mentre, d’altro canto, l’onnipresenza degli schermi tende a dare origine a sensazioni di ansia .
Una varietà di soluzioni digitali, app come Planta, Florish, Gardenia e Vera stanno emergendo per aiutare questi “genitori di piante” a prendersi cura dei loro giovani germogli. Spuntando come funghi, le app per smartphone ora offrono funzionalità di diagnosi intelligenti, promemoria per l’irrigazione e accesso immediato alla consulenza di esperti. E per cominciare si può partire da un bel vaso idroponico.

Un passo verso l’autosufficienza
Le generazioni Y e Z non amano solo le piante d’appartamento, ma anche le verdure commestibili. Su Pinterest, le ricerche sul tema della coltivazione di micro-ortaggi indoor hanno registrato un aumento del 223% nel 2020 rispetto all’anno precedente. Sono emerse nuove categorie di alimenti, come “vegetali” o “ornamentali“, cioè fiori ornamentali che sembrano (e sono) abbastanza buoni da mangiare! Questa generazione di vegetariani e vegani si diletta anche di erbe aromatiche e verdure fresche. Per soddisfare i loro gusti, Bloomscape ha recentemente lanciato la sua sezione “Edible Garden” che consente loro di acquistare piante di menta in vaso, micro pomodori, camomilla e peperoncino o verdure per insalata facili da coltivare. Sempre più abitanti delle città cercano l’autosufficienza e questo fenomeno ha avuto un impulso un anno fa durante il primo lockdown. I consumatori sono alla ricerca di mezzi alternativi per ottenere una maggiore autonomia alimentare e desiderano avere i propri prodotti freschi a portata di mano. Un tempo prerogativa della vita di campagna, le piante verdi stanno ora ravvivando gli spazi interni degli appartamenti di città.
L’idea di creare micro-fattorie urbane stava già germogliando all’Ikea in risposta alla domanda dei consumatori di stili di vita più sani e sostenibili. Il designer e produttore di mobili ha lanciato kit per il giardinaggio indoor, come le serre in miniatura, “per aiutarti a propagare le piante in qualsiasi spazio e mantenere il tuo giardino in crescita in tutte le stagioni”. Incoraggiando le pratiche idroponiche domestiche, il marchio ha compiuto un passo verso una visione più sostenibile degli articoli per la casa già nel 2016. Da allora, il mercato ha visto una proliferazione di soluzioni di giardini idroponiche intelligenti e autonome dal design bellissimo (ad esempio Plantario, PICO, Greenox e Miracle-Gro). Adatti ai principianti, questi sistemi di giardinaggio domestico consentono agli abitanti delle città di coltivare piante senza doversi preoccupare dell’illuminazione o dell’irrigazione. Il sistema AeroGarden Bounty può anche essere controllato vocalmente dall’assistente virtuale di Amazon Alexa, il che rende l’esperienza della biofilia più divertente e desiderabile. Adottando un approccio più sperimentale, la società di architettura, design e ricerca ecoLogicStudio con base a Londra ha sviluppato un kit da giardino di alghe chiamato BioBombola, sviluppato durante il lockdown per fornire una fonte sostenibile di proteine ​​vegetali commestibili (Spirulina). Il fotobioreattore “assorbe in CO2 l’equivalente di due giovani alberi producendo la stessa quantità di ossigeno di sette piante da interno”, favorendo al contempo una appagante interazione quotidiana con la natura ”. Questa iniziativa avveniristica per portare la coltivazione hi-tech dei micro-verdi nelle città ha anche altri benefici per la salute, secondo i fondatori di ecoLogicStudio, Claudia Pasquero e Marco Poletto: “Se, collettivamente, trasformiamo gli inquinanti atmosferici in alimenti altamente nutrienti, ci saranno minori opportunità per i virus di sfruttare le catene di approvvigionamento alimentare non sostenibili e per le atmosfere inquinate di raggiungerci e attaccarci “.
Il micro giardinaggio ha scatenato i designer, Trend Hunter parla di un 2021 di grande lancio del settore.

Si va dalla geniale Terraplanter, una “fioriera completamente naturale con un esterno poroso che si basa su un sistema idroponico che non richiede terreno per far crescere i semi”,  al tavolo “Green Glass” di Palm Urban – un mobile funzionale progettato per raddoppiare come una fioriera elegante e spaziosa.

Altre fioriere per interni degni di nota includono la fioriera Air Jordan di Bodega Rose progettata come tributo all’iconica sneaker. Un successo su Instagram. Plantone è un mini giardino interno che allevia la maggior parte dello stress di mantenere la vegetazione sana in casa. Il sistema all-in-one include irrigazione automatica e illuminazione regolabile, funzioni controllate da un’app per smartphone. Il prodotto può ospitare fino a cinque diverse specie di piante contemporaneamente. Il mini sistema da giardino interno vanta un serbatoio d’acqua per garantire un massimo di 60 giorni Inoltre, il sistema di illuminazione a Led garantisce un’esposizione costante e si accende automaticamente quando non c’è luce naturale. Hexagro, con base a Milano propone per sale ben illuminate o balconi, Poty un vero e proprio orto verticale da 20 o 40 piante, compatto, per verdure ed erbe fresche perfetto anche per chi teme di non avere il pollice verde perchè dotato di assistente digitale. “Con Poty vogliamo far conoscere l’urban farming e riportare l’agricoltura nei luoghi dove vivono quotidianamente le persone, i centri urbani, permettendo loro di poter coltivare quanto necessario senza utilizzare pesticidi chimici e soprattutto contenendo lo spreco alimentare” – dichiara Alessandro Grampa co-Founder di Hexagro – “Ma soprattutto far riscoprire il benessere che il giardinaggio e più in generale il prendersi cura delle piante apporta alle persone che non hanno modo di vivere a stretto contatto con la natura.”. Lo stesso marchio ha da interni Living Farming Tree, una bellissima struttura illuminata per ospitare da 24 a 78 piante di piccoli frutti, fiori edibili, aromatiche, erbe medicinali, spezie, verdure a foglia con una tecnologia aeroponica e luci Led per orticoltura e un software Hexsoft per l’automazione.
Se poi il pollice è proprio nero la novità di tendenza sono i fiori veri stabilizzati e preservati. Mirai Flowers, nuovo brand italiano di home decor, ne propone di ogni tipo, non solo rose. E Dream in a box , un progetto di Francesca Giuli, flower&event designer, utilizza la tecnica per realizzare composizioni floreali all’interno di eleganti scatole in cui la decorazione floreale diventa quasi arte.

Fonte: https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/design_giardino/2021/01/24/micro-giardinaggio-la-nuova-passione-dei-giovani-per-riconnettersi-alla-natura_1cb68b30-f8bf-4128-a3d6-7e92e0797d24.html

Cura del verde Sassari

L’importanza della cura e della manutenzione del verde pubblico

Mantenere in efficienza le aree verdi, i giardini, i parchi, i viali alberati, il verde di pertinenza stradale e degli edifici pubblici rientra nelle attività di manutenzione del verde pubblico che vanno effettuate durante l’anno. Gli interventi da effettuare sono 2:

– Manutenzione ordinaria: comprende lo sfalcio dell’erba, il diserbo, la potatura di siepi e arbusti, il taglio della vegetazione spontanea.
– Manutenzione straordinaria: comprende interventi di potatura e taglio di rami potenzialmente pericolosi, l’abbattimento di piante e la messa a dimora di nuove piante.

Quanto spesso effettuare lo sfalcio
Nei periodi di maggior crescita, il taglio dell’erba è meglio effettuarlo entro 10 giorni, ed entro i 20 giorni nei periodi di minor crescita. In generale si dovrebbe tagliare il prato almeno 12 volte in una stagione.
Purtroppo spesso il taglio viene eseguito solo da 4 a 6 volte per stagione, ma con questo numero esiguo di tagli la condizione del prato diventa poco invitante: l’erba rimane alta, infestata da erbacce e si notano i residui del taglio se non viene asportato, che faticando nella decomposizione si trasforma in diserbo oltre a generare focolaio di funghi e insetti sgraditi.

Minor numero di tagli non vuol dire risparmio
Quando viene deciso di “risparmiare sul numero di tagli” oltre che creare un danno ambientale alle zone verdi, e di salute alle persone che scelgono di passare il loro tempo in quei parchi, si vanno a creare problemi anche alle attrezzature che vengono utilizzate, mettendole sotto uno stress che le deteriora più velocemente. Costringendo per forza di cose l’operatore ad effettuare un lavoro maggiore di manutenzione e avendo un risultato finale peggiore.

Attrezzatura per la tutela della salute e dell’ambiente
In un momento storico come quello in cui stiamo vivendo l’importanza di curare tutte le aree pubbliche è cresciuto ancora di più. I parchi urbani ad esempio costituiscono tessere fondamentali e componenti decisivi per definire gli standard qualitativi di una città perché ne influenzano profondamente la vivibilità. Proprio per questo motivo una corretta manutenzione del verde è necessaria, ed essendo “vissuta” da tante persone, compresi bambini e anziani, è altrettanto necessario utilizzare attrezzi adatti a questi lavori, in grado magari anche di strizzare l’occhio al risparmio energetico e alla tutela della salute delle persone e dell’ambiente.

Fonte: https://www.ecogreensystem.eu/it/blog/ambiente/l-importanza-della-cura-e-della-manutenzione-del-verde-pubblico.php

Sfalcio erba scarpate Sassari

Lo sfalcio, se effettuato con regolaritá e attenzione, ha una importanza fondamentale non solo per la bellezza del prato ma é anche funzionale per la sua salute. L’erba tosata regolarmente diventa piú vigorosa, più fitta e rende meno agevole alla crescita delle erbe infestanti annuali. Il risultato migliore si ottiene utilizzando dei tosaerba professionali, con tosature calibrate, per frequenza e altezza, in base alla essenza dominante nel miscuglio erboso, allo scopo e al tipo di impiego, alle condizioni climatiche, alla quantità di concime distribuito e alla stagione.

Disinfestazione giardini contro muffe e insetti:

Per evitare la formazione di agenti patogeni, quali muffe, batteri e insetti, bisogna essere particolarmente rigorosi nell’esecuzione dei lavori di pulizia ed operare eventuali disinfestazioni per normalizzare e sanificare l’area verde efettuando una pulizia del fondo del tappeto erboso dal feltro e dal muschio utilizzando un aereggiatore e prodotti fitoterapici appropriati.

Periodi di sfalcio:

Le specie che danno bacche , come il piracanta, devono essere potate in inverno, prima che si formino i getti che porteranno fiori. Le siepi sempreverdi e quelle di conifere richiedono interventi regolari, a fine inverno e nuovamente a fine primavera e inizio autunno.

Le siepi informali e selvatiche si devono potare il meno possibile, per lasciare che si formi un equilibrio naturale. Eventuali inverventi di pulizia e riordino entro marzo. Il lauroceraso, che ha una crescita primaverile impetuosa, va potato in maggio e spesso si rende necessario un secondo intervento di fine estate.

Le siepi di carpino si tengono compatte con una potatura a inizio marzo, talora ripetuta a fine giugno. La pacciamatura protegge le radici dal caldo, dall’ aridità, dai geli, dalle infestanti concorrenti nell’ assorbire i nutrimenti e difficili da eliminare.
La potatura formale a sagoma geometrica è ulitizzata generalmente nelle sempreverdi come conifere, bosso e lauro.

La potatura informale permette una crescita degli arbusti piu libera ma ordinata, si applica sia ai sempre verdi che agli arbusti a foglia caduca.

Fonte: http://www.siepiegiardini.it/sfalcio.html

Raccolta e trasporto rifiuti speciali Sassari

I rifiuti speciali derivano prevalentemente dalle produzioni di tipo industriale e seguono un loro personale percorso di smaltimento. Cerchiamo di capire insieme che cosa sono, qual è la differenza con i rifiuti urbani e come si smaltiscono correttamente, secondo le regole fissate dalla normativa di riferimento.

Rifiuto è tutto quello di cui ti vuoi disfare, tutto ciò che ogni giorno butti via. E allo stesso tempo, quello che buttano i tuoi vicini di casa, i tuoi concittadini, i tuoi connazionali. E anche le aziende, gli ospedali, le fabbriche. Tutti producono rifiuti. Di qualsiasi tipo.

I tipi di rifiuti, infatti, sono tantissimi, e ciascuno ha il proprio posto nella filiera dello smaltimento e del riciclo. Plastica, carta, vetro, lattine, tetrapak. Ma c’è un’altra distinzione che viene fatta ancora prima della scelta del bidone in cui gettare il proprio scarto. Ed è quella tra rifiuto urbano e rifiuto speciale.

A differenza di quelli urbani, che consistono nei rifiuti che buttiamo nei bidoni di casa, che vengono raccolti per le strade o nelle aree pubbliche e quelli vegetali provenienti dalle aree verdi, i rifiuti speciali necessitano interventi di smaltimento particolari e appositi, e il più delle volte non derivano direttamente dai privati cittadini.
Possono essere classificati sotto questa voce:

  • Rifiuti derivanti da lavorazione industriale
  • Rifiuti di attività commerciali
  • Rifiuti derivanti da attività di recupero e smaltimento rifiuti, fanghi che derivano dal trattamento delle acque e depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi
  • Rifiuti derivanti da attività sanitarie
  • Macchinari e apparecchiature vecchi o rovinati
  • Veicoli a motore e rimorchi ormai inutilizzabili

Secondo il Rapporto sui Rifiuti Speciali 2018 redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in Italia la produzione dei rifiuti speciali è in costante aumento, tant’è che nel 2016 ha raggiunto le 135 milioni di tonnellate. È inoltre importante sottolineare che il 40,6% dei rifiuti speciali deriva da attività edilizie, quindi si tratta nella maggior parte dei casi di calcinacci e scarti non particolarmente pericolosi, che possono facilmente essere inseriti in progetti di riciclo anche tramite percorsi di economia circolare.

A differenza dei rifiuti urbani, che vengono raccolti e gestiti dalla pubblica amministrazione sulla base di una tassa apposita (la tassa sui rifiuti, TARI), lo smaltimento dei rifiuti speciali viene effettuato da un sistema di aziende private. La gestione dei rifiuti speciali avviene prevalentemente attraverso il recupero di materia, ovvero il riciclo. Infatti, nel 2016, in Italia è stato avviato a riciclo ben il 65% dei rifiuti speciali prodotti. Il Belpaese quindi si posiziona in prima linea per quanto riguarda la gestione di questo tipo di rifiuto. Altre modalità di gestione riguardano lo smaltimento in discarica, l’incenerimento, l’avvio al recupero di energia.

Proprio come quelli urbani, anche i rifiuti speciali comprendono dentro di sé un particolare sottogruppo, che è bene tenere sempre in considerazione: sto parlando dei rifiuti pericolosi, che necessitano di un altro tipo di gestione. Per quanto riguarda i rifiuti urbani, quelli classificati come pericolosi sono pochi, individuabili prevalentemente nelle pile scariche e nei medicinali scaduti che hanno, infatti, contenitori appositamente dedicati.

Parlando invece di rifiuti speciali pericolosi, l’elenco si amplia. Il Ministero dell’Ambiente definisce i rifiuti speciali pericolosi «quei rifiuti generati dalle attività produttive che contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze inquinanti». In pratica, quelli che abbiamo sempre chiamato rifiuti tossici o nocivi, che hanno bisogno di essere trattati per diventare il meno pericolosi possibile. Ma quali sono i rifiuti speciali pericolosi? La maggioranza dei rifiuti speciali pericolosi prodotta in Italia (quasi il 40%) deriva da attività industriali manifatturiere e attività di trattamento rifiuti e risanamento. Ma può trattarsi anche di scarti derivanti da:

  • Raffinazione del petrolio
  • Industria fotografica
  • Produzioni che utilizzano processi chimici
  • Solventi
  • Industria metallurgica
  • Produzione conciaria e tessile
  • Ricerca medica e veterinaria
  • Impianti di trattamento dei rifiuti
  • Oli esauriti

Sempre secondo il Rapporto Ispra 2018, nel 2016 i rifiuti speciali pericolosi gestiti sono stati solo il 7% del totale dei rifiuti speciali: in numeri, parliamo di 9 milioni di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi su un totale di 141,3 milioni di rifiuti speciali (93%). Data la loro particolarità, i rifiuti speciali pericolosi raramente vengono riciclati e riutilizzati, ma vengono soprattutto smaltiti e lasciati in discarica.

Come avrai capito, una grandissima fetta, quella più grande, riguarda invece i rifiuti speciali non pericolosi, dei quali fanno parte per esempio gli pneumatici fuori uso, mattoni o ceramiche, polveri provenienti da materiali ferrosi o scarti di segatura.

A livello legislativo, il punto di riferimento è rappresentato dal decreto legislativo entrato in vigore nell’aprile del 2006 (D.Lgs. 152/2006), che distingue i rifiuti urbani dai rifiuti speciali a seconda della loro origine e stabilisce le regole per un corretto smaltimento, l’elenco dei rifiuti considerati pericolosi, le autorizzazioni per il trasporto e i doveri di chiunque produce dei rifiuti. In particolare su quest’ultimo punto, però, la normativa è stata aggiornata di recente con il Decreto Rifiuti n. 116/2020, necessario all’Italia per recepire due direttive emanate dall’Unione Europea all’interno del Pacchetto Economia Circolare: tra le novità, c’era l’adozione di nuove linee guida sulla classificazione dei rifiuti da parte del Sistema Nazionale Protezione Ambientale (SNPA) e l’introduzione di nuovi obblighi per i produttori relativi all’etichettatura degli imballaggi. In ogni caso, per conoscere nel dettaglio ogni aspetto della normativa, ti consigliamo di consultare il testo completo della stessa.

Fonte: https://www.ohga.it/rifiuti-speciali-cosa-sono-e-come-si-smaltiscono/

Pulizia muri perimetrali da rovi Sassari

Manutenzione dei muri perimetrali: la comproprietà implica la ripartizione delle spese secondo i millesimi

Una condomina, nella qualità di proprietaria di locali adibiti ad uso commerciale, cita in giudizio il Condominio, assumendo l’erroneità nella ripartizione delle spese relative alla richiesta di risarcimento dei danni lamentati da altro condomino a seguito di infiltrazioni causate da agenti atmosferici. In appello il giudice evidenzia che le infiltrazioni avevano richiesto un intervento di manutenzione straordinaria di rifacimento delle facciate esterne considerate condominiali e necessariamente comuni a tutti i condomini. Avverso tale decisione la soccombente ricorre per cassazione, lamentando la nullità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1117 c.c., in merito all’individuazione del muro perimetrale come parte comune dell’edificio, ribadendo l’autonomia dei propri appartamenti rispetto a quelli sovrastanti, anche se inseriti nella medesima struttura portante in cemento armato. Infine deduce la falsa applicazione dell’art. 1123 c.c. in merito al riparto delle spese di ripristino della facciata così come l’obbligo risarcitorio per i danni causati a tutti i condomini in proporzione alle quote millesimali.

La S.C. ritiene che la Corte territoriale abbia fatto una corretta applicazione dei principi in materia di ripartizione delle spese condominiali, avendo affermato che « i muri perimetrali dell’edificio in condominio, anche se non hanno funzione di muri maestri portanti delimitando la superficie coperta determinano la superficie volumetrica dell’edificio unitariamente considerato proteggendolo dagli agenti atmosferici e termici, pertanto sono da considerare comuni a tutti i condomini». La Corte conclude ammettendo che il muro perimetrale è da considerarsi muro comune perché né delinea la sagoma e assicura all’edificio fruibilità abitativa e conservazione da agenti atmosferici, può non essere portante, ma anche se privo di tale funzione strutturale non ne è esclusa la comproprietà. Da ciò discende la correttezza nella ripartizione delle spese condominiali ai fini del ripristino delle facciate e del risarcimento dei danni cagionati al condomino danneggiato, per tali motivi dunque il ricorso deve essere rigettato.

Fonte: https://condominioelocazione.it/articoli/news/manutenzione-dei-muri-perimetrali-la-compropriet-implica-la-ripartizione-delle-spese

 

Gestione del verde urbano Sassari

La gestione del verde urbano

Il verde rappresenta una delle leve strategiche per la qualità della vita nelle aree urbane.

La L.10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” ha introdotto interessanti novità per i Comuni con più di 15.000 abitanti in materia di verde pubblico.

Le prescrizioni più importanti risultano essere quelle relative al censimento arboreo e al bilancio del verde in un’ottica di confronto e collaborazione continua col pubblico. La conoscenza dell’attuale consistenza arborea comunale è prerequisito importante per l’attivazione delle misure di tutela e conservazione previste dalla nuova legge.

Lo strumento di pianificazione che risponde alle nuove necessità amministrative è il Piano Comunale del Verde (PCdV), utile non solo alla programmazione integrata delle attività, ma anche alla loro armoniosa progettazione e corretta gestione. Il PCdV permette anche una più organica gestione dell’arredo urbano e dei giochi (ispezioni periodiche, valutazione conformità, programmazione della manutenzione, …).

Il Piano del Verde Urbano è l’elemento integrante della pianificazione strategica territoriale e si compone di:

  • Il Sistema Informativo del Verde Urbano (SIVU), di cui diremo meglio poi;
  • Il Regolamento del Verde (RdV), ossia l’insieme delle norme relative alle modalità di impianto, manutenzione e difesa di aree verdi pubbliche e private esistenti, ai criteri di progettazione e realizzazione di nuove aree verdi, alla tutela di parchi e giardini pubblici, alle aree di pregio ambientale-storico-paesaggistico quali le aree forestali e quelle aree agricole non interessate dalle coltivazioni, nonché i canali, i fossi e le aree golenali;
  • Il Capitolato Speciale per le Opere a Verde, documento tecnico che deve riportare le indicazioni delle modalità d’esecuzione dei lavori e le specificità per le attività di manutenzione, ma anche le prescrizioni per la qualità del materiale.

 

Che cos’è il SIVU?

Il SIVU è un ottimo strumento di unione che permette ai vari livelli informativi a disposizione di interagire fra loro. Su di una base dati georiferita, viene implementata l’analisi quantitativa e qualitativa della consistenza arborea comunale.

Il SIVU, infatti, gestisce il censimento del soprassuolo comunale permettendo di programmare le operazioni ordinarie e straordinarie come potature o trattamenti fitosanitari, monitorare le situazioni di rischio per la sicurezza e stimare il valore ornamentale e i costi di intervento nel breve e lungo periodo.

La creazione del data base SIVU si compone di diversi step successivi:

  1. Censimento del patrimonio arboreo e implementazione delle informazioni raccolte nel data base del verde urbano da eseguirsi con strumenti informativi appositi previa individuazione sul campo dei soggetti arborei censiti. A ciascuno di essi va associato un pool di informazioni preliminari;
  2. Analisi visuale sullo stato sanitario e della stabilità meccanica con l’impiego di apposite schede di campagna che attestino l’eventuale presenza di difetti (branche secche/marcescenti, chioma sproporzionata/pendente, presenza di fisiopatie/attacchi fungini, …) cui deve seguire un’analisi approfondita;
  3. Analisi strumentale nei punti ritenuti critici, dove si procederà ad indagare più puntualmente la localizzazione del punto debole e la sua espansione assiale. Gli strumenti d’indagine arborea sono numerosi; si ricordano, ad esempio, il resistografo, il tomografo, il martello a impulsi, il succhiello di Pressler, il frattometro ed i sistemi d’indagine radicale ad aria compressa. Tra questi, è bene ricordare specialmente il resistografo, o dendrodensimetro, quale unico strumento in grado di misurare la densità del legno percorrendo la sezione di carico lungo il suo raggio;
  4. Determinazione della classe di rischio sulla base del fattore di sicurezza dell’albero, parametro che, oltre ad essere legato alla quantità di legno sano presente nelle sezioni ritenute critiche, è anche collegato alla valutazione di una serie di altri importanti parametri come specie, altezza, diametro del fusto, dimensioni e forma della chioma.

Fonte: https://www.nexteco.it/lab/la-gestione-del-verde-urbano

Pulizia e recupero aree degradate Sassari

Aree Degradate, Proroga Fino A Dicembre 2022 Per I Comuni Presenti Nella Graduatoria Del Piano Nazionale Per La Riqualificazione Sociale E Culturale

Una proroga fino a dicembre 2022 per i comuni presenti nella graduatoria del Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate: progetti di riqualificazione, costituiti da interventi diretti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale”.

Così Filippo Perconti, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, componente della commissione attività produttive.

“Riteniamo fondamentale dare attuazione ad una legge, quella della rigenerazione urbana, in grado di aiutare la ripartenza di aree degradate, sostenere le attività economiche e turistiche del nostro territorio, migliorando la vivibilità e la sicurezza dei nostri centri urbani – asserisce il parlamentare – vorrei esprimere la mia soddisfazione per la proroga della graduatoria che, grazie al decreto emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 20 gennaio, rappresenta un atto risolutivo, volto a sbloccare l’iter per la realizzazione dei progetti presentati, nonostante le difficoltà, dalle amministrazioni e attivare le procedure per realizzare le opere” – conclude Perconti.

Fonte: https://www.scrivolibero.it/aree-degradate-proroga-fino-a-dicembre-2022-per-i-comuni-presenti-nella-graduatoria-del-piano-nazionale-per-la-riqualificazione-sociale-e-culturale/

Montaggio Scaffalature Sassari

MONTAGGIO SCAFFALATURE: RIENTRANO NELLA DEFINIZIONE DI CANTIERE? ECCO L’INTERPELLO AL MINISTERO DEL LAVORO

Il quesito inviato dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa ( CNA) alla Commissione per gli interpelli (art. 12, comma 2, DLgs. 81/2008) era relativo alla possibilità di “escludere dal campo di applicazione del Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 ed in particolare dall’art. 89, comma 1, lett. a) (definizione di cantiere) un luogo di lavoro dove è effettuato il montaggio di scaffalature all’interno di locali, sia di tipologia da ‘hobbistica’ che ‘industriale’, che non rientrino nella tipologia di magazzini industriali autoportanti dove invece è possibile assimilare l’impianto a opere fisse in metallo come riportato dall’allegato X D.Lgs. 81/2008”. In particolare il chiarimento era richiesto per i locali in cui:
– non sono presenti all’interno altre lavorazioni edili o impiantistiche;
– non sono aperte pratiche edilizie con il Comune competente per territorio.
La risposta della Commissione per gli interpelli, arrivata con l’interpello n. 16/2013del 19 dicembre2013,specifica che l’attività di montaggio e smontaggio di scaffalature metalliche può determinare l’applicazione del Titolo IV in base alla valutazione della situazione di fatto, in relazione alla tipologia di scaffalature ed al contesto nel quale devono essere montate.
Vediamo più nel dettaglio il contenuto dell’interpello.
Per rispondere al quesito la Commissione indica preliminarmente che le scaffalature metalliche si possono suddividere in una “moltitudine di tipologie significativamente differenti”, tipologie classificate in maniera organica nella pubblicazione ‘Guida alla sicurezza delle scaffalature e dei soppalchi’ edita dall’Associazione fra i Costruttori in Acciaio Italiani (ACAI).
Ad esempio si possono avere:
– “scaffalature leggere ( scaffalature da negozio o commerciali, scaffalature da archivio, scaffalature da magazzino);
– scaffalature medie e pesanti (cantilever, drive in, drive trough, portapallet);
– scaffalature molto pesanti (magazzini portacoils, portalamiere con portata per piano – ogni livello di ciascuna luce – da 5t a 20t);
– magazzini dinamici a gravità (magazzini dinamici pesanti con rulli in acciaio per pallet, magazzini dinamici leggeri con rulli in materiale plastico per scatole, contenitori ecc.);
– magazzini ed archivi automatizzati (magazzini per capi appesi o stesi, magazzini o archivi rotanti verticali, magazzini o archivi rotanti orizzontali, magazzini traslanti verticali, magazzini con trasloelevatore);
– archivi e magazzini mobili o compattabili (compattabili leggeri, compattabili pesanti);
– scaffalature autoportanti (veri e proprio edifici che sorreggono il tetto di copertura dell’edificio);
– scaffalature leggere con passerelle multipiano (dotate di passerelle utilizzate per il passaggio di lavoratori)”.
In relazione a queste differenze la Commissione fornisce le seguenti indicazioni.
In via preliminare “si rileva che qualora l’attività di montaggio e smontaggio di una scaffalatura metallica avvenga nell’ambito di un cantiere temporaneo o mobile – come definito dall’art. 89 del D.Lgs. n. 81/2008 – l’operazione costituisce una parte, se pur piccola, dell’intera opera da realizzare. Ne consegue l’applicazione di quanto previsto dal Titolo IV, Capo I, del D.Lgs. n. 81/2008”.
Con riferimento alla definizione di “cantiere temporaneo o mobile” (art. 89, D.Lgs. 81/2008), l’applicazione del Titolo IV è subordinata alla necessità che “i lavori di riferimento siano finalizzati alla realizzazione di opere fisse, permanenti o temporanee (allegato X, punto 1) oppure al montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile (allegato X, punto 2), introducendo – per quanto interessa in questa sede —importanti elementi interpretativi, da verificare nei casi concreti”.
Sulla base di tale disposto normativo e tenuto conto della diversità delle caratteristiche delle “scaffalature metalliche”, è opinione della Commissione che “l’applicabilità del Titolo IV, Capo I, del D.Lgs. n. 81/2008 al montaggio/smontaggio delle scaffalature metalliche, debba essere dedotta tenendo conto dell’applicazione congiunta dei seguenti elementi:
a) contesto nel quale la scaffalatura deve essere montata”: occorre valutare “la necessità che il montaggio/smontaggio della scaffalatura metallica richieda l’installazione di un cantiere. Al riguardo costituiscono parametro di riferimento gli elementi indicati nell’allegato XV, punto 2.2.2., del D.Lgs. n. 81/2008”;
b) tipologia della scaffalatura: occorrerà “avere riguardo alla circostanza che la scaffalatura sia riconducibile a lavori di costruzione … di opere ,fisse, permanenti o temporanee, … in metallo e non consista nel mero assemblaggio di una attrezzatura ovvero di elementi di arredo. Questa valutazione non può prescindere dall’analisi dello specifico progetto di ciascuna scaffalatura”. L’interpello fornisce alcuni criteri che possono indirizzare le scelte operate dai committenti:
– le scaffalature leggere “sono da considerare in generale degli elementi di arredo, e pertanto da escludere dal campo di applicazione del Titolo IV, Capo I, del D.Lgs. n. 81/2008 in quanto il loro montaggio/smontaggio è palesemente non rientrante nella definizione di cantiere temporaneo o mobile”;
– il montaggio/smontaggio delle scaffalature medie e pesanti e delle scaffalature molto pesanti “potrebbe rientrare nella definizione di cantiere temporaneo o mobile contenuta nell’art. 89 del D.Lgs. n. 81/2008, in quanto si tratta di costruzioni ottenute per assemblaggio di elementi metallici prefabbricati”;
– i magazzini dinamici a gravità sono “assimilabili a macchine funzionanti grazie alla forza di gravità, o addirittura sono delle macchine se alimentati a motore. Pertanto, per loro stessa natura, il loro montaggio/smontaggio non rientra nella definizione di cantiere temporaneo o mobile contenuta nell’art. 89 del D.Lgs. n. 81/2008”;
– i magazzini ed archivi automatizzati sono generalmente “costruzioni complesse, spesso dotate di macchine di vario genere (ad esempio trasloelevatori), le cui caratteristiche sembrano avvicinarne fortemente il montaggio ai lavori di costruzione … di opere fisse, permanenti o temporanee, … in metallo di cui all’art. 89 del D.Lgs. n. 81/2008. L’articolazione dei lavori di montaggio/smontaggio potrebbe perciò rientrare nella definizione di cantiere temporaneo o mobile, contenuta nell’art. 89 del D.Lgs. n. 81/2008, in quanto si tratta di costruzioni ottenute per assemblaggio di elementi metallici prefabbricati”;
– gli archivi e magazzini mobili o compattabili, caratterizzati da funzionalità e costruttività proprie dell’ingegneria meccanica, presentano modalità di montaggio/smontaggio che per loro stessa natura non rientrano nei lavori edili o di ingegneria civile di cui all’Allegato X al D.Lgs. n. 81/2008. Pertanto in questo caso il relativo montaggio/smontaggio non rientra nel campo di applicazione del Titolo IV, Capo I, del D.Lgs. n. 81/2008;
– le scaffalature autoportanti e le scaffalature leggere con passerelle multipiano, “edifici in tutto e per tutto, rientrano pacificamente nel campo di applicazione del Titolo IV, Capo I, del D.Lgs. n. 81/2008”.
Dunque, in definitiva. “il montaggio e smontaggio delle scaffalature determinerà l’applicazione del Titolo IV in base alla valutazione della situazione di fatto, effettuata tenendo conto dei criteri a) e b) sopra individuati”.
E per quanto sopra detto, “si ritiene che le scaffalature metalliche non siano attrezzature di lavoro, come definite dall’art. 69, comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 81/2008, salvo i casi in cui le stesse rientrino nella definizione di macchine ai sensi del D.Lgs. n. 17/2010”.
Fonte: https://obiettivoqualita.it/2018/01/montaggio-scaffalature-rientrano-nella-definizione-di-cantiere-ecco-linterpello-al-ministero-del-lavoro/

Pulizia Straordinaria Aree Verdi Sassari

A Sassari sono presenti numerose aree verdi all’interno del perimetro urbano, luoghi di incontro e di ritrovo culturale.

Nel cuore del centro cittadino si trovano i Giardini Pubblici: questi si estendono su due aree delimitate da viale Italia, corso Regina Margherita di Savoia, via Coppino e viale Mancini, su una superficie di circa due ettari e mezzo. Una terza area è compresa tra via Manno, viale Italia e Corso Regina Margherita di Savoia. Il primo giardino, compreso tra viale Italia e via Tavolara, è percorso da vialetti realizzati con pavimentazione in pietrame basaltico, mentre le aiuole sono costituite da tappeto erboso e accolgono bellissimi esemplari arborei. Vi sono diversi spazi attrezzati e destinati a zona gioco per i bambini e altri esclusivamente ad aree di sosta. Il secondo giardino, compreso tra via Tavolara e via Coppino, accoglie esemplari arborei di grandissimo pregio: il viale dei lecci, palme, tigli, platani, pini. Inoltre si possono ammirare la fontana di S. Francesco e quella denominata delle “quattro stagioni”. Il terzo giardino, situato tra via Manno e viale Italia, di forma trapezoidale, funge da area di sosta per coloro che usufruiscono della metropolitana di superficie.

La Pineta di Baddimanna, realizzata successivamente ad un incendio verificatosi circa 70 anni fa che distrusse totalmente la vegetazione spontanea, ha un’estensione di circa 10 ettari. La riqualificazione della pineta ha restituito ai cittadini un’estesa area verde resa maggiormente fruibile grazie alla realizzazione di strutture per le attività sportive, per lo svago e il tempo libero. La pineta accoglie il monumento commemorativo dedicato ai caduti della Brigata Sassari, in pista ciclo-podistica, aree pic-nic, aree gioco destinate ai bambini e uno spazio destinato a  rappresentazioni teatrali, concerti e proiezioni cinematografiche.

Il giardino di via Montello, ubicato nel quartiere di Monte Rosello, è compreso tra le vie D’Annunzio, Carducci, Ungaretti, Ariosto e Farina. E’ accessibile su quattro ingressi, si estende per un ettaro e mezzo ed è articolato in dodici grandi aiuole. Al centro del giardino si trovano una fontana con giochi d’acqua, recentemente restaurata e  il monumento ai “Caduti di tutte le guerre” . Nel giardino sono presenti essenze arboree, rappresentate prevalentemente da conifere appartenenti al genere Pinus, arbusti tipici dell’area mediterranea ed altre che pur non essendo originarie di quest’area, si sono adattate al nostro clima, esprimendo appieno la loro funzione decorativa. Una pista di pattinaggio, due campi per il gioco delle bocce, quattro aree gioco attrezzate e alcune voliere  rendono il parco-giardino particolarmente accogliente.

Il giardino di via Venezia, realizzato negli anni Settanta, è situato nel quartiere di Rizzeddu. Le aiuole sono delimitate da muretti realizzati in pietra utilizzabili come sedute. L’area verde è caratterizzata da una discreta varietà di specie quasi tutte appartenenti alla flora dell’area mediterranea che permettono una complessa e articolata composizione  della vegetazione  su diversi piani : dal tappeto erboso, alle bordure verdi con  fioriture stagionali e perenni, agli alberi. Il parco-giardino presenta tre aree attrezzate con diversi giochi adatti ai bambini di tutte le fasce d’età.

Il parco della Solidarietà, nel quartiere di Li Punti, si sviluppa su una superficie di circa 18.000 mq articolato in aiuole attrezzate con tappeto erboso e percorsi pedonali ed è facilmente accessibile dalle vie Bruno, Manunta, Millelire ed Era. Il giardino è corredato di un’area gioco con idonea pavimentazione antitrauma  e di un’area sosta per le biciclette.

Un discorso a parte merita il parco di Monserrato, il più grande polmone verde della città. Una risorsa ambientale di inestimabile valore concepito come un sistema integrato di architettura e natura.

Fonte: http://turismosassari.it/it/esplora-it/mare-e-natura/item/644-parchi-e-giardini-a-sassari.html

 

 

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